Dall’indagine Confapi tra le Pmi emerge come siano attesi forti effetti negativi per la crisi in Medio Oriente soprattutto nella catena energetica per il 69,5% delle aziende. Due aziende su tre trovano difficoltà nell’accesso al credito. Il 56% ricorre all’autofinanziamento. Le Pmi italiane hanno programmato di investire sempre più nell’IA considerata leva imprescindibile per lo sviluppo. Il presidente di Confapi Padova Marco Trevisan: «Servono politiche industriali stabili».
Preoccupazione per il perdurare dell’incertezza internazionale, attenzione alle conseguenze della crisi in Medio Oriente sulle catene energetiche e logistiche, crescenti difficoltà nell’accesso al credito e, allo stesso tempo, volontà di continuare a investire nell’innovazione e nell’intelligenza artificiale. È quanto emerge dal nuovo Rapporto Congiunturale di Confapi sul primo semestre 2026 e sulle aspettative per il secondo semestre, realizzato su un campione di 2.000 aziende associate, ampiamente rappresentativo del mondo delle piccole e medie imprese industriali italiane. Il 28% delle imprese che hanno partecipato all’indagine appartiene al tessuto produttivo del Nord Est, rendendo particolarmente significativo il quadro emerso anche per un territorio a forte vocazione manifatturiera come quello padovano.
«Le nostre Pmi continuano a dimostrare grande capacità di adattamento e resilienza, ma non possiamo chiedere loro di affrontare all’infinito nuove emergenze e un’incertezza internazionale permanente – commenta il presidente di Confapi Padova, Marco Trevisan –. Preoccupano soprattutto le conseguenze della crisi in Medio Oriente sui costi energetici e sulle catene di approvvigionamento, così come le crescenti difficoltà nell’accesso al credito. Se le imprese rinunciano a chiedere finanziamenti e ricorrono sempre più all’autofinanziamento, significa che è necessario intervenire. Allo stesso tempo – prosegue Trevisan – le Pmi guardano al futuro e investono nell’innovazione e nell’intelligenza artificiale. Per sostenerle servono politiche industriali stabili, strumenti concreti e condizioni che permettano alle aziende di programmare e crescere».
GEOPOLITICA: I RISCHI PERCEPITI TRA DAZI E ROTTE COMMERCIALI
L’indagine evidenzia una situazione differenziata rispetto alle principali tensioni internazionali. Per quanto riguarda i dazi statunitensi, l’87,5% del campione prevede conseguenze limitate per le Pmi industriali, pur segnalando alcune aree di attenzione legate all’aumento dei costi lungo le catene di approvvigionamento. Il mercato americano viene comunque affrontato dalle imprese con strategie di mitigazione già in corso.
Ben diversa è la percezione degli effetti della crisi in Medio Oriente e delle difficoltà alla libera circolazione nello Stretto di Hormuz. Il 69,5% delle imprese prevede effetti negativi sulla propria attività, in particolare a causa delle conseguenze sulla catena energetica e dei conseguenti rincari. Per il 50% delle Pmi, inoltre, le ricadute negative sono già in corso, con una riduzione della marginalità e possibili conseguenze su fatturato, ordini e utili.
I blocchi logistici e l’aumento dei costi energetici vengono quindi percepiti come una minaccia immediata e sistemica per il sistema produttivo.
INVESTIMENTI E CREDITO: CRESCONO LE DIFFICOLTÀ
Nel corso del primo semestre del 2026, meno della metà delle imprese, il 48,3%, ha effettuato investimenti, mentre il 51,7% non ha programmato piani pluriennali di crescita.
Particolarmente significativo il capitolo relativo all’accesso al credito. Nel periodo di riferimento, il 66,5% delle Pmi industriali italiane non ha avanzato domande al sistema bancario per ottenere nuove risorse finanziarie, una percentuale in crescita del 7,8% rispetto al 2025.
Un dato che testimonia le difficoltà percepite dalle imprese nell’interlocuzione con il sistema bancario. Tra le principali ragioni della rinuncia preventiva figurano il timore di un rifiuto, indicato dal 35% delle aziende, condizioni considerate troppo onerose dal 30,8% e la richiesta di eccessive garanzie dal 27%.
La conseguenza è un crescente ricorso alle risorse interne: il 56% delle Pmi ricorre infatti all’autofinanziamento, con il rischio di un progressivo indebolimento degli asset patrimoniali delle imprese.
INNOVAZIONE: CRESCONO GLI INVESTIMENTI NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nonostante le difficoltà del contesto internazionale ed economico, le Pmi continuano a guardare all’innovazione come a una leva fondamentale per la crescita. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale sono in aumento e il 23,3% delle aziende del campione prevede piani specifici in questo ambito.
Con riferimento ai soli investimenti immateriali, la percentuale sale al 43,8%. Le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale vengono considerate una leva imprescindibile per incrementare la produttività, indicata dal 60,7% delle imprese, ottimizzare i costi (90,1%) e potenziare le capacità di elaborazione e gestione dei dati (82%).
Per quanto riguarda il Piano Transizione 5.0, lo strumento è stato utilizzato dall’8% delle Pmi coinvolte nell’indagine.
Un quadro che, secondo il presidente nazionale di Confapi Cristian Camisa, conferma la necessità di interventi strutturali a sostegno del sistema delle piccole e medie imprese. «Dalla nostra indagine – spiega Camisa – emerge una crescente preoccupazione per una situazione che continua a protrarsi e che si sta trasformando in un peggioramento nel secondo semestre, alimentando un clima di forte e persistente incertezza. Per le nostre imprese non c’è fattore più penalizzante dell’incertezza: quando il quadro cambia continuamente, le aziende tendono inevitabilmente a rimandare gli investimenti e a rivedere o rinviare le proprie strategie sui mercati esteri. Alle problematiche dovute alle crisi internazionali – prosegue il presidente nazionale di Confapi – si aggiungono oggi quelle sempre più evidenti nell’accesso al credito, che rischiano di frenare ulteriormente la capacità di investimento e di crescita delle imprese. Come sempre, le Pmi italiane stanno dimostrando una straordinaria resilienza e una grande capacità di tenuta. Ma proprio per sostenerle è necessario, ora più che mai, un intervento strutturale da parte delle Istituzioni e del Governo. Occorre – conclude Camisa – una politica industriale chiara, strumenti concreti e condizioni di maggiore stabilità, affinché le imprese italiane possano competere ad armi pari con le loro concorrenti europee e continuare a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali».
Per approfondire, al link la presentazione dei risultati dell’Indagine.
Diego Zilio
Ufficio Stampa Confapi Padova
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