Per molti pensionati il primo controllo di settembre non riguarderà soltanto il giorno in cui arriverà l’accredito. Il nuovo cedolino può infatti riservare qualche differenza rispetto ai mesi precedenti: per qualcuno una somma in più, per altri una trattenuta che riduce l’importo effettivamente disponibile.
L’INPS ha pubblicato le indicazioni relative alle pensioni di settembre 2026, confermando il pagamento con valuta martedì 1° settembre. Una data semplice da ricordare, visto che coincide con il primo giorno bancabile del mese, ma dietro il totale riportato sul cedolino possono nascondersi diverse operazioni fiscali e previdenziali.
La prima voce da controllare riguarda il modello 730, ma non è l’unica. A settembre proseguono anche alcune trattenute già cominciate ad agosto e, per una parte dei pensionati, si avvicina una scadenza che non conviene ignorare.
Pensione di settembre, pagamento il primo giorno del mese
L’accredito del rateo di settembre avrà valuta 1° settembre 2026. La regola generale prevede infatti che le pensioni vengano pagate il primo giorno bancabile del mese, con l’eccezione di gennaio.
Chi ritira la pensione in contanti deve ricordare anche un altro limite: questa modalità di pagamento è consentita soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti. Quando una persona riceve più prestazioni pensionistiche o assistenziali, invece, il pagamento viene effettuato attraverso un unico mandato.
La data, dunque, questa volta non crea particolari complicazioni. È soprattutto il cedolino della pensione di settembre a meritare attenzione.
Il modello 730 può aumentare o diminuire l’importo
Una delle ragioni più comuni per cui la cifra accreditata può essere diversa riguarda i conguagli del modello 730/2026.
L’operazione interessa i contribuenti che, nella dichiarazione dei redditi, hanno indicato l’INPS come sostituto d’imposta. Se dal 730 emerge un credito fiscale non ancora rimborsato ad agosto, la pensione di settembre può contenere una somma aggiuntiva.
Può accadere però anche il contrario. Quando dalla dichiarazione emerge un debito verso l’Agenzia delle Entrate, l’INPS applica la relativa trattenuta sull’assegno pensionistico.
Il fenomeno riguarda una platea molto ampia. Sul rateo di agosto, secondo i dati comunicati dallo stesso Istituto, circa 4,5 milioni di pensionati hanno ricevuto conguagli Irpef a credito, mentre per circa 500mila sono state effettuate trattenute per imposte versate in misura inferiore al dovuto. Le operazioni proseguono anche a settembre.
Chi ha scelto di rateizzare il debito deve poi tenere presente che le trattenute devono terminare entro novembre. Se la dichiarazione è arrivata all’INPS più tardi, le rate disponibili possono quindi diminuire e diventare più consistenti.
Una trattenuta del 5% che non riguarda tutti
C’è poi una situazione molto più specifica e sulla quale l’INPS richiama espressamente l’attenzione.
Riguarda alcuni pensionati che percepiscono prestazioni collegate al reddito e che non hanno comunicato i dati reddituali relativi al 2022 nell’ambito della campagna RED.
Per questi soggetti, già ad agosto è stata applicata una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo del luglio 2026, operazione prevista anche sul rateo di settembre. Sono escluse dalla trattenuta le pensioni fino a 100 euro mensili.
Nel cedolino la voce può essere riconosciuta dalla dicitura relativa alla “Trattenuta per mancata comunicazione reddito”.
Non si tratta però soltanto di qualche euro in meno sulla pensione. Il passaggio più importante riguarda la scadenza fissata per metà mese.
Per alcuni pensionati il 15 settembre è una data decisiva
Chi rientra nella situazione appena descritta ha tempo fino al 15 settembre 2026 per trasmettere all’INPS le informazioni reddituali mancanti attraverso una domanda di ricostituzione reddituale.
Se la comunicazione non viene effettuata entro il termine, le prestazioni collegate al reddito relative al 2022 possono essere revocate definitivamente e l’Istituto può procedere al recupero delle somme eventualmente corrisposte senza che ne esistessero i requisiti. Per le pensioni ai superstiti è invece prevista l’applicazione della riduzione massima stabilita dalla normativa.
La misura non riguarda le prestazioni assistenziali di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali.
Chi ha ricevuto comunicazioni dall’INPS nelle scorse settimane farebbe quindi bene a non limitarsi a verificare l’importo della pensione, ma a controllare anche la propria posizione reddituale.
Quattordicesima, possono comparire altre trattenute
Un’altra variazione possibile riguarda la quattordicesima percepita negli anni precedenti.
L’INPS ha effettuato verifiche sui redditi del 2021 per accertare se alcuni pensionati avessero effettivamente diritto alla somma aggiuntiva ricevuta. Nei casi in cui sia stato riscontrato il superamento dei limiti previsti, è stato avviato il recupero delle somme attraverso 24 rate mensili, con trattenute iniziate ad agosto e destinate quindi a comparire anche a settembre.
Un meccanismo analogo riguarda l’importo aggiuntivo di 154,94 euro previsto per determinate pensioni. Quando dalle verifiche è emersa la mancanza dei requisiti reddituali, il recupero è stato suddiviso in 12 rate mensili. I pensionati coinvolti hanno ricevuto una specifica comunicazione dall’Istituto.
Dove controllare perché la pensione è cambiata
Una pensione più alta o più bassa del mese precedente, dunque, non significa necessariamente che sia cambiato l’importo della pensione in sé.
La spiegazione può trovarsi nelle singole voci del cedolino: rimborso Irpef, debito derivante dal 730, recupero della quattordicesima oppure altre trattenute indicate dall’Istituto.
Il documento può essere consultato attraverso l’area personale MyINPS utilizzando le proprie credenziali digitali. Chi ha presentato il modello 730 indicando l’INPS come sostituto d’imposta può controllare anche le risultanze dell’assistenza fiscale attraverso l’apposito servizio dedicato al modello 730/4.
Ed è probabilmente questo il controllo più utile da fare prima dell’accredito del 1° settembre: non fermarsi alla cifra finale, soprattutto quando è diversa dal solito, ma verificare cosa l’ha determinata. In un mese nel quale si incrociano conguagli fiscali, recuperi e scadenze reddituali, qualche minuto speso a leggere il cedolino può chiarire subito la ragione di una sorpresa sul conto corrente.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




