In un mondo in cui le tensioni geopolitiche non fanno che accentuarsi in un vortice che purtroppo non sembra destinato ad esaurirsi nel medio termine, gli investitori si trovano davanti al medesimo enigma: come proteggere i propri risparmi dalle turbolenze senza rinunciare ad investire sui grandi trend globali?
La risposta passa sempre più spesso da un settore diventato ormai centrale nelle agende dei governi e nelle strategie di portafoglio: l’Aerospazio & Difesa. Un comparto sostenuto da una crescita strutturale che trova conferma nei dati. Ne bastino tre:
- 2.887 miliardi di dollari: la spesa militare mondiale complessiva a consuntivo 2025, segnando il massimo storico per l’11° anno consecutivo di crescita;
- 2,5% del PIL globale: l’incidenza media della spesa militare sul PIL mondiale (il cosiddetto military burden), il dato più alto registrato dal 2009;
- +41% in 10 anni: l’aumento reale della spesa globale nel decennio 2016-2025.
Di conseguenza, per l’investitore accorto, questo trend offre un duplice vantaggio: consente di cogliere le opportunità di un tema d’investimento ad alto potenziale e, al tempo stesso, di mitigare l’impatto di improvvisi picchi di volatilità legati all’intensificarsi di tensioni geopolitiche. Storicamente, infatti, i titoli della difesa risentono in modo diretto ed immediato delle notizie geopolitiche, con forti oscillazioni di breve termine guidate dal newsflow.
Per chi poi vuole investire sulla difesa, proteggendo totalmente il capitale dai rischi di mercato, in evidenza il certificato di Societe Generale ISIN XS2878592018 (link pagina emittente qui), appena emesso. Il certificato è infatti un capitale protetto 100% a partecipazione che replica linearmente a scadenza senza cap, la performance dell’indice Sgi European Defense Sector Vt 8 Index.
Come sempre, prima di approfondire il prodotto, facciamo luce sul tema d’investimento.
Difesa europea: investimenti ingenti per sopperire il gap con le altre potenze
Il modo migliore per capire perché la Difesa oggi è uno dei temi più interessanti da tenere in portafoglio è comprendere cosa sta succedendo a livello geopolitico nel mondo. Per farlo, la cosa più semplice è rispolverare il concetto espresso da Graham Allison, docente di Harvard, nel libro “Destinati alla guerra. Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?” (libro la cui lettura consigliamo). Il concetto è appunto quello della Trappola di Tucidide, ovvero cosa succede quando una potenza egemone (in questo caso gli Stati Uniti), incontra e si scontra con una potenza emergente (la Cina). E proprio questo contrasto che spiega di fatto tutto quello che stiamo vivendo negli ultimi anni: guerre e scontri “periferici”, ma anche le politiche e gli orientamenti di governi e Banche Centrali.
Nessuna sa come andrà a finire, mentre se si analizza la storia così come lo ha fatto Graham nel libro partendo proprio dalla Guerra del Peloponneso tra Sparta, potenza egemone, e Atene, potenza emergente, la statistica, nella storia dell’umanità, purtroppo va nella direzione dello scontro diretto. Non è la regola, per fortuna (ma non vogliamo spoilerarvi troppo il libro la cui lettura vi suggeriamo). In ogni caso una cosa è certa, la situazione non andrà migliorando nei prossimi anni e il mondo non potrà che continuare a investire sulla Difesa. Lo faranno gli USA, lo sta facendo la Cina e lo faranno anche tutti gli altri Paesi che gravitano nelle rispettive aree d’influenza. Lo si vede bene in Europa.
Per ora il trend è ben definito, come evidente da alcuni dati. Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto la cifra record di 2.887 miliardi di dollari (+2,9% in termini reali), segnando l’11° anno consecutivo di crescita e portando l’incidenza sul PIL globale al 2,5%. Sebbene gli USA abbiano visto una contrazione temporanea (-7,5% a 954 miliardi), la spesa europea è decollata con un +14% (864 miliardi), spinta dai membri NATO (Germania a +24%, Spagna a +50%) e dal conflitto in Ucraina. La Cina ha registrato il 31° anno di aumenti (+7,4% a 336 miliardi), trascinando l’area Asia-Oceania (+8,1%). Nel breve-medio termine si prevede un’ulteriore accelerazione globale guidata dai budget USA approvati per il 2026/2027 e dai nuovi target di spesa stabiliti dalle alleanze internazionali.
Tutto ciò evidenzia come il settore della Difesa abbia una visibilità pluriennale e rientrando in un megatrend strutturale di lungo periodo. Tra l’altro, si evince come l’Europa abbia un ruolo rilevante in questo trend. L’accelerazione europea (864 miliardi nel 2025, +14% a/a) è guidata dalla necessità di ridurre la dipendenza dagli USA. La pressione di Washington per il burden sharing (condivisione degli oneri) spinge la NATO a valutare target fino al 3%-3,5% del PIL entro il 2035.
Ad esempio, la Germania ha fissato un aumento di spesa del 24% a 114 mld, superando la soglia del 2% del PIL dal 1990. La Spagna ha incrementato il budget del 50% a 40 mld, superando per la prima volta dal 1994 la soglia del 2% del PIL. Dinamiche che stanno creando contratti record per la filiera industriale della Difesa Europea. Anche il calo temporaneo negli USA del 7,5% nel 2025 verrà riassorbito rapidamente grazie ai bilanci già approvati dal Congresso per il 2026 (oltre 1.000 miliardi) e alle stime per il 2027 (fino a 1.500 miliardi). La combinazione, dunque, di crisi internazionali e piani strategici statali garantisce che la crescita del settore proseguirà stabilmente nel medio-lungo termine. Infatti, il fattore chiave per chi investe non è solo il fatturato corrente, ma il portafoglio ordini (order backlog). I colossi europei della difesa (tra cui l’italiana Leonardo, Rheinmetall, BAE Systems, Thales e Airbus) registrano portafogli ordini ai massimi storici, che garantiscono entrate prevedibili e visibilità sui flussi di cassa per l’intero decennio.
A questo punto, è evidente che il comparto merita di essere inserito in portafoglio, ma con che soluzioni farlo? Sicuramente le possibilità sono diverse come, ad esempio, lo stock picking sui singoli titoli, consigliabile però solo a investitori più evoluti, ed alta propensione al rischio, capaci di leggere, interpretare i mercati e i market movers di un settore. Non è da tutti ed è tra le soluzioni più rischiose. Meglio sicuramente utilizzare fondi o ETF tematici ben diversificati. La diversificazione aiuta a stemperare la volatilità nelle fasi più calde. Ma anche questo strumento comunque mantiene un certo grado di rischio e volatilità tipica dell’equity di questo settore che, quando storna, lo fa molto bene.
Una terza soluzione è quella dei certificati a capitale protetto. Ed è proprio sulla nuova emissione dell’emittente francese che vogliamo soffermarci.
Certificato 100% protetto sulla Difesa: partecipare al trend con leva e senza cap
Il certificato ISIN XS2878592018 di Societe Generale è pensato per tre tipologie di investitori: per tutti coloro che hanno un approccio molto prudente agli investimenti ma cercano comunque partecipazione ai principali trend di mercato; per chi ha già investito e guadagnato sul settore Difesa e vuole portare a casa il risultato senza però uscire completamente dal tema d’investimento. Quindi può trovare in questo prodotto uno strumento che gli permette di rimanere investito sul settore senza però prendere rischi e salvaguardando il gain realizzato; per chi è arrivato tardi e non sa se e quando entrare o teme che il comparto possa aver esaurito parte della forza del trend di crescita.
Per tutti questi investitori, il certificato ISIN XS2878592018 rappresenta un’alternativa valida all’investitmento diretto tramite ETF/fondi o titoli. Vediamo come funziona il certificato e poi approfondiamo anche l’indice sottostante.
Il prodotto in realtà è molto semplice. Il certificato è un capitale protetto 100% che, a scadenza (02/09/2030), replica l’andamento dell’indice Sgi European Defense Sector Vt 8 e paga la performance dell’indice senza cap e con leva 1,6X. Quindi, due possibilità:
- se a scadenza l’indice dovesse performare male, l’investitore avrà la protezione totale del capitale e riceverà 1.000 euro per certificato, ovvero il valore nominale.
- se invece l’indice dovesse performare positivamente rispetto allo strike iniziale, fissato il 25 agosto, il certificato restituirà la performance moltiplicata per la leva. Quindi, se per esempio l’indice a scadenza avrà fissato un rialzo del 20%, il certificato rimborserà il 32% di performance, ovvero 1.320 euro.
Indice Sgi European Defense Sector Vt 8: come funziona
Non ci rimane che approfondire come funziona il Sgi European Defense Sector Vt 8 Index (trovate la pagina dell’emittente al link).
Per chi ci segue, questo è il classico indice con volatility target (o volatility control che dir si voglia). Ovvero un indice che investe in un portafoglio composto solo dall’indice e da cash. In funzione della volatilità annua dell’indice investe totalmente o solo parzialmente sull’indice. Ma procediamo per gradi.
L’indice prende come riferimento un paniere sottostante denominato SGI European Defense Sector Index (Ticker Bloomberg: SGMDDST8), lanciato da Société Générale per tracciare la performance delle aziende europee della difesa e dell’aerospazio destinate a beneficiare dell’aumento delle spese militari in Europa. All’interno dell’indice rientrano solo titoli con market cap superiore ai 500 mln e un controvalore medio giornaliero scambiato maggiore di 2 mln. I titoli ovviamente devono avere un’esposizione diretta o indiretta alla catena del valore della Difesa. Il ribilanciamento è trimestrale.
A questo poi si aggiunge il meccanismo di controllo della volatilità al 8%. Così nasce il Sgi European Defense Sector Vt 8 Index. Di fatto viene costruito un portafoglio che potrà avere solo due asset, l’indice di Societe Generale o il cash. Il meccanismo adegua quindi l’esposizione al paniere azionario sottostante in modo sistematico e giornaliero per stabilizzare il rischio. Il meccanismo da una parte rende più stabile l’indice e meno costosa l’opzione per lo strutturatore, dall’altro svolge una funziona di cap alle performance. Infatti, con un controllo della volatilità al 8% sull’indice, non solo fasi di grandi ribassi verranno stemperati, ma anche quelli di forte rialzo. Infine, viene applicato un costo del 1,2% annuo.
Ovviamente a scadenza, la performance dell’indice andrà moltiplicata per la leva 1,6X. Ricordiamo che durante la vita questi prodotti sono più sensibili all’andamento dei tassi che del sottostante. Man mano che la scadenza si avvicina cominciano a scontare maggiormente la performance del sottostante e a scadenza ovviamente la replica è fedele con leva, come abbiamo detto.
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