Aigi, l’indotto invisibile: i “fantasmi” che rischiano di pagare la crisi dell’ex Ilva


Oltre ai lavoratori diretti e alle imprese dell’appalto esiste una seconda economia che vive intorno alla fabbrica. Professionisti, commercianti, officine, ristoranti, alberghi, fornitori e servizi: migliaia di persone che rischiano di scoprire troppo tardi quanto l’ex Ilva pesi sull’economia di Taranto

“Taranto, fino a qualche giorno fa, è stata una città che ha vissuto uno dei suoi momenti migliori. I Giochi del Mediterraneo hanno portato atleti, delegazioni, tecnici, giornalisti e visitatori. Alberghi e strutture ricettive hanno lavorano, ristoranti e locali sono stati pieni, le attività commerciali hanno beneficiato di una presenza straordinaria di persone. Intanto, per mesi, i cantieri dei Giochi, quelli della BRT e quelli finanziati dal PNRR hanno alimentato lavoro nelle costruzioni, nei servizi, nei trasporti e nelle forniture. Ed è giusto che Taranto abbia vissuto e goduto di questo momento.” Così in una nota gli esponenti di Aigi Taranto.

“Il problema è racchiuso proprio in quella parola: momento. I Giochi del Mediterraneo si sono conclusi ufficialmente il 3 settembre. Dal 4 settembre resteranno certamente le opere realizzate e l’immagine internazionale conquistata dalla città, ma finirà inevitabilmente quella domanda eccezionale generata dalla manifestazione. Gli oltre 3.850 atleti provenienti da 26 Paesi, insieme a delegazioni e addetti ai lavori, sono ormai tornati a casa.

E tra qualche settimana, sul calendario di Taranto, comparirà un’altra data: 28 ottobre. – Affermano – È il termine entro il quale la Corte d’Appello di Milano ha disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dell’ex Ilva, salvo gli sviluppi giudiziari, normativi e industriali che potranno intervenire nel frattempo. Ed è proprio qui che rischia di cominciare il risveglio.”

Non ci sono soltanto gli operai dell’Ilva

“Quando si parla della crisi dell’ex Ilva si commette quasi sempre lo stesso errore: si contano quelli che hanno il cartellino della fabbrica e, al massimo, quelli che ogni mattina entrano nello stabilimento con il cartellino di un’impresa dell’appalto. Sono migliaia di persone, certamente. Ma non sono tutte.

Alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo, CGIL, CISL e UIL territoriali hanno ricordato che la vertenza coinvolge circa 8.000 dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, 1.500 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria e oltre 2.500 lavoratori dell’indotto e degli appalti. – Sottolineano – Siamo già intorno a circa 12000 persone direttamente esposte alla crisi siderurgica. Ma dopo questi lavoratori viene un altro esercito.

È quello che abbiamo chiamato “l’indotto dell’indotto”i fantasmi. Quelli che quasi mai compaiono nei tavoli ministeriali e nelle statistiche della vertenza, ma che fanno parte a pieno titolo del sistema economico alimentato dalla grande industria.

Sono commercialisti e consulenti del lavoro che seguono le imprese dell’appalto; medici competenti, laboratori di analisi e società di formazione; aziende che vendono DPI, utensili, ricambi e materiali; gommisti e officine che mantengono migliaia di mezzi; trasportatori e distributori di carburante; assicurazioni, banche e società finanziarie; società di ingegneria e consulenza; aziende di controlli e certificazioni. – Si legge nella nota – E poi c’è l’economia apparentemente più lontana dai cancelli della fabbrica: supermercati, bar, paninoteche, ristoranti, concessionarie di automobili, negozi di abbigliamento, elettrodomestici, telefonia, arredamento. Persino il mercato immobiliare. Perché un’acciaieria non distribuisce ricchezza soltanto pagando i propri fornitori, paga salari e i salari diventano consumi.

Il dipendente dell’Ilva o dell’appalto paga il mutuo, compra un’automobile, porta la famiglia al ristorante, cambia gli pneumatici, fa lavori in casa, va dal parrucchiere, acquista vestiti, paga un’assicurazione, prenota una vacanza. Il titolare dell’impresa dell’indotto, quando ha ordini e prospettive, assume, investe, compra macchinari, affitta capannoni, utilizza professionisti e chiede credito alle banche. Quando quel reddito viene meno, la catena funziona esattamente al contrario. Prima si riducono gli ordini. Poi gli investimenti. Poi i consumi. Poi l’occupazione. È questo l’indotto dell’indotto, i fantasmi.

Una città fatta soprattutto di piccole imprese

Taranto è particolarmente vulnerabile a un fenomeno di questo tipo perché è una città fatta di piccole imprese. – Affermano gli esponenti di Aigi – Un documento della Regione Puglia indica per il territorio tarantino circa 38.700 imprese attive, con una struttura produttiva composta in prevalenza da micro e piccole unità. Questo significa che il possibile effetto della crisi non si scaricherebbe prevalentemente su grandi gruppi in grado di assorbire una caduta temporanea di fatturato.

Si scaricherebbe su migliaia di piccole aziende. Ed è proprio nelle piccole aziende che la perdita di dieci clienti può fare la differenza tra utile e perdita, quella di un grande cliente tra mantenere e licenziare un dipendente, quella di un negoziante tra restare aperti e abbassare definitivamente la saracinesca.

AIGI, sulla base delle proprie analisi relative alle oltre 100 imprese terze operanti nello stabilimento e alla rete di servizi da esse utilizzata, stima in circa 2.700 gli addetti riconducibili a questo secondo livello dell’indotto e in circa 150 milioni di euro l’anno il valore economico dei servizi interessati. Si tratta di una stima associativa e non di un dato statistico pubblico certificato, ma serve a rappresentare una dimensione che normalmente non entra nei conteggi della vertenza. Ed è proprio questo il punto: il conto sociale dell’Ilva non termina ai tornelli dell’Ilva.”

L’illusione della prosperità

“La coincidenza temporale rischia inoltre di ingannare la città perché Taranto arriva a questo appuntamento mentre alcuni settori hanno appena vissuto una fase particolarmente favorevole. – Evidenziano – Il Governo ha stanziato 300 milioni di euro per i Giochi del Mediterraneo, di cui 275 milioni destinati alle infrastrutture sportive e 25 milioni all’organizzazione.

Sul fronte PNRR, il Comune ha quantificato in quasi 350 milioni di euro i progetti finanziati nella sola città e in quasi 490 milioni quelli riferibili complessivamente al territorio provinciale, con la BRT a rappresentare la voce di gran lunga più rilevante. La stessa Banca d’Italia, analizzando l’economia pugliese, rileva che le costruzioni stanno beneficiando in maniera significativa delle opere pubbliche collegate al PNRR.

Tradotto: oggi circolano lavori, mezzi, operai, subappalti, forniture, pasti, pernottamenti e denaro. Ma i cantieri, per definizione, finiscono. Gli eventi, per definizione, finiscono. Una grande base industriale, invece, genera domanda economica continuativa anno dopo anno. È questa la differenza che rischiamo di dimenticare.

Anche turismo, ristorazione e commercio hanno qualcosa da perdere

“Il turismo tarantino sta vivendo una fase importante. Nel 2025 la provincia ha registrato una crescita degli arrivi del 12,4% e delle presenze del 14,4% rispetto all’anno precedente. Ma turismo e industria non sono due squadre che devono giocare una contro l’altra.

Un ristorante non domanda al cliente se lo stipendio arrivi da un albergo, dall’Ilva, da un’impresa metalmeccanica o da un cantiere BRT. – Proseguono – Il commerciante non distingue il denaro del turista da quello dell’operaio. L’albergatore può ospitare oggi una delegazione sportiva e domani i tecnici di un’impresa industriale. L’economia funziona sommando redditi, non contrapponendoli.

Per questo pensare che qualche settimana di alberghi pieni, ristoranti affollati e strade animate possa dimostrare che Taranto abbia già sostituito il peso economico dell’acciaieria sarebbe un errore clamoroso. Dal 4 settembre, il giorno dopo la cerimonia di chiusura dei Giochi, Taranto avrà ogni diritto di essere orgogliosa di ciò che avrà realizzato. Ma proprio da quel giorno dovrà smettere di guardare soltanto le luci della festa.

Perché non ci sono più migliaia di atleti e delegazioni da ospitare. Progressivamente termineranno anche molti dei cantieri straordinari che in questi anni hanno sostenuto edilizia e servizi. E sullo sfondo resterà il 28 ottobre. – Evidenziano – Nessuno può affermare oggi che il giorno successivo migliaia di persone saranno automaticamente licenziate. Sarebbe tecnicamente scorretto. Esistono ammortizzatori sociali, procedure, possibili interventi del Governo, ricorsi e soprattutto una partita industriale ancora aperta.

Ma sarebbe altrettanto irresponsabile fingere che la sospensione dell’area a caldo, se non accompagnata immediatamente da una soluzione produttiva di acciaio credibile, possa riguardare soltanto chi lavora direttamente dentro lo stabilimento.

Il problema arriverà molto più lontano. Arriverà dapprima negli studi professionali, nelle officine, nei magazzini, nelle aziende di trasporto, nelle società di ingegneria e formazione. Poi arriverà nei negozi, nei ristoranti, nelle concessionarie, negli alberghi, nelle banche, negli immobili e infine nelle famiglie.

Perché la perdita di migliaia di redditi industriali non elimina soltanto posti di lavoro: elimina clienti. Ed è questa forse la parola che più di ogni altra può far comprendere ciò che rischia Taranto.

Oggi moltissimi operatori economici possono non sentirsi parte della vertenza ex Ilva. Possono pensare che sia una questione di altiforni, acciaio, sindacati e metalmeccanici. Potrebbero scoprire tra qualche mese che non era così. Perché i veri fantasmi dell’Ilva sono proprio loro: tutti quelli che non entrano mai in fabbrica, ma che senza accorgersene vivono della ricchezza che da quella fabbrica esce. – Concludono – E quando i fantasmi diventano visibili, di solito, è perché il danno è già fatto… si è morti.”


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.