Cosa ci dicono i muri della Serbia? • Meridiano 13


Muri puliti, popolo muto.

Questo detto popolare proprio non si addice a Belgrado o al resto della Serbia in generale, dove da sempre tali spazi architettonici diventano terreno di battaglia figurata ed espressione (più o meno) popolare: i muri del paese, con murales, adesivi e graffiti ci dicono tanto della situazione politica generale, anche in vista delle elezioni di fine anno.

La situazione a Belgrado

I muri di Belgrado riflettono la spaccatura in corso nella società serba. Da una parte il potere, dall’altra le proteste che da più di un anno infiammano il paese. Sui muri e i cartelli della città si alternano tre tipi di comunicazione.

Se vuoi leggere sulle proteste in Serbia, visita l’apposita sezione.

La prima è quella più istituzionale che usa spesso cartelloni veri e propri, quando non addirittura schermi a led. Il messaggio è quasi sempre lo stesso: СРБИЈА ПОБЕЂУЈЕ (Srbija pobeđuje, “La Serbia vince”). Lo sfondo è un rassicurante color panna e il messaggio è inquadrato in un motivo tradizionale serbo con i colori nazionali. È lo slogan associato al partito di governo, il Partito Progressista Serbo – SNS e alla figura del presidente Aleksandar Vučić.

Una scritta a piazza Slavija (Meridiano 13/Gianni Galleri)

La seconda modalità di comunicazione è quella delle scritte con la bomboletta fatte sul muro. Ritroviamo il messaggio già visto in precedenza, ma avendo perso la componente istituzionale si trova spesso anche taggato sul muro: “FCK BLK”, dove la seconda sigla sta per blokaderi, ovvero coloro che fanno le blokade, cioè gli studenti con un termine abbastanza dispregiativo. D’altra parte questi messaggi sono replicati anche, se pur in numero inferiore, dagli studenti stessi che riportano la scritta “FCK SNS” o СУДЕНТИ ПОБЕЂУЈУ (Studenti pobeđuju, “Gli studenti vincono”).

Ad essere onesti bisogna riconoscere che, come riportato dall’articolo comparso su OBCT, l’idea iniziale dello slogan è stata proprio della componente studentesca e la risposta del governo è stata quella di riprendere lo stesso slogan cambiando solo il soggetto, superando però in visibilità l’idea iniziale grazie alle risorse economiche a disposizione.

L’ultimo terreno sul quale si svolge la battaglia politica è quello degli adesivi. Mentre camminiamo per piazza Slavija, vediamo anche un gruppetto di giovanissimi, tutti vestiti di nero che attaccano su tutti i cartelli l’adesivo con la sagoma del paese (incluso il Kosovo, ovviamente) colorato con il tricolore e l’aquila bicefala e la scritta Уједињена Србија (Ujedinjena Srbija, “Serbia unita”).

Adesivi su un cartello vicino al museo della Jugoslavia
Adesivi su un cartello vicino al museo della Jugoslavia (Meridiano 13/Gianni Galleri)

Anche in questo caso l’adesivo pare riconducibile alla componente di governo, che cerca in ogni modo di appropriarsi delle parole chiave della politica serba. La questione kosovara è infatti uno dei punti focali del dibattito politico a Belgrado e la messa in discussione dei confini nazionali è uno dei banchi di prova sui quali si sta mettendo in discussione la tenuta delle opposizioni.

Gli studenti rispondono a questo tipo di adesivi attaccandoci sopra il proprio sticker molto semplice, orizzontale e stretto con la scritta, solitamente in rosso: СУДЕНТИ ПОБЕЂУЈУ (Studenti pobeđuju, “Gli studenti vincono”).

La situazione nel resto del paese

Se si escludono la Vojvodina e il Sangiaccato, dei quali non abbiamo avuto esperienza diretta, possiamo dire che il dibattito si alleggerisce molto fuori dalla capitale. Tuttavia, più il centro è grande, più la città è attiva, magari ha un’università, e più i muri tornano protagonisti.

Scritte sui muri
Un murales allo stadio dello Sloboda Užice (Meridiano 13/Gianni Galleri)

In realtà però i muri delle città di provincia parlano principalmente di calcio. Raramente lo fanno con la voce del gruppo di tifosi locali, più spesso è una battaglia fra Grobari del Partizan e Delije della Stella Rossa per appropriarsi dello spazio cittadino. Il rapporto fra le due grandi squadre del paese, per quanto riguarda le scritte sui muri fuori da Belgrado, è di un 65% in favore della compagine bianco-rossa.

Bor e Užice in particolare sono piene di murales che “assegnano” i due centri alla Stella. Molto più rari i tag delle squadre locali. Nella stessa Užice si limitano all’area stretta circostante lo stadio, mentre forse solo Čačak e Kragujevac riportano firme delle squadre locali (rispettivamente Borac e Radnički) anche in centro e lontano dagli stadi. Anche in questo caso lo scontro si gioca su tre livelli: murales, scritte sul muro e adesivi.

L’altro grande tema è il Kosovo. In provincia, senza nessun tipo di eccezione, si trovano spesso scritte inneggianti la questione kosovara e l’integrità territoriale. L’opera più frequente è quella rappresentata da un grande tricolore orizzontale, sormontato dalla scritta in giallo oro: КАД СЕ ВОЈСКА НА КОСОВО ВРАТИ (Kad se vojska na Kosovo vrati, “Quando l’esercito tornerà in Kosovo”). Il verso riprende una canzone patriottica intitolata Ječam žjela Kosovka devojka (“La ragazza del Kosovo mieteva l’orzo”), legata alla battaglia del 1389, tuttavia con la situazione politica attuale il verso assume un significato potenzialmente molto più ancorato al presente.

Oltre a questo tipo di murales non mancano poi scritte sul muro più spontanee e meno curate, che tuttavia indugiano comunque sulla volontà di riappropriarsi della regione resasi unilateralmente indipendente. Accanto a messaggi di questo tipo, non mancano quelli di accusa verso la Nato e l’Ue, colpevoli dei bombardamenti del 1999.

La guerra degli anni Novanta, esclusa appunto la questione kosovara e dei missili, sembra non trovare spazio sui muri della Serbia. D’altra parte le ragioni possono essere molteplici. Non ci sono grandi recriminazioni nazionali, è un conflitto che si è combattuto altrove. Tuttavia, mentre non emergono riferimenti ad esempio all’Oluja e ai suoi sfollati, l’unico motivo di richiamo per quegli anni è il sostegno alla figura di Ratko Mladić, proposto come “eroe”, soprattutto sui muri di Užice.

Le immagini e le informazioni raccolte all’interno di questo articolo, sono di poche settimane antecedenti alla scomparsa di Ratko Mladić, di cui abbiamo parlato qui: Morto Ratko Mladić, il macellaio di Bosnia. Mladić è vivo

La questione “Governo/Studenti” si affievolisce sui muri della provincia, lasciando spazio quasi solo agli adesivi. Spesso solo quelli del governo, ma sono quasi sempre e prontamente coperti da quelli degli studenti. Eccezione a Bor, dove con lo stesso modello di sticker spicca in celeste sul bianco la scritta: ШЕШЕЉ ПОБЕЂУЈЕ (Šešelj pobeđuje, “Šešelj vince”) con riferimento al leader ultranazionalista Vojislav Šešelj, una sorta di terzo incomodo fra l’attuale governo e i movimenti di protesta, che raccoglie le simpatie di chi si pone all’estrema destra dello spettro politico serbo. Una figura complessa, che ha attraversato la storia del paese dagli anni Novanta ad oggi rimanendo sempre presente nel dibattito pubblico. 

Ostilità alla Nato
Un murales contro la Nato e l’Ue (Meridiano 13/Gianni Galleri)

Il grande assente

Che si tratti di Belgrado o di tutte le altre città della Serbia, il grande assente dal dibattito è la questione israelo-palestinese. Da nessuna parte sventola la bandiera dello stato arabo, ma non si vedono neanche riferimenti alla controparte. Da un punto di vista governativo, l’appoggio allo stato di Israele è limpido e lineare. Vučić fa affari con Israele e in questo modo cerca anche di mitigare l’immagine del “serbo cattivo” agli occhi delle amministrazioni americane.

Tuttavia, anche nella società civile non emerge nessun tipo di sostegno contro il genocidio in corso. L’argomento sembra non interessare. Una recente e poco numerosa manifestazione della sinistra serba è stata repressa dalla polizia, ma non aveva ricevuto nessun tipo di sostegno dalla popolazione.

Tutto questo non è facilmente circoscrivibile ad un solo motivo. Sembra dispersa l’eredità jugoslava, con Tito sempre in prima fila a riportare il dibattito internazionale sulla questione mediorientale. Oggi c’è sicuramente l’islamofobia derivante dalle guerre degli anni Novanta, combattute principalmente contro popolazioni a maggioranza musulmana. Questo aspetto però viene superato in certi contesti dove alcune fasce della popolazione non nascondono una simpatia per l’Iran in chiave anti-americana. Insomma, il quadro è estremamente complesso, ma sui muri della Serbia non si parla di Palestina.

Questo lavoro è stato realizzato dopo aver visitato le città di Smederevo, Negotin, Kladovo, Bor, Zaječar, Pirot, Leskovac, Kruševac, Kraljevo, Čačak, Užice, Kragujevac e Belgrado.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.