La nuova vita dell’ex Bekaert di Macchiareddu passa da Nuova Icom. Tutti i 150 lavoratori coinvolti nella lunga vertenza saranno riassorbiti dalla società sarda, che utilizzerà le loro competenze per rafforzare le proprie attività industriali e affrontare nuove commesse. Sul tavolo ci sono 40 milioni di euro per la reindustrializzazione dello stabilimento e 3 milioni destinati alla formazione. Il progetto è stato presentato a Villa Devoto dalla presidente della Regione Alessandra Todde, dall’assessore dell’Industria Emanuele Cani e dall’amministratore unico di Nuova Icom Alessandro Calledda. Per un sito industriale che sembrava destinato a chiudere definitivamente, si apre dunque un nuovo percorso produttivo, con una società radicata in Sardegna che punta a crescere proprio grazie alle professionalità maturate negli anni all’interno di Bekaert. “Siamo riusciti a gestire una crisi che si trascina da tanto tempo”, ha detto Todde. E il cuore dell’operazione, ha spiegato, è “riassorbire tutti i 150 lavoratori di Bekaert e fare una campagna anche per nuove acquisizioni, ma soprattutto permettere a Nuova Icom di competere su un mercato ancora più grande”.
Chi è Nuova Icom
Nuova Icom è un’azienda sarda con oltre mille lavoratori e una forte specializzazione nella carpenteria industriale, nella progettazione, costruzione e manutenzione di impianti e nelle grandi commesse offshore. L’azienda lavora per importanti gruppi dell’industria energetica e tra i suoi committenti figurano Saipem, Eni, Total ed Equinor. È proprio la disponibilità di personale qualificato uno degli elementi che hanno convinto l’azienda a raccogliere la sfida dell’ex Bekaert. “Bekaert ha persone educate al lavoro, con una cultura del lavoro, che vivono di quello e abituate a lavorare in sicurezza ma anche in qualità”, ha spiegato Calledda. Per Nuova Icom si tratta di un’occasione per mettere a disposizione di nuovi progetti competenze che oggi sono difficili da reperire sul mercato. “La nostra difficoltà è trovare competenze per i grandi progetti”, ha spiegato l’amministratore unico. I 150 lavoratori rappresentano quindi una forza già formata, con esperienza industriale e familiarità con gli standard di sicurezza e qualità richiesti dalle grandi commesse.
Dallo steel cord alle nuove lavorazioni
Il progetto non prevede la semplice ripartenza delle produzioni che erano state interrotte con l’uscita di Bekaert. L’obiettivo è una vera riconversione industriale, con nuove lavorazioni e un diverso utilizzo degli spazi. I 40 milioni messi a disposizione per il percorso, ha chiarito Todde, non rappresentano il prezzo dell’acquisizione. “Non è una cifra che è legata all’acquisizione in sé, ma è proprio legata alla riconversione”, ha spiegato la presidente. Si passa quindi dalle produzioni legate allo “steel cord” alle attività di Nuova Icom, con una progressiva trasformazione dello stabilimento per renderlo funzionale alle nuove commesse. I tempi tecnici saranno necessari. In una prima fase, infatti, parte dei lavoratori potrà essere impiegata nelle strutture che Nuova Icom ha già operative a Porto Canale, mentre gli ex capannoni Bekaert dovranno essere adeguati alle nuove lavorazioni.
L’obiettivo: crescere del 50%
L’operazione non si ferma ai 150 lavoratori provenienti da Bekaert. Nuova Icom punta ad aumentare ulteriormente l’organico, arrivando a circa 200 persone legate al nuovo progetto, con circa 50 unità aggiuntive. Ma soprattutto l’azienda vede nella disponibilità dello stabilimento e delle professionalità una possibilità di crescita sul mercato internazionale. “Pensiamo nel brevissimo periodo che potrebbe esserci la reale opportunità di diventare molto più grandi, almeno del 50%”, ha detto Calledda. La società è già impegnata in progetti di grandi dimensioni nel settore offshore. Il Porto Canale, in questo senso, rappresenta un elemento strategico: consente di realizzare e movimentare strutture che per dimensioni e caratteristiche non potrebbero essere facilmente trasportate attraverso la rete stradale o ferroviaria. Calledda ha sottolineato proprio il valore della posizione di Macchiareddu e del Porto Canale per le grandi commesse internazionali. La possibilità di lavorare direttamente a ridosso dello scalo consente infatti di intercettare progetti di dimensioni rilevanti e di movimentare le strutture direttamente via mare.
L’acquisizione entro il 15 ottobre
Il passaggio formale dovrebbe essere completato in tempi relativamente brevi. “L’acquisizione dovrebbe concludersi entro il 15 di ottobre”, ha annunciato Calledda. Nel frattempo Regione e azienda stanno lavorando sugli strumenti necessari per accompagnare la riconversione, dalla formazione alle misure di sostegno agli investimenti. I 3 milioni destinati alla formazione serviranno a rafforzare le competenze necessarie per le nuove attività. Per Calledda, il rapporto con le istituzioni è stato decisivo. “Non ci siamo mai sentiti soli”, ha detto, ringraziando la presidente Todde, l’assessore Cani e gli uffici regionali che hanno seguito la vertenza.
“In Sardegna si può fare industria”
Per l’assessore dell’Industria Emanuele Cani, il valore dell’operazione va oltre il destino di un singolo stabilimento. La vicenda Bekaert, ha sottolineato, segna il passaggio da una multinazionale che lascia il territorio a un’impresa sarda che decide di investire e crescere. “In Sardegna si può fare industria, si può fare buona industria”, ha detto Cani, ricordando la presenza di Nuova Icom sul territorio e il suo patrimonio di competenze. L’azienda, infatti, non è presente soltanto a Macchiareddu: oltre alla sede storica di Nuova Icom e alla presenza nell’area del Porto Canale, conta attività anche ad Arbatax e un presidio a Portovesme. L’operazione sull’ex Bekaert si inserisce quindi in una struttura industriale già esistente e in una strategia di espansione.
Il Porto Canale come piattaforma del Mediterraneo
Per Todde, la partita dell’ex Bekaert è anche parte di un disegno più ampio per il rilancio industriale del Porto Canale. L’obiettivo è trasformare un’area segnata negli anni da crisi e vertenze in un polo capace di attrarre nuove attività e grandi commesse. “Vogliamo permettere a Nuova Icom di competere su un mercato ancora più grande”, ha ribadito la presidente, collegando la riconversione dello stabilimento alla strategia regionale per il porto e per l’area industriale di Cagliari. E proprio la posizione geografica, secondo Todde, può diventare un punto di forza. “Paradossalmente per una volta il fatto di essere isola, di essere in un luogo sicuro anche dal punto di vista geopolitico, è un vantaggio e quindi noi vogliamo ovviamente approfittarne”. La scommessa, dunque, è trasformare l’ex Bekaert da simbolo di una crisi industriale a tassello di una nuova filiera produttiva, con 150 lavoratori salvati, nuove assunzioni e una società sarda che punta a conquistare commesse sempre più grandi sui mercati internazionali.
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