Smart building, 505 milioni per ricerca e sviluppo al Sud


04/09/2026 – Sono in arrivo 505,8 milioni di euro per finanziare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale realizzati in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
 
La misura “Scoperta imprenditoriale II”, lanciata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il DM 19 maggio 2026, sostiene la realizzazione di prodotti, processi e servizi nuovi o notevolmente migliorati attraverso tecnologie avanzate.
 
Tra gli ambiti di interesse per il settore delle costruzioni rientrano smart building, efficientamento energetico, materiali innovativi, fonti rinnovabili, bonifiche e tutela del patrimonio culturale.
 

Smart building, materiali ed energia tra i progetti finanziabili

I progetti devono comprendere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate a introdurre significativi avanzamenti tecnologici. Non sono quindi sufficienti modifiche di routine o miglioramenti periodici di prodotti e processi esistenti.
 
Le tecnologie abilitanti ammesse sono:

  • materiali avanzati e nanotecnologie;
  • fotonica e micro-nanoelettronica;
  • sistemi avanzati di produzione;
  • tecnologie delle scienze della vita;
  • intelligenza artificiale;
  • connessione e sicurezza digitale.

 
Ogni progetto deve fare riferimento a una sola area tematica della Strategia nazionale di specializzazione intelligente, pur potendo comprendere più traiettorie tecnologiche della stessa area.
 
Per il settore dell’edilizia, dell’architettura e dell’impiantistica assumono particolare rilievo le traiettorie dedicate a:

  • processi produttivi innovativi ad alta efficienza;
  • sistemi di produzione evolutivi e adattativi;
  • materiali innovativi ed ecocompatibili;
  • biomateriali e prodotti biobased;
  • bonifica dei siti contaminati;
  • trattamento delle acque e dei rifiuti;
  • smart grid, fonti rinnovabili e generazione distribuita;
  • conservazione e valorizzazione dei beni culturali, artistici e paesaggistici;
  • sistemi di monitoraggio ambientale e prevenzione dei rischi;
  • reti di sensori intelligenti e Internet of Things;
  • smart building, efficientamento energetico e sostenibilità ambientale.

 
Sono ammissibili anche progetti riferiti a traiettorie tecnologiche non ancora comprese nella Strategia, purché contribuiscano alla sua evoluzione. Gli ambiti finanziabili sono dettagliati negli allegati al decreto attuativo del 6 agosto 2026.
 

Chi può richiedere gli incentivi

Possono beneficiare delle agevolazioni:

  • imprese industriali e artigiane;
  • imprese agroindustriali che svolgono prevalentemente attività industriale;
  • centri di ricerca.

 
Le imprese agricole, gli organismi di ricerca e le imprese che svolgono servizi ausiliari per l’industria possono partecipare come co-proponenti di un progetto congiunto.
 
Le imprese devono essere in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati. Devono inoltre essere in regola, tra gli altri requisiti, con gli obblighi contributivi e con la stipula della polizza contro i rischi catastrofali, quando prevista.
 
Le grandi imprese non possono presentare un progetto individualmente, ma possono partecipare a un’iniziativa congiunta, anche come capofila, purché tra i proponenti sia presente almeno una PMI.
Il 60% delle risorse è riservato ai progetti presentati da PMI e reti di imprese. Un quarto di questa quota è destinato alle micro e piccole imprese.
 
I progetti devono essere realizzati in forma collaborativa
La misura prevede due modalità alternative. La prima è il progetto congiunto, presentato da un massimo di tre soggetti, compresa l’impresa capofila. Deve partecipare almeno una PMI e ciascun proponente deve sostenere almeno il 10% dei costi ammissibili. La collaborazione deve essere regolata da un contratto di rete, un consorzio, un accordo di partenariato, un’Associazione temporanea di scopo o un Raggruppamento temporaneo di imprese.
 
La seconda modalità è riservata a una PMI o a una piccola impresa a media capitalizzazione, cioè con non più di 499 dipendenti, che presenta il progetto singolarmente. In questo caso devono partecipare uno o più soggetti esterni e indipendenti attraverso servizi di ricerca, consulenze in materia di ricerca e sviluppo o ricerca contrattuale. Queste prestazioni devono rappresentare almeno il 10% dei costi complessivi ammissibili.
 

Progetti da 1 a 5 milioni di euro

Ogni progetto deve prevedere spese comprese tra 1 e 5 milioni di euro. Per ciascuna impresa, la quota di progetto sostenuta non può superare il 60% della media del fatturato relativo agli ultimi due esercizi.
 
Le attività devono durare da 18 a 36 mesi, con la possibilità di ottenere una proroga motivata non superiore a sei mesi. Il progetto deve iniziare dopo la presentazione della domanda e, in ogni caso, entro tre mesi dal decreto di concessione. Per data di avvio si considera il primo impegno giuridicamente vincolante relativo ad attrezzature, consulenze o altre acquisizioni, oppure l’inizio delle attività del personale interno.
 
Le attività devono svolgersi presso una o più unità locali situate nelle sette regioni ammesse. Non è invece determinante l’ubicazione della sede legale. L’unità locale può anche non essere ancora disponibile al momento della domanda, ma il piano di sviluppo deve dimostrare la concreta possibilità di acquisirla entro l’avvio del progetto.
 

Quali spese sono ammissibili

Le agevolazioni possono coprire:

  • personale tecnico, ricercatori e personale ausiliario impiegato nella ricerca e nello sviluppo;
  • strumenti e attrezzature di nuova fabbricazione, limitatamente alla quota e al periodo di utilizzo nel progetto;
  • servizi di consulenza e ricerca contrattuale;
  • acquisizione o licenza di risultati di ricerca, brevetti e know-how;
  • spese generali;
  • materiali utilizzati nel progetto;
  • costi per prototipi e prodotti pilota, alle condizioni previste dal decreto.

 
Le spese generali e i materiali sono calcolati forfettariamente nella misura del 20% del totale dei costi ammissibili relativi a personale, attrezzature e servizi.
 
La misura non è rivolta direttamente ai liberi professionisti in quanto tali. Progettisti, ingegneri e consulenti specializzati possono però essere coinvolti come fornitori di servizi funzionali alla ricerca e allo sviluppo.
 
Le FAQ pubblicate dal MIMIT precisano che tra le consulenze ammissibili rientrano le attività connesse alla ricerca e alla progettazione commissionate a soggetti terzi. L’incarico o il contratto deve indicare il progetto agevolato, le attività richieste, le modalità di esecuzione, l’impegno orario, la durata, il risultato atteso e il corrispettivo.
 
I fornitori delle consulenze possono avere sede in qualsiasi parte d’Italia o all’estero. Resta necessario che le prestazioni siano strettamente collegate a un progetto di ricerca industriale o sviluppo sperimentale: non sono finanziabili le ordinarie attività professionali o la normale progettazione di un investimento edilizio.
 

Finanziamento agevolato e contributo a fondo perduto

Per le imprese, le agevolazioni combinano:

  • un finanziamento agevolato pari al 40% delle spese ammissibili;
  • un contributo diretto alla spesa pari al 40% per le piccole imprese, al 35% per le medie e al 30% per le grandi.

 
Il finanziamento può durare da 1 a 8 anni, oltre a un periodo di preammortamento fino alla conclusione del progetto e comunque non superiore a 3 anni. Il tasso applicato è pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data della concessione.
 
Agli organismi di ricerca è riconosciuto esclusivamente un contributo diretto, pari al 60% dei costi della ricerca industriale e al 40% di quelli dello sviluppo sperimentale. Le percentuali devono comunque rispettare le intensità massime di aiuto previste dal Regolamento GBER.
 

Domande dal 7 ottobre 2026

La procedura guidata per compilare la domanda sarà disponibile dal 24 settembre 2026 sulla piattaforma informatica del Fondo per la crescita sostenibile.
 
Le istanze potranno essere inviate dal 7 ottobre, dalle ore 10 alle 18 dei giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì. Il decreto non stabilisce una scadenza finale: lo sportello sarà chiuso quando le risorse risulteranno esaurite.
 




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