Tra aprile 2025 e marzo 2026 gli importi dei finanziamenti alle società di capitali del turismo sono aumentati del 7%. Il tasso di default resta però al 4,5%, contro il 3,3% della media nazionale. Sul fronte dei pagamenti, solo il 23,4% delle imprese turistiche salda puntualmente i fornitori.
Il turismo italiano continua a crescere, sostenuto dalla domanda interna e dalla presenza dei visitatori internazionali. La dinamica positiva del comparto si riflette anche nell’accesso al credito. Tra aprile 2025 e marzo 2026, infatti, gli importi dei finanziamenti erogati alle società di capitali del settore sono aumentati del 7% rispetto ai dodici mesi precedenti.
La maggiore disponibilità di credito si accompagna però a un livello di rischiosità ancora superiore a quello registrato nel complesso dell’economia italiana. A fine 2025 il tasso di default delle società di capitali del turismo era pari al 4,5%, contro il 3,3% della media nazionale.
È quanto emerge dal nuovo Osservatorio CRIF sulle Imprese, che ha analizzato il settore turistico italiano prendendo in considerazione ristorazione, servizi di alloggio, agenzie di viaggio, tour operator e attività connesse.
«L’analisi del settore turistico restituisce una duplice fotografia. Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, che continuano a mantenersi su livelli superiori alla media nazionale», commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings.
Secondo D’Amico, le prospettive favorevoli dei primi mesi del 2026 non eliminano le criticità strutturali del comparto. A pesare sono anche l’incertezza internazionale e le tensioni geopolitiche, che incidono sulle valutazioni del rischio di credito. Le previsioni di CRIF indicano inoltre un ulteriore aumento dei tassi di default del turismo entro la fine dell’anno, seppure con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane.
Il credito alle imprese turistiche cresce del 7%
I dati elaborati da CRIF attraverso il Sistema di Informazioni Creditizie EURISC mostrano una crescita significativa degli importi finanziati alle società di capitali del turismo.
Nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, le erogazioni sono aumentate di circa il 7% rispetto ai dodici mesi precedenti. La variazione è sostanzialmente in linea con quella registrata nello stesso periodo dal totale delle società di capitali italiane.
L’aumento dei finanziamenti si inserisce in un quadro di crescita della domanda turistica e potrebbe continuare a sostenere gli investimenti delle imprese del comparto nel corso del 2026.
L’accesso al credito rappresenta un elemento particolarmente rilevante per un settore caratterizzato dalla presenza di numerosi piccoli operatori e da esigenze finanziarie legate alla gestione delle strutture, alla riqualificazione degli immobili, all’efficienza energetica e al rinnovo dell’offerta.
Il tasso di default resta superiore alla media italiana
La crescita del credito non coincide con un miglioramento generalizzato del profilo di rischio.
A fine 2025 il tasso di default delle società di capitali del turismo si è attestato al 4,5%, in lieve diminuzione rispetto al 4,6% di fine 2024. Il dato resta però significativamente superiore al 3,3% rilevato per il totale delle società di capitali italiane.
| Periodo | Turismo | Totale società di capitali |
|---|---|---|
| 2024 Q4 | 4,6% | 3,1% |
| 2025 Q2 | 4,1% | 3,0% |
| 2025 Q4 | 4,5% | 3,3% |
Fonte: Osservatorio CRIF sulle Imprese
Il dato evidenzia quindi una distanza ancora rilevante rispetto alla media nazionale. La rischiosità del turismo non è però uniforme e presenta differenze marcate tra i diversi segmenti della filiera.
Ristorazione, il segmento con il rischio più elevato
I servizi di ristorazione risultano il comparto turistico con il tasso di default più alto. A fine 2025 il valore ha raggiunto il 5,6%, pur segnando un miglioramento di 0,2 punti percentuali rispetto al 5,8% di fine 2024.
Servizi di alloggio e agenzie di viaggio presentano invece livelli sensibilmente più contenuti.
| Periodo | Servizi di ristorazione | Servizi di alloggio | Agenzie di viaggio, tour operator e attività connesse |
|---|---|---|---|
| 2024 Q4 | 5,8% | 2,1% | 1,5% |
| 2025 Q2 | 5,1% | 1,9% | 1,5% |
| 2025 Q4 | 5,6% | 2,4% | 1,8% |
Fonte: Osservatorio CRIF sulle Imprese
A fine 2025 il default era quindi più che doppio nei servizi di ristorazione rispetto ai servizi di alloggio e oltre tre volte superiore a quello delle agenzie di viaggio, tour operator e attività connesse.
Pagamenti ai fornitori, solo un’impresa turistica su quattro è puntuale
Il quadro diventa ancora più problematico osservando i comportamenti di pagamento. I dati dello Studio Pagamenti di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nelle business information, mostrano performance peggiori rispetto alla media delle imprese italiane.
A giugno 2026, soltanto il 23,4% delle imprese turistiche pagava puntualmente i propri fornitori. La percentuale sale al 42% considerando il totale delle imprese italiane.
La differenza emerge anche nei ritardi più consistenti. Il 19,1% delle imprese turistiche registra ritardi superiori a 30 giorni, contro il 12,6% della media nazionale.
Ancora più significativo il dato sui ritardi oltre 90 giorni: riguarda il 6,5% delle imprese turistiche, mentre per il complesso delle aziende italiane la quota è pari al 4,4%.
Il comportamento nei pagamenti conferma quindi un livello di tensione finanziaria maggiore rispetto alla media, con effetti che possono propagarsi lungo la filiera attraverso fornitori, operatori e altri soggetti coinvolti nella gestione dei servizi turistici.
Ristorazione ancora in difficoltà sui pagamenti
Anche in questo caso la ristorazione presenta le performance peggiori.
Nel segmento dei servizi di ristorazione, le imprese che registrano ritardi nei pagamenti raggiungono il 78,4%. La percentuale scende al 67,3% per i servizi di alloggio e al 65,8% per le agenzie di viaggio.
Considerando i ritardi superiori a 90 giorni, la ristorazione raggiunge il 7,1%, contro il 4,8% delle agenzie di viaggio e il 2,8% dei servizi di alloggio.
Il dato sui pagamenti presenta quindi una corrispondenza con quello relativo al rischio creditizio: la ristorazione è il segmento che mostra le maggiori criticità sia in termini di default sia di puntualità nei rapporti commerciali.
Il rischio geopolitico coinvolge anche il turismo
L’analisi CRIF prende in considerazione anche l’impatto delle tensioni geopolitiche sul settore attraverso il Geopolitical Risk Index di CRIF Ratings.
Il turismo italiano si colloca nella fascia di rischio medio. L’esposizione deriva soprattutto dai legami del comparto con altri settori dell’economia e dalle conseguenze indirette degli shock internazionali.
Tra i principali fattori individuati da CRIF figurano la dipendenza dai trasporti, l’esposizione ai costi energetici, il ruolo della filiera agroalimentare e le relazioni con i mercati internazionali.
Il settore turistico presenta quindi una vulnerabilità prevalentemente indiretta. Gli shock geopolitici possono infatti propagarsi lungo una filiera molto articolata, incidendo sui costi e sulla capacità operativa delle imprese.
Uno dei principali canali di trasmissione è rappresentato dal trasporto aereo. Le tensioni internazionali possono incidere sul costo e sulla disponibilità del carburante, sulle rotte, sui costi assicurativi e sull’operatività delle compagnie.
Per il turismo italiano il tema è particolarmente rilevante, considerata la componente internazionale della domanda. Un incremento dei costi di trasporto può ridurre la propensione a viaggiare verso destinazioni più lontane e favorire, in alcuni casi, mete più vicine.
Energia e agroalimentare tra i fattori di vulnerabilità
Un secondo elemento riguarda i costi energetici. Alberghi, ristoranti e altre attività turistiche hanno consumi legati alla climatizzazione, all’illuminazione, alla conservazione degli alimenti e alla gestione degli immobili.
L’aumento dei costi può incidere direttamente sui margini, soprattutto per le imprese di dimensioni ridotte e in presenza di una forte concorrenza.
Per la ristorazione assume inoltre particolare rilievo la filiera agroalimentare. Eventuali aumenti dei prezzi delle materie prime e degli input agricoli possono trasferirsi rapidamente sui costi degli operatori, aggiungendo pressione a un segmento che presenta già i livelli più elevati di rischio creditizio e commerciale.
417mila imprese compongono il turismo italiano
Il sistema turistico analizzato da CRIF comprende circa 417mila imprese. La componente più numerosa è rappresentata dai servizi di ristorazione, con circa 324mila aziende. Seguono i servizi di alloggio, con circa 76mila imprese, e le agenzie di viaggio, che sono circa 17mila. La struttura societaria evidenzia una forte presenza di piccole attività. Le ditte individuali rappresentano il 44% del totale, mentre le società di capitali sono il 33% e le società di persone il 22%.
Anche la distribuzione territoriale è significativa. Il 36% delle imprese turistiche si trova nel Mezzogiorno e nelle Isole, confermando il peso del comparto nell’economia delle regioni meridionali. Tra le singole regioni, la Lombardia concentra la quota più elevata di imprese turistiche, pari al 13%. Seguono il Lazio con l’11,5% e la Campania con il 10,3%.
I dati restituiscono quindi un settore caratterizzato da una domanda in crescita e da una maggiore disponibilità di credito, ma ancora esposto a livelli di rischio superiori alla media nazionale. La situazione appare particolarmente delicata nella ristorazione, mentre l’evoluzione dei costi energetici, dei trasporti e delle materie prime continua a rappresentare un elemento da monitorare per la tenuta finanziaria delle imprese nel corso del 2026.
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