Il decreto legislativo 138/2026 riorganizza il sistema nazionale degli incentivi. Cinque gli strumenti principali affidati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia per le Pmi, Fondo per il venture capital, Beni strumentali-Nuova Sabatini e incentivi per l’aerospazio. Il Fondo per la crescita sostenibile assume un ruolo centrale e viene articolato in quattro sezioni: ricerca e innovazione; start-up e nuove imprese; investimenti produttivi e transizione verde e digitale; accesso al credito e mercato dei capitali. Prevista anche la soppressione di alcune agevolazioni considerate superate o non più operative. Il presidente Longobardi: «La riforma può rappresentare un passaggio importante soprattutto per le piccole e medie imprese, a condizione che la razionalizzazione si traduca in procedure più semplici, tempi certi e reale accessibilità agli strumenti»
Cambia l’architettura degli incentivi pubblici destinati alle imprese italiane. Con il decreto legislativo 138 del 26 giugno 2026 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il 18 agosto, prende forma una nuova fase della riforma del sistema delle agevolazioni, dopo l’approvazione del Codice degli incentivi del novembre 2025. L’obiettivo è ridurre la frammentazione degli strumenti, riordinare le misure sulla base delle rispettive finalità e concentrare gli interventi in un numero più limitato di modelli omogenei.
È quanto evidenzia il Centro studi di Unimpresa nell’analisi del nuovo quadro normativo. Il nuovo assetto concentra l’offerta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy attorno a cinque strumenti principali: Fondo per la crescita sostenibile (Fcs), Fondo di garanzia per le Pmi, Fondo di sostegno al venture capital, Beni strumentali-Nuova Sabatini e incentivi al settore dell’aerospazio.
La riorganizzazione punta a ridurre sovrapposizioni e duplicazioni che negli anni hanno reso il sistema degli aiuti alle imprese complesso e spesso difficile da utilizzare soprattutto per le aziende di dimensioni minori. Il perno della nuova struttura sarà il Fondo per la crescita sostenibile, destinato a operare attraverso quattro sezioni.
La prima sarà dedicata a ricerca, sviluppo e innovazione, comprendendo anche gli Ipcei e interventi per trasferimento tecnologico, trasformazione digitale e valorizzazione della proprietà industriale. La seconda sosterrà la nascita e lo sviluppo di start-up e nuove imprese, comprese cooperative e iniziative a prevalente partecipazione giovanile o femminile, favorendo anche il collegamento con il mercato del venture capital. Una terza sezione sarà dedicata agli investimenti produttivi connessi alla transizione verde e digitale, attraverso i Contratti di sviluppo e specifici bandi tematici. La quarta riguarderà invece l’accesso al credito e al mercato dei capitali, con interventi destinati anche alla continuità aziendale, alla tutela dell’occupazione e al sostegno delle imprese che attraversano situazioni temporanee di difficoltà economico-finanziaria.
La riforma non determina automaticamente il trasferimento nel Fondo per la crescita sostenibile delle risorse oggi destinate alle diverse misure. La confluenza degli stanziamenti dovrà essere stabilita con la legge di bilancio, che individuerà anche la ripartizione delle risorse tra le quattro sezioni.
Successivamente il Mimit dovrà definire, attraverso appositi decreti, la disciplina dei bandi tematici, indicando obiettivi, beneficiari, forme ed entità delle agevolazioni, modalità di erogazione, rendicontazione, monitoraggio, controllo e revoca.
Il decreto dispone inoltre la soppressione di quattro strumenti considerati non più operativi o superati: il voucher per l’internazionalizzazione-TEM con competenza digitali, il credito d’imposta per materiali di recupero, il credito d’imposta sui prodotti da riciclo e riuso e il Fondo rotativo nazionale self-employment. Per i procedimenti già avviati alla data di entrata in vigore del decreto resta applicabile la precedente disciplina fino alla conclusione delle procedure e delle eventuali attività di recupero delle agevolazioni.
«La direzione della riforma appare coerente con un’esigenza manifestatasi progressivamente negli ultimi anni: passare da una politica degli incentivi fondata sulla moltiplicazione degli strumenti a una politica industriale maggiormente concentrata sulle finalità. Per una piccola impresa, la presenza di decine di agevolazioni potenzialmente disponibili non rappresenta necessariamente un vantaggio se l’accesso richiede strutture amministrative specializzate, consulenze onerose o tempi incompatibili con le esigenze degli investimenti. La razionalizzazione può quindi produrre risultati positivi se consentirà alle aziende di identificare più facilmente lo strumento adatto alle proprie necessità. Particolarmente significativo appare il mantenimento di una specifica attenzione al Fondo di garanzia per le Pmi e alla Nuova Sabatini, strumenti direttamente collegati a due questioni centrali per le aziende di dimensioni minori: disponibilità di credito e finanziamento degli investimenti. Allo stesso tempo, l’articolazione del Fondo per la crescita sostenibile mette in relazione quattro esigenze che sempre più spesso si presentano contemporaneamente nella vita delle imprese: innovare, crescere dimensionalmente, finanziare gli investimenti e reperire capitale. La vera verifica della riforma arriverà con i provvedimenti attuativi e con la legge di bilancio. Il riordino normativo rappresenta infatti soltanto il primo passaggio. Per il sistema produttivo, e in particolare per le Pmi, sarà necessario evitare che la concentrazione degli strumenti determini semplicemente il trasferimento della complessità da molte misure a pochi grandi contenitori. La semplificazione dovrà essere misurabile: meno adempimenti, regole uniformi, maggiore digitalizzazione delle procedure, tempi di istruttoria definiti, informazioni facilmente accessibili e certezza sulle risorse disponibili. Il nuovo sistema può diventare uno strumento più efficace di politica industriale proprio se riuscirà a colmare la distanza che spesso separa lo stanziamento pubblico dalla concreta realizzazione dell’investimento privato. La riforma, dunque, apre una fase nuova, ma il suo risultato non potrà essere valutato esclusivamente sulla base del numero degli incentivi eliminati o accorpati. Il parametro decisivo sarà la capacità di portare più rapidamente le risorse verso investimenti, innovazione, credito e crescita delle imprese, con particolare attenzione alla struttura produttiva italiana composta in larghissima misura da aziende piccole e medie» commenta il presidente d Unimpresa, Paolo Longobardi.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, il sistema italiano degli incentivi alle imprese entra in una fase di profonda riorganizzazione. Il decreto legislativo 26 giugno 2026, n. 138, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 3 agosto ed entrato in vigore il 18 agosto, interviene sull’architettura delle agevolazioni pubbliche con l’obiettivo di ridurre la frammentazione accumulatasi nel corso degli anni e di costruire un quadro più coerente degli strumenti a disposizione del sistema produttivo.
Il provvedimento costituisce un ulteriore tassello della riforma prevista dalla legge 27 ottobre 2023, n. 160 e segue, in ordine temporale, l’approvazione del Codice degli incentivi, contenuto nel decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184. La logica dell’intervento poggia su tre direttrici fondamentali: ricognizione delle misure esistenti; riorganizzazione degli incentivi sulla base degli ambiti e delle finalità perseguite; concentrazione degli strumenti in un numero più limitato di modelli omogenei.
Si tratta di un’impostazione particolarmente rilevante per il tessuto produttivo italiano, caratterizzato dalla presenza predominante di piccole e medie imprese. La proliferazione degli strumenti agevolativi, infatti, non determina necessariamente una maggiore capacità delle aziende di accedere agli incentivi. Al contrario, un sistema composto da molte misure, discipline differenti, finestre temporali, requisiti e procedure può aumentare i costi amministrativi e informativi che gravano sulle imprese. La questione centrale della riforma sarà pertanto verificare se alla riduzione quantitativa e alla razionalizzazione degli strumenti corrisponderà anche una semplificazione effettiva dell’accesso alle agevolazioni.
I CINQUE PILASTRI DEL NUOVO SISTEMA.
Il nuovo assetto concentra l’offerta del Ministero delle Imprese e del Made in Italy su cinque strumenti principali. Il primo è il Fondo per la crescita sostenibile (Fcs), previsto dall’articolo 23 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83. È lo strumento destinato ad assumere il ruolo più importante nella nuova architettura. Il secondo è il Fondo di garanzia per le Pmi, che mantiene una funzione strategica nel sostegno all’accesso al credito delle piccole e medie imprese. Il terzo pilastro è rappresentato dal Fondo di sostegno al venture capital, denominato anche Fondo nazionale per l’innovazione, rivolto al rafforzamento del capitale di rischio e allo sviluppo delle imprese innovative. Il quarto è costituito dalla Nuova Sabatini, uno degli strumenti più consolidati per sostenere gli investimenti delle Pmi in beni strumentali. Il quinto riguarda gli incentivi al settore dell’aerospazio, disciplinati dalla legge 24 dicembre 1985, n. 808. La scelta è finalizzata a costruire una struttura più leggibile, nella quale politiche industriali, credito, innovazione, investimenti e sviluppo tecnologico siano ricondotti a pochi grandi strumenti.
IL FONDO PER LA CRESCITA SOSTENIBILE DIVENTA IL PERNO.
La novità più significativa riguarda il Fondo per la crescita sostenibile, al quale il decreto assegna una funzione centrale. Il Fondo viene riorganizzato attraverso quattro sezioni, ciascuna collegata a una precisa area di politica industriale.
La prima sezione riguarda ricerca, sviluppo e innovazione. In questo ambito potranno essere utilizzati, tra l’altro, gli Ipcei, gli Importanti progetti di comune interesse europeo, e bandi tematici dedicati anche al trasferimento tecnologico, alla trasformazione digitale e alla valorizzazione della proprietà industriale. La scelta conferma l’intenzione di concentrare una parte significativa delle politiche di sostegno pubblico sulle componenti tecnologiche e innovative della crescita delle imprese.
La seconda sezione sarà dedicata alla creazione e allo sviluppo di start-up e nuove imprese. Potranno rientrare nel perimetro anche le cooperative e le iniziative caratterizzate da una prevalente partecipazione giovanile o femminile. Il Fondo dovrà inoltre favorire sinergie con il mercato del venture capital, attraverso specifici bandi tematici.
La terza sezione riguarderà gli investimenti produttivi connessi alla transizione verde e digitale. Gli interventi potranno essere realizzati attraverso i Contratti di sviluppo e mediante bandi tematici destinati a programmi strategici e innovativi di maggiore dimensione.
La quarta sezione, particolarmente importante per le Pmi, sarà dedicata all’accesso al credito e al mercato dei capitali. Gli interventi potranno essere utilizzati per sostenere la continuità aziendale, salvaguardare l’occupazione e accompagnare imprese che attraversano una fase temporanea di difficoltà economica e finanziaria.
IL PASSAGGIO DECISIVO SARÀ LA LEGGE DI BILANCIO.
La riorganizzazione normativa, da sola, non determina l’immediata concentrazione delle risorse nel Fondo per la crescita sostenibile. Questo elemento è essenziale per comprendere la reale portata della riforma. Il decreto stabilisce infatti che sarà la legge di bilancio a individuare le risorse da far confluire nel Fondo e a determinarne la ripartizione tra le quattro sezioni. Ne deriva che la nuova struttura disegna anzitutto un’architettura istituzionale e amministrativa.
La sua effettiva capacità di sostenere gli investimenti dipenderà dalla quantità delle risorse che saranno assegnate ai diversi strumenti e dalle modalità attraverso le quali tali risorse saranno rese disponibili alle imprese. È proprio su questo terreno che si misurerà la riforma: meno strumenti non dovrà significare meno sostegno alle imprese, ma una migliore concentrazione delle risorse e una maggiore capacità di trasformare gli stanziamenti pubblici in investimenti effettivamente realizzati.
ENTRO 180 GIORNI LA DISCIPLINA DEI BANDI.
Un altro passaggio rilevante riguarda la fase attuativa. Il decreto prevede che, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio attuativa, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy definisca con propri decreti la disciplina quadro dei bandi tematici relativi alle diverse sezioni. Dovranno essere individuati gli obiettivi, i beneficiari, le forme delle agevolazioni, la loro entità, le modalità di erogazione e rendicontazione, oltre alle procedure di monitoraggio, controllo e revoca. La qualità di questi provvedimenti sarà determinante. Per le piccole imprese, infatti, la disponibilità teorica di un incentivo è solo una parte del problema. Contano altrettanto la semplicità della domanda, la chiarezza dei requisiti, la prevedibilità delle finestre temporali, la rapidità delle istruttorie e la certezza dei tempi di erogazione.
QUATTRO AGEVOLAZIONI VENGONO SOPPRESSE.
La razionalizzazione passa anche attraverso l’eliminazione di alcune misure. Il decreto dispone la soppressione del voucher per l’internazionalizzazione-TEM con competenza digitali, del credito d’imposta in materia di materiali di recupero, del credito d’imposta sui prodotti da riciclo e da riuso e del Fondo rotativo nazionale self-employment. La soppressione non interrompe tuttavia i procedimenti già avviati. Le procedure in corso alla data di entrata in vigore del decreto continueranno a essere disciplinate secondo le regole precedenti fino alla loro conclusione, comprese le eventuali attività finalizzate al recupero delle agevolazioni.
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