L’intelligenza artificiale non promette solo maggiore produttività, ma rischia di riscrivere gli equilibri fiscali e sociali su cui si basano oggi le economie europee È questo uno dei messaggi principali contenuti nello studio “L’impatto dell’IA e la preparazione dell’economia alle sfide del futuro”, presentato dal Fondo Monetario Internazionale durante l’Ecofin informale ospitato da Dublino dalla presidenza di turno irlandese dell’Unione Europea I ministri delle Finanze dei Ventisette hanno discusso, insieme alla direttrice generale del Fmi Kristalina Georgieva, di come rendere le economie europee più pronte a questa trasformazione
Il nodo fiscale, quando il capitale sostituisce il lavoro
Il punto più delicato sollevato dal Fmi riguarda proprio il rapporto tra lavoro e capitale Come si legge nel documento, “se l’IA sostituisce lavoro con capitale, potrebbe spostare una quota maggiore del reddito verso il capitale e modificare le basi imponibili” In altre parole, se le aziende iniziano a preferire sistemi automatizzati e intelligenza artificiale al posto di lavoratori umani, la ricchezza prodotta si sposta progressivamente verso chi possiede quella tecnologia, piuttosto che verso chi normalmente riceve uno stipendio
Questo passaggio non è privo di conseguenze concrete per le casse pubbliche Gran parte del gettito fiscale degli Stati europei deriva oggi da imposte e contributi legati al lavoro dipendente Se una quota crescente della ricchezza prodotta si sposta verso il capitale, le basi imponibili tradizionali rischiano di ridursi, mentre cresce il valore generato da attività meno tassate rispetto al lavoro Per questo motivo il documento “invita quindi a esaminare le differenze di tassazione tra lavoro e capitale”, un tema che il Fmi considera centrale per il futuro delle finanze pubbliche europee
Perché servono nuovi sistemi di sostegno al reddito
Il secondo grande tema affrontato dallo studio riguarda il mercato del lavoro Secondo i dati richiamati dal Fmi, circa il 60% dei lavoratori nelle economie europee più avanzate svolge mansioni esposte all’intelligenza artificiale, una quota che scende al 45% nell’Europa emergente e si attesta intorno al 40% a livello globale
È importante sottolineare, come specifica lo stesso documento, che “l’esposizione non equivale necessariamente alla sostituzione” Circa metà dei lavori più esposti riguarda infatti professioni in cui l’intelligenza artificiale può agire come complemento al lavoratore, aumentandone la produttività invece di sostituirlo del tutto Le mansioni più a rischio di effettiva sostituzione restano quelle amministrative e alcune fasi legate alla vendita al dettaglio, dove il margine di automazione risulta più ampio
Proprio per accompagnare questa fase di transizione, il documento “suggerisce quindi più formazione, riqualificazione, apprendimento permanente, politiche attive del lavoro e sistemi di sostegno al reddito capaci di accompagnare le transizioni” Un lavoratore le cui mansioni vengono effettivamente sostituite dall’automazione, spiega implicitamente il Fmi, non può essere lasciato senza alcuna rete di protezione nel periodo necessario a riqualificarsi o a trovare una nuova occupazione
L’Italia a metà classifica, tra preparazione e produttività
Guardando alla situazione dei singoli Paesi, l’Italia si colloca in una posizione intermedia sia sul fronte della preparazione ad affrontare i cambiamenti tecnologici sia su quello della produttività potenziale legata all’intelligenza artificiale Sul fronte della preparazione, i Paesi più avanzati risultano Danimarca, Olanda ed Estonia, mentre in fondo alla classifica europea si posizionano Bosnia Erzegovina, Bielorussia e Macedonia del Nord
Sul fronte della produttività attesa, i Paesi che secondo il Fmi beneficeranno maggiormente dell’intelligenza artificiale sono oggi Norvegia, Lussemburgo e Svizzera, mentre in coda si trovano Romania, Bulgaria e Polonia In entrambe le classifiche, l’Italia si posiziona quindi in una fascia intermedia, né tra i Paesi più avanzati né tra quelli maggiormente in ritardo
Un dato interessante riguarda la velocità di adozione dell’intelligenza artificiale nell’area euro Secondo quanto rilevato dalla Banca Centrale Europea, la quota di lavoratori che utilizza l’IA nel proprio lavoro è raddoppiata in due anni, passando dal 26% nel 2024 al 41% nel 2025, fino a raggiungere il 52% nel 2026
Energia e amministrazione pubblica, gli altri due fronti aperti
Oltre al tema fiscale e occupazionale, il Fmi individua nell’energia un possibile collo di bottiglia per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Europa I data center, infrastrutture essenziali per il funzionamento dei sistemi di IA, consumano già circa il 3% dell’elettricità europea complessiva, con una domanda destinata a crescere ulteriormente Questi impianti risultano inoltre fortemente concentrati dal punto di vista geografico, soprattutto a Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino, generando pressioni significative sulle reti elettriche locali e sui relativi prezzi La soluzione indicata dal Fmi passa attraverso una maggiore integrazione delle reti elettriche europee, con più interconnessioni transfrontaliere e un coordinamento comune sulla localizzazione dei nuovi data center
Il documento individua infine anche un potenziale ruolo positivo dell’intelligenza artificiale nel settore pubblico, dove potrebbe essere impiegata per migliorare l’amministrazione fiscale, individuare frodi e anomalie, aumentare la compliance tributaria, analizzare meglio gli appalti pubblici e velocizzare le procedure amministrative Il Fmi avverte tuttavia che l’intelligenza artificiale “non deve sostituire il giudizio umano”, e che risultano indispensabili adeguate infrastrutture digitali, capacità amministrativa, protezione dei dati e una costante supervisione umana sui processi automatizzati
Un’incertezza che resta comunque elevata
Nonostante l’ampiezza dell’analisi, lo stesso Fmi riconosce che l’impatto complessivo dell’intelligenza artificiale resta soggetto a un margine di incertezza elevato, sia sul fronte occupazionale sia su quello delle finanze pubbliche Quanti posti di lavoro verranno effettivamente creati, quanti sostituiti e quanti semplicemente trasformati, e con quale rapidità i lavoratori riusciranno a spostarsi tra le diverse mansioni, resta secondo il Fondo una questione ancora tutta da verificare nei prossimi anni, mano a mano che l’adozione dell’intelligenza artificiale proseguirà nelle economie europee, rendendo sempre più urgente, secondo le stesse conclusioni del documento, affrontare per tempo sia il tema della tassazione tra lavoro e capitale sia quello dei sistemi di sostegno al reddito necessari per accompagnare una transizione le cui conseguenze finali restano, almeno per ora, difficili da prevedere con certezza
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



