Dopo uno stallo che si trascinava faticosamente dall’inizio dell’anno, e parecchia rabbia da parte dei candidati, finalmente sono stati liberati i fondi per il maxi-concorso pubblico del ministero della Cultura. Il 16 settembre l’amministrazione ha comunicato ai sindacati di aver sbloccato le risorse per far partire tutte le procedure necessarie con il Formez. Un calvario durato otto mesi, e che però non è ancora finito.
Il Ministero di Alessandro Giuli da un lato e il centro che fa capo alla premier Meloni dall’altro, e che si occupa di ammodernamento delle Pa, se la sono presa comoda, e solo qualche giorno fa qualcosa è cambiato. Il denaro è stato stanziato e finalmente ora Mic e Formez potranno sottoscrivere l’accordo, obbligatorio, per far partire concretamente la macchina organizzativa che porterà alla prova d’esame. Se non ci saranno altri intoppi, questa dovrebbe tenersi a novembre, fa sapere la Fp-Cgil, in un’unica sede, la Fiera di Roma. Ma tutto è ancora incerto.
Come funziona il concorso Mic e perché c’è così tanta attesa
Diciamo subito che il bando, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 dicembre 2025 e gestito secondo le regole Ripam, è ormai chiuso da gennaio 2026, quindi non è più possibile candidarsi, ma, visto che mette in palio ben 1.800 posti a tempo pieno e indeterminato nell’area assistenti del Ministero della Cultura, rappresenta un’occasione davvero d’oro per migliaia di italiani che guardano sempre alla Pa come a un’oasi felice. Non a caso la prova l’hanno tentata in 200.000. Gli zeri sono giusti.
Un plotone pronto a dividersi in due profili: 1.500 assistenti alla tutela, all’accoglienza e alla vigilanza del patrimonio e dei servizi culturali (codice 01), sono per capirci quelle figure che incontriamo ogni giorno nei musei, negli archivi e nelle biblioteche statali, e 300 assistenti tecnici dedicati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio (codice 02), che hanno invece compiti più operativi di supporto tecnico-specialistico. In fase di domanda ciascun candidato ha dovuto scegliere una sede e un codice concorsuale, la ripartizione poi però sarà su base regionale e anche provinciale.
Le candidature si sono chiuse il 10 gennaio scorso, ma una delle leve più interessanti di questa selezione è che per partecipare bastava il diploma superiore, per di più senza vincoli di indirizzo specifico per il profilo vigilanza. Gli altri requisiti erano quelli generali validi per l’accesso alla Pubblica amministrazione, tra cui cittadinanza italiana o di un Paese Ue, maggiore età e godimento dei diritti civili e politici.
Inoltre, a differenza di tantissimi altri concorsi, il bando non prevedeva né una prova preselettiva né un colloquio orale, perché tutto di fatto si gioca con un’unica prova scritta, a quiz, con batterie di domande diverse per i due profili e materie che spaziano da nozioni di diritto e organizzazione della Pa a elementi di tutela del patrimonio culturale. Il bello è che le commissioni esaminatrici erano state nominate tra febbraio e marzo e sono quindi operative ormai da mesi, ma fino a pochissimi giorni fa sembrava che questo concorso fosse fantasma, perché mancava ancora tutto, soprattutto la data.
Cos’è successo in questi mesi
Ministero della Cultura e Formez Pa, l’ente della Presidenza del Consiglio che organizza materialmente le prove di decine di concorsi pubblici ogni anno, non avevano ancora sottoscritto la convenzione necessaria a organizzare aule, sedi, commissari e quant’altro. Una matassa economica e amministrativa che per mesi si è ingigantita fino a farsi sempre più ingarbugliata, con i sindacati che da tempo denunciano ritardi cronici e una carenza di personale nel dicastero della Cultura che supera ormai le 7mila unità.
L’apice si è toccato quando, a metà luglio, in un acceso incontro con il Mic, le sigle sindacali ipotizzavano che la prova, nella migliore delle ipotesi, non si sarebbe fatta prima di ottobre. Il motivo? Ufficialmente, l’agenda fittissima del Formez, apparentemente vittima di un sovraccarico gestionale per via dei tanti concorsi Ripam da orchestrare. Cosa che non è affatto piaciuta ai 200mila candidati in attesa di indicazioni, ormai del tutto inermi e rassegnati.
Oltre al malcontento dei singoli – che pure non può essere declassato a meno importante – c’è da dire che il governo non ne esce benissimo di fronte a una selezione di questa portata che resta in balia degli eventi, tra rinvii e incertezze, per di più in un settore sempre più strategico del nostro sviluppo economico.
Il ministero della Cultura infatti gestisce direttamente musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, e da anni denuncia organici sotto la soglia minima operativa. Se mancano gli assistenti alla vigilanza, significa molto banalmente – e forse vi sarà capitato anche quest’estate di notarlo – che alcune sale restano chiuse, magari a rotazione, che gli orari di apertura vengono ridotti, e le ricadute sul turismo e più in generale sulla fruizione del patrimonio artistico sono pesanti.
Fondi sbloccati e prova a novembre?
Il punto di svolta è arrivato fortunatamente il 9 settembre, quando il ministro Giuli ha incontrato le organizzazioni sindacali e ha ufficialmente dichiarato che lo stanziamento necessario per attivare la convenzione con il Formez è arrivato. Una settimana dopo, il 16 settembre, la Fp Cgil ha confermato che l’amministrazione ha riaperto il confronto con il Formez per organizzare la prova nel mese di novembre presso la Fiera di Roma, location già rodata per altri maxi-concorsi pubblici degli ultimi anni.
Quantomeno ora un’indicazione temporale ce l’abbiamo, anche se manca ancora l’atto ufficiale. Considerato che per legge il calendario va pubblicato sul portale InPA con almeno quindici giorni di preavviso, è abbastanza probabile che i candidati avranno una finestra ristrettissima per organizzarsi una volta uscito l’avviso definitivo.
A questo punto resta da capire se novembre sarà davvero la volta buona o se, come già accaduto quest’anno, la data slitterà ancora. I sindacati intanto non mollano e continuano a monitorare da vicino la vicenda, anche perché il caso Mic non è certo isolato. Il Formez ha accumulato gravi ritardi su diversi altri concorsi nel corso del 2026, e in tanti si chiedono sempre più insistentemente se l’ente sia davvero in grado di smaltire quel carico di lavoro, oppure no. Per chi si è candidato, intanto, il consiglio è di tenersi pronti perché quando arriverà la convocazione ufficiale il tempo per prepararsi sarà, come visto, e come da regola, di appena due settimane.
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