Nel corso dell’anno accademico passato la nostra università ha proseguito il suo percorso di sviluppo e di rafforzamento della Faculty e degli studenti: sono stati reclutati dal mercato internazionale numerosi nuovi docenti, poche settimane fa sono state accolte le nuove matricole, studenti e studentesse che provengono da tutto il mondo e hanno superato una selezione sempre più dura per effetto della crescita continua delle domande; sono cresciuti i finanziamenti e i riconoscimenti internazionali per i nostri ricercatori ed è ulteriormente migliorato il nostro posizionamento in alcuni dei principali ranking internazionali. È inoltre continuato lo sforzo di ampliamento dei nostri confini disciplinari, avviato ormai dall’inizio degli anni Duemila.
La Bocconi nel mondo
La Bocconi è sempre più un ateneo europeo e internazionale, con radici forti e salde nella propria città, Milano, e nel proprio Paese, l’Italia. Chi studia, insegna, ricerca e lavora nella nostra università ha la fortuna di vivere un campus – del quale ci parlerà fra breve il nostro consigliere delegato – ricco di giovani provenienti da oltre 100 Paesi del mondo, fortemente caratterizzato da diversità di genere, di nazionalità, di etnia, di credo, di abilità e di orientamento sessuale.
È un ambiente ricco di stimoli, di iniziative e di opportunità: una porta aperta per giovani che arrivano da ovunque e che qui iniziano il proprio percorso di cittadini del mondo. Molti degli studenti stranieri che arrivano in Bocconi si fermano a lavorare in Italia dopo la laurea, alleviando la carenza di giovani di cui soffre il nostro Paese. Quelli che invece trovano lavoro all’estero rappresentano anche i migliori ambasciatori della lingua e della cultura italiane nel mondo.
Mobilità sociale e sostegno agli studenti
Negli ultimi 20 anni la nostra università ha potenziato in modo significativo il proprio ruolo di ascensore sociale, incrementando in misura rilevante gli investimenti destinati al sostegno di giovani che provengono da famiglie non agiate attraverso borse di studio, esoneri, semiesoneri, prestiti agevolati e altre forme di sostegno finanziario. Di questo parlerà in modo più articolato il rettore fra poco. In questa breve introduzione vorrei invece soffermarmi su un tema più generale che tocca i giovani.
Il ruolo dell’università nel futuro dei giovani
Le università, come noto, si occupano di ampliare i confini della conoscenza attraverso l’attività di ricerca e di offrire agli studenti le competenze, le conoscenze e più in generale la preparazione per affrontare con fiducia il proprio futuro nel mondo del lavoro e nella società così come l’incertezza e i conflitti che connotano il nostro tempo. In questo senso le università svolgono un ruolo cruciale a favore dei giovani. In questo periodo storico tuttavia in particolare nei Paesi più sviluppati come il nostro vi sono due fattori che sfavoriscono anziché favorire il futuro dei giovani: l’evoluzione demografica e quella del debito pubblico.
Sul fronte demografico, come noto, il continuo calo del tasso di natalità degli ultimi decenni ha causato un progressivo invecchiamento della popolazione con un conseguente deterioramento del rapporto fra popolazione anziana e popolazione in età lavorativa. In Italia questo rapporto è destinato a peggiorare rapidamente: secondo le più recenti proiezioni Ocse, entro la metà degli anni ‘50 avremo circa 77 persone con più di 65 anni ogni 100 persone tra 20 e 64 anni, rispetto alle 42 di oggi. In altre parole, avremo poco più di una persona in età lavorativa per ogni anziano. Una dinamica che eserciterà una pressione crescente sui sistemi previdenziali e, più in generale, sul nostro sistema di welfare.
Debito pubblico e generazioni future
Il secondo fattore penalizzante per i giovani che entreranno nel mondo del lavoro nei prossimi anni è rappresentato dalla dinamica del debito pubblico. Il Fondo Monetario Internazionale stima che il debito pubblico globale sia salito a poco meno del 94% del pil nel 2025 e possa raggiungere il 100% entro il 2029, un livello precedentemente raggiunto nell’epoca moderna solo al termine della Seconda Guerra Mondiale. Ad alimentare questa dinamica sono soprattutto le economie più avanzate come la nostra, che ricorrono al debito per fronteggiare da un lato crescenti pressioni sul fronte della spesa (difesa, welfare, transizione climatica) e dall’altro maggiori oneri per interessi.
Naturalmente è una semplificazione ritenere che ogni forma di indebitamento sia da respingere. Il debito, infatti, è uno strumento che può assumere valenza negativa o positiva a seconda degli obiettivi al quale lo si collega. È un vincolo quando foraggia spesa corrente improduttiva, alimenta forme di rendita o costituisce l’alibi per rinviare riforme politicamente costose. È una leva quando finanzia investimenti in grado di attivare un moltiplicatore di prosperità futura in termini di produttività, innovazione e coesione sociale, come nel caso degli investimenti in istruzione, ricerca, infrastrutture, salute, tutela dell’ambiente o transizione energetica.
L’accumulo di debito, soprattutto in presenza di scarsa crescita, bassa produttività ed elevata spesa per interessi, rappresenta tuttavia sempre un fardello sulle spalle delle future generazioni e un vincolo allo sviluppo.
Demografia, debito e contrasto generazionale
La combinazione dei due fattori che ho descritto, il calo demografico e l’incremento del debito pubblico, fa sì che i giovani studenti di oggi, futuri lavoratori di domani, si troveranno a fronteggiare un debito pro capite più elevato di quello attuale e a sostenere una generazione di pensionati molto più numerosa di quella di oggi. Il rischio implicito è quello di un contrasto generazionale, che vede i giovani di oggi, e in particolare le generazioni future, penalizzati dalle scelte assunte dalle classi dirigenti di oggi.
Adoperarsi affinché le finanze pubbliche siano gestite in modo responsabile è importante, così come lo è stabilire priorità strategiche con orientamento di lungo periodo e disegnare politiche coerenti con esse, anche se i principali beneficiari di tali scelte coincidono solo in parte con il corpo elettorale attuale. Come osservato di recente da Ignazio Angeloni, fellow del nostro Institute for Euopean Policymaking, l’Unione Europea ha oggi 450 milioni di abitanti, di cui 375 possono votare. Di questi i giovani, quelli con età inferiore a 30 anni, sono il 17%, mentre gli anziani, ossia quelli con più di 65 anni, sono attorno al 27%. Quelli nell’età di mezzo, più forti per capacità di lavoro e reddituale, sono il 56%. In prospettiva la quota di elettori giovani è destinata a ridursi ulteriormente, con l’effetto che le scelte politiche che verranno adottate in futuro sui temi più rilevanti – finanza pubblica, immigrazione, politiche climatiche, difesa – saranno decise da governi eletti con un contributo minoritario e sempre più ridotto dei giovani. Si tratta di politiche che hanno orizzonte temporale e impatto di lungo periodo. Questo significa che i giovani ne subiranno per intero l’impatto, mentre gli anziani solo in minima parte.
La missione dell’università
La missione dell’università si salda con l’interesse pubblico perché può contribuire concretamente a innescare un circuito virtuoso che fa leva sulla mobilità sociale e sul merito, per trasformare i talenti in una classe dirigente competente, aperta ai cambiamenti, con elevato senso civico, che non consideri la responsabilità sociale e il bene comune come semplici accessori. Concorrere alla soluzione dei problemi del nostro tempo, stimolando la ricerca di impatto, l’innovazione e la creatività. Arricchire il dibattito pubblico con interventi, analisi ed evidenze fattuali, per contrastare la disinformazione attraverso il pensiero critico. Perseguendo queste missioni l’università esercita pienamente il proprio ruolo.
Come istituzione universitaria siamo naturalmente proiettati verso il futuro. Il nostro impegno educativo è rivolto a cittadini, manager, studiosi, civil servant di domani. La nostra ricerca produce e diffonde conoscenza, per contribuire a risolvere i problemi di oggi e per migliorare la società che verrà. Il rettore avrà modo di affrontare nella sua relazione, in modo più articolato e approfondito, questi temi.
Il piano della Bocconi e il futuro dell’ateneo
Il prossimo 31 ottobre il consiglio di amministrazione della Bocconi concluderà il suo mandato quadriennale. Desidero ringraziare in modo particolare tutti i membri del consiglio per il loro sostegno e il loro impegno durante un anno intenso e ricco di soddisfazioni per la nostra università, come riferirà lo stesso rettore. Alla fine dello scorso anno il consiglio ha discusso approfonditamente e approvato un piano che ci guiderà fino alla fine di questo decennio. È un piano che prevede investimenti significativi, oltre che nella mobilità sociale, nelle nuove tecnologie al servizio della didattica e della ricerca, nel reclutamento di nuovi docenti e ricercatori e nell’ampliamento dei confini disciplinari del nostro ateneo. Come in passato, il piano prevede obiettivi precisi, articolati in target misurabili. Sarà cura del consiglio che ho l’onore di presiedere monitorare il perseguimento di questi obiettivi e adottare gli eventuali interventi correttivi.
Un ringraziamento particolare va al nostro consigliere delegato Riccardo Taranto, il quale terminerà il suo incarico fra poche settimane. Dopo otto anni di brillante guida della componente amministrativa dell’università Riccardo lascia un ateneo in eccellente salute economica, finanziaria e patrimoniale. A lui va la gratitudine del consiglio di amministrazione, dei colleghi della faculty e dello staff amministrativo e di tutta la comunità bocconiana per l’impegno, la professionalità e la passione profusi, così come per i brillanti risultati raggiunti in questi otto anni. Personalmente lo ringrazio per la trasparenza e la correttezza che hanno sempre caratterizzato il nostro rapporto.
Il rinnovo della presidenza
Vorrei ringraziare Guido Tabellini, che mi ha affiancato in questo primo mandato di presidenza in qualità di vicepresidente. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare in grande sintonia, confrontandoci sempre sulle questioni più rilevanti di nostra competenza. Avere al mio fianco una persona della statura intellettuale e dell’integrità di Guido è stato per me motivo di serenità e al contempo di arricchimento personale. Confido nel fatto che il confronto costruttivo che abbiamo avuto in questi anni, per me così importante, possa continuare anche in futuro.
Lo scorso 30 luglio il consiglio di amministrazione della Fondazione Bocconi, cui compete la nomina di 10 dei 19 consiglieri di amministrazione della nostra università, fra i quali il presidente, ha deciso di rinnovare il mio mandato per altri quattro anni fino all’ottobre 2030. Al presidente Mario Monti, al consigliere delegato Angelo Provasoli e a tutti i membri del consiglio di amministrazione della Fondazione va la mia gratitudine per la fiducia rinnovatami. Sarà naturalmente mio impegno fare il possibile per essere all’altezza di questa fiducia.
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