Genova. “Su Amt pendono quattro istanze di fallimento, di cui una della Procura. Chiudiamo la procedura di composizione negoziata della crisi, poi ci saranno tutte le condizioni per proseguire il servizio di trasporto pubblico. Siamo molto vicini alla meta e questo non è un risultato dell’amministrazione Salis, è un risultato della città“. Sono le parole di Alessandro Terrile, vicesindaco di Genova, durante la commissione consiliare fiume convocata a Tursi su richiesta di Pietro Piciocchi (Vince Genova) e Paola Bordilli (Lega) per fare il punto sul piano di risanamento dell’azienda e sui tagli al servizio previsti con l’entrata in vigore dell’orario invernale il 14 settembre.
Non mancano passaggi in risposta agli attacchi che arrivano dall’opposizione. “Il problema è l’incendio o chi sta cercando di spegnerlo? Non vado a caccia del piromane, ma non vorrei scambiare chi sta cercando di spegnere l’incendio per chi l’ha appiccato“, aggiunge Terrile che ringrazia da un lato i lavoratori di Amt “che hanno consentito che il trasporto pubblico proseguisse” e dall’altro gli utenti: “Hanno tutto il diritto di lamentarsi e dire che è colpa nostra, ma penso che abbiano capito la complessità che stiamo vivendo. Quest’azienda però è capace di uscire dalla crisi e siamo molto vicini al risultato”.
Intanto però preoccupa l’aumento del costo del gasolio che pesa anche sul trasporto pubblico. “Abbiamo un grosso problema – lancia l’allarme il vicesindaco -. L’aumento sta costando circa 500mila euro al mese, quindi per i primi sei mesi sono 3 milioni. È un tema che pesa. I contratti prevedono che l’aumento dei costi sia messo a carico degli enti affidanti: Città metropolitana, Comune, Regione e Governo dovranno farsene carico nei prossimi mesi perché rischia di mettere in difficoltà un piano di risanamento che sta funzionando”. All’orizzonte anche il dibattito sulla rimodulazione dei fondi nazionali che potrebbe far perdere ulteriori risorse a Genova e alla Liguria.
Amt, i passi per uscire dalla crisi
Lo scoglio più importante da superare ad oggi è l’omologa del piano di ristrutturazione del debito che dovrà arrivare dal Tribunale, condizione necessaria per garantire la continuità aziendale e presentarsi “in piedi” alla scadenza delle misure protettive, prorogate fino al 21 ottobre. Un piano che si basa in sostanza sullo stralcio del 50% dei crediti per i fornitori chirografari. “Per questo serve l’accordo coi creditori, ma siamo molto a buon punto – riferisce Terrile -. Alla luce di voti già espressi e riunioni avvenute, l’azienda conta entro fine settembre, quindi entro due settimane, di aver raggiunto le percentuali necessarie, il 60% in ogni classe di creditori e il 60% complessivo”.
Finché non avverrà questo passaggio, ha ribadito il vicesindaco, l’assemblea non potrà approvare il bilancio 2024. Di cui però nel frattempo emergono i numeri definitivi, riportati in aula dallo stesso Terrile: una perdita di quasi 56 milioni di euro e un deficit patrimoniale di 37,5 milioni. Quello del 2025, non ancora approvato dal consiglio d’amministrazione, prevede perdite per 26,4 milioni. “Il contenimento delle perdite – spiega il vicesindaco – deriva essenzialmente dal fatto che, a partire da giugno 2025, quindi dopo la segnalazione dello stato di crisi, gli enti locali hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare prima, cioè erogare contributi ad Amt. In particolare il Comune ha messo 7,5 milioni in più, la Regione 12-13 milioni in più”.
Perentorio il monito del presidente di Amt Federico Berruti: “Abbiamo di fronte 5-6 settimane nelle quali accadranno o non accadranno gli eventi dai quali dipendono gli esiti della procedura di composizione negoziata della crisi. Nel primo caso si esce dalla procedura giungendo a una serie di accordi di ristrutturazione del debito omologati dal tribunale e quindi remissione in bonis della società. Se non si raggiunge questo risultato, lo sbocco previsto dall’ordinamento è una procedura concorsuale e sono quattro le domande di liquidazione giudiziale. È uno sbocco che renderebbe la gestione dell’azienda e del servizio molto più difficile rispetto al primo scenario. Rievocare un ritorno a una situazione precedente, come se si potesse fare retromarcia, è bello da pensare e utile a riscuotere consenso, tuttavia non è realistico“.
Se arriverà l’ok dal Tribunale di Genova potranno scattare le altre misure previste dal piano di risanamento. Il Comune, grazie anche ai 40 milioni per investimenti stanziati ad hoc dalla Regione, ricapitalizzerà l’azienda per più di 70 milioni. “Amt rimarrà un’azienda pubblica con gli stessi soci, la compagine sarà sostanzialmente identica”, assicura Terrile. E poi gli incrementi sul contratto di servizio, dato che una delle cause della crisi è stata proprio la sotto-compensazione quantificata da PwC in 59,4 milioni di euro. Il Comune ha messo sul piatto 5 milioni, la Città metropolitana 700mila euro, mentre sui 15 milioni dovuti dalla Regione arriva una schiarita dopo settimane di polemiche: “Ieri è stato emanato un decreto che eroga i primi 6,7 milioni“, spiega il vicesindaco in aula, mentre Gabriella Rolandelli, direttrice generale d’area della Regione, riferisce che sono stati erogati “circa l’83%” dei 110 milioni complessivi promessi da Bucci.
“L’obiettivo è la remissione in bonis, nel 2027 tenere i binari del piano e poi mettersi a disposizione per diventare l’attore di un sistema di mobilità moderno – conclude Berruti -. Penso che Amt possa diventare nell’orizzonte del piano una delle migliori aziende di trasporto pubblico di questo paese, ci sono tutte le condizioni perché questo accada. Oggi il prezzo che va pagato è un sacrificio da parte di tutti, nel dibattito non è corretto contrapporre cittadini utenti a cittadini lavoratori”.
Il rebus dei tagli al servizio, Terrile: “Abbiamo preso tempo”
Ma uno degli ingredienti del piano di risanamento è l’efficientamento, che comprende anche una riduzione del servizio. Il taglio delle corse con l’orario invernale vale circa il 10% rispetto al servizio effettuato l’anno scorso con la promessa di garantire le fasce orarie di punta e la regolarità. Le risorse extra per 2 milioni servono solo a “guadagnare tempo per confrontarci“, mette in chiaro il vicesindaco. Ovviamente, date le condizioni economiche, nessun ripristino all’orizzonte dei servizi già tagliati, ossia Navebus e Taxibus.
Dopodiché andrà comunque portata a casa la famigerata revisione della rete: “L’impressione che ci deriva anche dal confronto fatto in queste settimane con municipi, consumatori, sindacati, è che sia la trasposizione anno dopo anno di una rete anni ’70 che non è detto che corrisponda alle esigenze attuali della città”. L’obiettivo dichiarato anche da Berruti è “erogare un migliore servizio allo stesso costo“. L’idea in prospettiva è articolare la rete intorno a una serie di nodi intermodali, quello che oggi rappresenta Brignole.
Ma le preoccupazioni non mancano in vista delle prossime settimane. Da un lato potranno entrare in servizio i nuovi bus del progetto di forza tra flash charging in Valbisagno e filovia sul percorso centrale (pur coi tempi dei lavori per potenziare la rete elettrica), dall’altro si contano oltre 100 autisti in meno rispetto all’anno scorso per l’effetto combinato di dimissioni volontarie, prepensionamenti e blocco del turnover. Il timore è che le garanzie di puntualità pretese anche dalla sindaca Silvia Salis rimangano lettera morta.
“Dovete presentare un piano di emergenza per la gestione del servizio – interviene Bruno Manganaro di Federconsumatori -. Quello che fa imbestialire l’utenza è attendere nell’incertezza, non sapendo se il bus passerà tra 10 o 15 minuti o se non passerà mai. Venerdì abbiamo chiesto una cosa banale: come si articola la riduzione del 10%? Il documento non è mai arrivato”.
A spiegare i criteri è poi il direttore generale Nicola Pascale: “Nella definizione dei tagli abbiamo cercato di incidere il meno possibile sulle direttrici principali come 1, 13, 17, 14. In maniera più significativa abbiamo inciso, soprattutto per quanto riguarda la rete di adduzione e la rete locale, sulle ore di morbida, laddove era era possibile farlo. Molte linee locali non sono state affatto toccate, perché avevano già servizi molto contenuti. Per garantire l’affidabilità abbiamo costruito i turni sull’effettiva disponibilità dell’azienda di uomini e mezzi, quelli che siamo certi di poter mettere in campo quotidianamente. In precedenza il servizio programmato non è stato sempre commisurato a questi due fattori della produzione”.
Sul fronte del servizio extraurbano, dopo la rivolta dei sindaci dell’entroterra che ha aperto un fronte politico interno alla stessa maggioranza, stanno arrivando gli accordi: “Ringrazio Amt per il grande lavoro di confronto che ha portato a un deciso miglioramento nella rimodulazione, ma il tema dei corrispettivi c’è tutto”, spiega Terrile.
Il vicesindaco snocciola i numeri: “Nessuno è insensibile alle conseguenze dei tagli, ma dobbiamo anche verificare a cosa corrispondono rispetto al contratto di servizio. Nel 2024 Amt ha erogato sul bacino extraurbano il 21,91% in più dei chilometri dovuti. Chi li ha pagati? Nessuno. Sul bacino urbano il 12,45% in più, anche questi pagati da nessuno. Occorre riportare i numeri al contratto di servizio oppure integrare in maniera significativa per pagare i maggiori chilometri. Quando sentiamo alcuni sindaci che dicono inaccettabile, è quello che il Comune di Genova sta facendo da giugno 2025: eroghiamo risorse e siamo costretti a tagliare il servizio. Dobbiamo recuperare un gap evidente tra quello che i Comuni pagano e Amt produce. Il corrispettivo pagato dai Comuni è fermo al 2014″. Per giunta gran parte delle sotto-compensazioni (35,6 milioni su 59,4) sono imputabili proprio al servizio extraurbano.
Nessuna revisione tariffaria, il tema è l’integrazione Amt-Trenitalia
“Non ci saranno revisioni tariffarie – annuncia Terrile – perché il piano funziona un po’ meglio del previsto. L’analisi degli abbonamenti al 30 giugno dà un risultato superiore alle previsioni”. Dunque si va avanti col piano varato il 1° novembre, comprese le agevolazioni: under 14 gratis senza limiti di reddito, over 70 solo sotto i 12mila euro di Isee (altrimenti abbonamento scontato a 120 euro), non si paga mai di notte (dalle 22 alle 5) e di domenica. Proprio queste misure permetteranno all’azienda di incassare nuovi contributi dal ministero dell’Ambiente: si prevedono 2 milioni nel 2026 (proprio nelle ultime ore è arrivato il decreto con l’anticipo del 10%), 8 milioni nel 2027, altrettanti nel 2028 e gli ultimi 2 milioni nel 2029.
Ma il vero tema che si pone è l’integrazione (tariffaria e non solo) con Trenitalia. “Uno dei grandi errori del passato è stato considerare Trenitalia come concorrente e non come partner commerciale – ribadisce il vicesindaco -. Grazie ai lavori del nodo ferroviario e all’acquisto dei treni avremo la possibilità di fare integrazioni importanti per l’utenza. Il futuro è tornare a una bigliettazione unica integrata, quella che esisteva dieci anni fa, che consentirà di sfruttare appieno l’integrazione gomma-ferro”.
A valle del lungo contenzioso degli anni scorsi, il piano di risanamento prevede di pagare a Trenitalia 5 milioni subito, altri 6 milioni spalmati in sei anni e il resto attraverso strumenti di partecipazione patrimoniale che alcuni vedono come una pericolosa anticamera per l’ingresso nel capitale sociale. Nel frattempo si sta facendo largo l’ipotesi di costituire un consorzio con l’azienda ferroviaria. Berruti parla di “prospettiva commerciale e industriale“.
“Il necessario passo avanti nell’integrazione è trovare metodi più certi per tutti di divisione del ricavo del biglietto integrato che dovranno camminare sulle gambe della tecnologia, ma il tema è trovare un luogo in cui questi denari si dividono senza dover andare in tribunale e trascinare per anni controversie che impediscono rapporti normali – commenta ancora Terrile -. Nessuno vuole immaginare privatizzazioni o vendite di quote. Trenitalia riceve una quantità di denaro enorme dalla Regione e non ha senso che Amt faccia concorrenza. Vanno trovati accordi su orari, tariffe, servizio e non ci siano distorsioni nei rapporti”.
I sindacati: “I costi non si possono scaricare sui lavoratori”
“Il costo della crisi non può essere scaricato sui lavoratori”, ribadiscono in modo unanime i sindacati. Tutti, anche se con toni diversi, dicono categoricamente no all’eventualità (puramente teorica ad oggi) della privatizzazione e lanciano un monito: l’azienda dovrà arrivare alla scadenza dei contratti di servizio (2029 e 2030) e ottenere nuovamente l’affidamento in house.
I lavoratori Amt sugli spalti dell’aula rossa
“È indiscutibile che il servizio nei prossimi mesi sarà insufficiente e i cittadini se la prenderanno con gli autisti – sottolinea Edgardo Fano della Faisa Cisal -. La puntualità è l’elemento essenziale. Ci auguriamo che il 2027 si apra con un volume diverso e l’unico modo è trovare ulteriori risorse. I lavoratori hanno già fatto sacrifici”. “Non siamo d’accordo sui tagli, nessuno è contento – fa eco Giuseppe Gulli della Uil Liguria -. Dobbiamo aprire un confronto ma considerando tutti gli elementi”. “Stiamo tirando avanti grazie allo sforzo di chi ogni giorno lavora in questa azienda – interviene Francesca Parodi della Rsa Filt Cgil -. Abbiamo alle spalle 15 mesi difficilissimi, abbiamo subito gravi aggressioni verbali e fisiche. La nostra salvezza è camminare secondo le previsioni del piano”. “Ci troveremo con una carenza di mezzi e autisti, tutto questo ricade sui lavoratori che continueranno a pagare”, ricorda Roberto Piccardo della Fna Ugl.
“Se il trasporto pubblico è anche un servizio sociale, questo non deve essere a carico dell’azienda – continua Antonio Vella della Fit Cisl -. La politica si metta insieme senza fare propaganda per salvare un’azienda che è stata mandata in crisi ed era il fiore all’occhiello della città. L’obiettivo non deve essere solo salvarla, ma anche tenerla ad alti livelli”. “In questo anno e due mesi la gestione è stata a dir poco disastrosa, l’immagine di Amt è pesantemente appannata nonostante l’impegno che mettono lavoratori tutti i giorni per garantire un servizio in condizioni difficilissime. È stato inferto un colpo molto pesante alla credibilità della gestione pubblica del Tpl”, accusa Maurizio Rimassa dell’Usb. “Che cosa succederà dal 22 ottobre? Quali sono le garanzie per i lavoratori? Bisogna smettere di discutere solo di quanto manca, dobbiamo discutere del modello che vogliamo costruire”, aggiunge Alessandro Bianchi di Orsa Tpl.
Fuori dal coro Paolo Bruzzone della Cub Trasporti: “Da lunedì 190 turni che dovrebbero saltare, mi permetto di dare il mio dissenso completo. Non è un piano di risanamento, si sta affossando l’azienda per metterla in mano un domani al privato di turno, questi sciacalli che vanno in giro. Dobbiamo pagare il conto di scelte politiche sbagliate. Quando qualcuno arriverà dal mio sportello a insultarmi li mando da voi? Recuperiamo dei soldi, ma non sul nostro groppone. Amt si metta in condizioni di far pagare la gente che usa l’autobus, non siamo il Fatebenefratelli”.
L’opposizione resta sulle barricate
La Lega punta il dito anzitutto sui disservizi. “In Valle Stura erano stati presentati orari da farsa, ci chiediamo chi abbia scritto questi orari e chi stia gestendo la mobilità dei nostri figli”, accusano la capogruppo Paola Bordilli e il consigliere Alessio Bevilacqua. Nel capoluogo ligure la sforbiciata “va a colpire e ridimensionare un servizio che già nel corso dell’ultimo anno ha subito disastri e disservizi imponenti, tra corse saltate, ritardi cronici e mezzi insufficienti”. Dito puntato anche sui costi della gestione e sulle figure al vertice: “Mentre si tagliano le corse ai cittadini, scopriamo che sono stati bruciati oltre 1.055.000 euro in consulenze esterne negli ultimi 14 mesi. Un paradosso inaccettabile”. Ma la stessa cifra, ha replicato Terrile, era stata superata quando ancora non c’era la crisi aziendale.
“Per fermare una volta per tutte questa deriva e difendere un bene primario della nostra comunità, predisporremo e porteremo al voto un documento ufficiale: chiederemo l’impegno di tutte le forze politiche e il voto espresso di ciascun consigliere per dire un no netto e definitivo a qualsiasi ipotesi di privatizzazione, garantendo che Amt rimanga al 100% pubblica e al servizio dei cittadini”, concludono i rappresentanti della Lega.
“Rassicuriamo il vice sindaco Terrile. Nessuno vuole confondere chi ha appiccato l’incendio con chi lo sta spegnendo. Anche perché è del tutto evidente l’impegno di Regione Liguria e del presidente Marco Bucci in prima persona per garantire le risorse necessarie alla messa in sicurezza dell’azienda. Se si vuole proprio scegliere la metafora dei pompieri, potremmo dire che nelle manichette usate per spegnere il fuoco stanno scorrendo i milioni erogati dall’amministrazione regionale per fornire liquidità all’azienda. E che l’incendio è semmai divampato, rischiando di finire fuori controllo, quando qualcuno ha soffiato sul fuoco delle polemiche che hanno allarmato fornitori e creditori per una situazione descritta con toni apocalittici del tutto inadeguati per un’azienda che per anni ha sempre garantito il servizio e i pagamenti”. Così interviene Matteo Campora, consigliere regionale capogruppo di Vince Liguria e coordinatore regionale di Liguria insieme
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