Il mercato dei titoli a reddito fisso sta attraversando una fase di vendite che ha riportato l’attenzione degli investitori sulla sostenibilità del debito sovrano. Le vendite nel mercato obbligazionario, particolarmente evidenti in bund tedeschi e Treasury statunitensi, rispondono a una combinazione di fattori che va oltre la politica monetaria delle banche centrali.
L’aumento dei deficit pubblici, l’aumento dei bisogni di finanziamento e la competizione per il capitale generato dall’investimento in intelligenza artificiale spingono al rialzo i premi a termine su entrambi i lati dell’Atlantico, a cui si aggiunge la persistenza di rischi inflazionistici legati all’energia. Il risultato è un ambiente in cui i rendimenti potrebbero continuare a salire prima di stabilizzarsi, con implicazioni dirette per la gestione dei portafogli e la valutazione del reddito variabile.
Perché aumentano i rendimenti dei titoli?
Gregor Kapferer, Head Developed Markets Fixed Income presso Vontobel, colloca l’origine del movimento in due piani distinti della curva. Nel tratto corto, l’inflazione persistente, aggravata dall’aumento dei costi energetici, ha portato il mercato a scontare una politica monetaria meno espansiva da parte delle banche centrali, compresa la BCE.
Nel tratto lungo, l’esperto di Vontobel punta alle preoccupazioni fiscali e all’aumento dell’offerta di debito, sia negli Stati Uniti che in Europa, dove la maggiore spesa per la difesa aumenta i bisogni di finanziamento. Il Giappone aggiunge ulteriore pressione, poiché i suoi propri rendimenti sottraggono attrattiva relativa ai titoli occidentali. Kapferer riassume che “l’ultimo aumento dei rendimenti è dovuto a una combinazione di rivalutazione derivante dall’inflazione e dalla politica monetaria nel tratto corto, e dalle pressioni fiscali, di offerta e dai flussi di capitale globali nel tratto lungo”.
Il ruolo della politica fiscale nella redditività dei titoli
Florian Späte, stratega senior dei titoli di Generali Investments, approfondisce la dimensione fiscale e prevede che il rialzo dei rendimenti non abbia ancora toccato il suo apice. A suo giudizio, la forte vendita di bund tedeschi di agosto ha migliorato le loro valutazioni, ma non abbastanza da giustificare un ingresso deciso in durate lunghe.
Späte prevede che il buono tedesco a 10 anni raggiungerà il 3,25% in tre mesi e il 3,30% in sei, mentre il Treasury statunitense si posizionerebbe al 4,70% e al 4,80% negli stessi periodi. Lo stratega avverte che “i rendimenti continueranno a subire pressioni al rialzo e qualsiasi calo sarà probabilmente temporaneo”, in un contesto in cui le paure sulla dominanza fiscale guadagnano peso rispetto alle aspettative dei tassi della BCE.
Il rischio idiosincratico, secondo Späte, si concentra in Francia: “il deterioramento fiscale e i rischi elettorali lasciano i buoni del tesoro francesi esposti a un ampliamento dei differenziali”, mentre il resto della periferia europea dovrebbe rimanere in un intervallo relativamente stabile.
L’aumento dei tassi influisce sul mercato azionario?
Ben Ritchie, responsabile del mercato azionario dei mercati sviluppati presso Aberdeen Investments, sposta il dibattito sulle borse. Per il gestore, l’aumento dei rendimenti non è automaticamente ribassista: ciò che è decisivo è il motivo dietro l’aumento. Ritchie sostiene che l’attuale movimento è dovuto soprattutto all’aumento dei rendimenti reali e ai bisogni di finanziamento legati all’investimento in intelligenza artificiale, “piuttosto che a una perdita di fiducia nelle banche centrali o a un aumento delle aspettative di inflazione a lungo termine”.
Storicamente, ricorda Ritchie, il mercato azionario ha resistito bene a rendimenti più alti quando riflettono la crescita economica e il miglioramento dei profitti, uno scenario che Aberdeen Investments considera attuale. I profitti aziendali e l’investimento in IA rimangono, a suo parere, il principale sostegno delle borse, davanti alla traiettoria dei tassi delle banche centrali.
Rischi da monitorare nel mercato obbligazionario
Lo stesso Ritchie ammette che il rischio di una correzione più severa è reale, anche se non costituisce lo scenario centrale di Aberdeen Investments. La sua analisi macroeconomica prevede una «caduta verticale del mercato obbligazionario» in cui un’eccessiva emissione o una riduzione aggressiva dei bilanci scateni un forte aumento dei rendimenti e un’ondata di vendite in borsa. “La preoccupazione aumenterebbe notevolmente se i rendimenti salissero molto di più e molto più rapidamente”, sottolinea.
Questa diagnosi si collega all’avvertimento di Späte sulla Francia e all’interpretazione di Kapferer sul Giappone: tutti e tre concordano sul fatto che il mercato obbligazionario invia un segnale sulla sostenibilità fiscale che, pur non essendo ancora disruptiva, obbliga a massimizzare la prudenza nelle decisioni di durata.
Conclusione
Il filo comune tra Vontobel, Generali Investments e Aberdeen Investments è che l’aumento dei rendimenti risponde a forze strutturali, fiscali e di offerta, più che a un episodio temporaneo di inflazione. Il mercato azionario ha assorbito il movimento grazie alla crescita dei profitti, ma questo margine non è illimitato. Se i premi per il termine continuano ad espandersi o se la percezione della sostenibilità del debito sovrano peggiora, l’impatto potrebbe trasferirsi con maggiore forza ad altri asset. Per ora, la gestione attiva della durata e la vigilanza sui punti di rischio fiscale, in particolare in Francia e negli Stati Uniti, si profilano come le chiavi per navigare in questo ambiente.
Disclaimer: Questo articolo riporta l’analisi di Vontobel, Generali Investments e Aberdeen Investments a scopo puramente informativo e non costituisce un consiglio di investimento. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri. L’investimento in titoli a reddito fisso comporta rischi di tasso di interesse, di credito e di durata che possono influire sul valore del capitale investito.
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