Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato i primi contorni della prossima legge di bilancio, indicando le priorità su cui il governo intende concentrarsi in vista della Manovra 2026-2027. Dal palco dell’iniziativa della Lega “In tua difesa, verso la finanziaria 2027”, il titolare del Tesoro ha parlato di vantaggi fiscali alle imprese che aumentano gli stipendi, di un possibile innalzamento della flat tax a 100 mila euro e della proposta di pensione a 64 anni, mostrando invece prudenza sul fronte degli extraprofitti bancari. Tutti i dossier restano però condizionati da un appuntamento chiave fissato per il 22 settembre, data in cui l’Istat diffonderà le revisioni ufficiali dei conti pubblici che stabiliranno i reali margini di manovra a disposizione del governo.
Le priorità di Giorgetti per la manovra 2027
Tra le tante proposte avanzate in queste settimane dalla maggioranza e in particolare dalla Lega, Giorgetti ha invitato a individuare poche priorità concrete, considerato che la prossima legge di bilancio sarà già fortemente condizionata dalle spese per difesa ed energia.
Il punto centrale riguarda i salari, e in particolare quelli dei lavoratori più giovani. Il ministro ha sottolineato come gli stipendi di ingresso nel mondo del lavoro siano oggi troppo bassi, un problema che il governo intende affrontare non con un intervento generalizzato, ma con un meccanismo di vantaggio fiscale rivolto alle imprese disposte ad alzare le retribuzioni. Riprendendo l’impostazione già seguita con la detassazione dei rinnovi contrattuali introdotta dalla manovra 2026, Giorgetti ha parlato dell’ipotesi di una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio, una sorta di flat tax dedicata ai giovani, pensata anche come strumento per contrastare la fuga dei cervelli e sostenere il potere d’acquisto eroso da un’inflazione arrivata al 3,3%, il livello più alto degli ultimi tre anni.
Novità e riconferme su stipendi e detassazioni in busta paga
Tra gli interventi previsti nella prossima Manovra rientra anche un pacchetto più ampio di misure sulle buste paga, su cui a intervenire è stata soprattutto la ministra del Lavoro Marina Calderone. In un’intervista al Messaggero, la ministra ha annunciato l’intenzione di “replicare il pacchetto lavoro del 2026 per dare continuità”, indicando come priorità la detassazione degli incrementi salariali legati ai rinnovi contrattuali e quella dei premi di produttività.
Tra le misure allo studio figura anche un alleggerimento del prelievo fiscale sulle maggiorazioni per il lavoro notturno, festivo e a turni, con l’obiettivo di sostenere in modo più diretto le retribuzioni dei lavoratori impegnati nei turni più gravosi. Calderone ha inoltre ribadito la scelta del governo di non introdurre un salario minimo legale, puntando piuttosto su una crescita delle retribuzioni legata alla contrattazione collettiva e alla competitività delle imprese.
Anche su questo fronte, tuttavia, resta Giorgetti a dover fare da garante degli equilibri di bilancio. Il ministro dell’Economia ha già chiarito che qualsiasi misura sulle detassazioni dovrà conciliarsi con le risorse effettivamente disponibili, che emergeranno solo dopo la revisione Istat del 22 settembre. Un pacchetto lavoro troppo ambizioso rischierebbe infatti di sottrarre spazio fiscale ad altre priorità già annunciate, dalla flat tax per le partite Iva alla proposta sulla pensione a 64 anni, rendendo necessaria da parte del Tesoro una selezione attenta tra le diverse misure sul tavolo.
Interventi sulle tasse, in primis taglio Irpef ma non solo
Tra gli interventi previsti nella prossima Manovra figura anche un nuovo intervento sull’Irpef, pensato per completare il percorso avviato dal governo con il taglio del cuneo fiscale e la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33%. L’ipotesi allo studio, promossa in particolare dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, prevede di estendere lo scaglione agevolato al 33% dagli attuali 50mila fino a 60mila euro di reddito, sottraendo quella fascia di reddito all’aliquota massima del 43%. Il risparmio fiscale potenziale potrebbe arrivare fino a 1.000 euro l’anno per chi raggiunge o supera i 60mila euro di imponibile, con un costo complessivo stimato per lo Stato di circa 2,7 miliardi di euro.
Lo stesso Giorgetti, in un’intervista al Corriere della Sera, ha inoltre anticipato la possibilità di un intervento più ampio sulla fiscalità dei redditi medio-alti, definendolo “un altro passo della riforma fiscale”, pur restando volutamente vago sui dettagli tecnici e ricordando che serve prima un confronto con gli alleati di governo. Alla base di questa riflessione ci sarebbe uno squilibrio nella distribuzione del carico Irpef segnalato da uno studio dell’Università Cattolica di Milano, secondo cui il 78,5% dei contribuenti, con redditi sotto i 29mila euro, paga solo il 31,4% dell’Irpef complessiva, mentre il restante 21,5% dei contribuenti sostiene il 68,6% dell’imposta.
Non mancano però anche misure di segno opposto, destinate a ridurre alcune agevolazioni fiscali già esistenti. Sul fronte dell’edilizia, la detrazione per i lavori nell’abitazione principale dovrebbe scendere dall’attuale 50% al 36% nel 2027, con un beneficio teorico massimo che passerebbe da 10.000 a 7.200 euro. Anche il Bonus Mobili ed Elettrodomestici rischia di non essere rinnovato oltre il 31 dicembre 2026. Come per tutte le altre misure allo studio, anche in questo caso sarà Giorgetti a dover verificare la reale sostenibilità di ogni intervento entro i margini di bilancio che emergeranno solo dopo la revisione Istat del 22 settembre.
Flat tax a 100 mila euro, la proposta per le partite Iva
Un secondo capitolo della nuova Manovra riguarda il regime forfettario per autonomi e partite Iva. La Lega chiede da tempo di innalzare la soglia da 85 mila a 100 mila euro, permettendo così a una platea più ampia di professionisti di accedere all’aliquota agevolata al 15%. Giorgetti ha definito questa possibilità come “l’opportunità di elevare ancora il limite”, pur riconoscendo che si tratta di un vincolo europeo “piuttosto astruso” e che qualsiasi intervento andrà negoziato con Bruxelles.
Va ricordato che la misura non è priva di costi politici. Le opposizioni contestano da tempo la disparità di trattamento che si crea tra i lavoratori autonomi soggetti al regime forfettario e i lavoratori dipendenti, che restano invece nel sistema progressivo dell’Irpef. Un tema che, complice anche la vicinanza delle elezioni politiche, potrebbe animare il dibattito parlamentare nei prossimi mesi.
Pensione a 64 anni, la proposta della Lega
Sul fronte previdenziale, resta sul tavolo la proposta leghista di consentire l’uscita dal lavoro a 64 anni. Un’ipotesi che, secondo quanto spiegato dallo stesso Giorgetti, punta a correggere una distorsione tra chi ha cominciato a lavorare prima del 1996 e chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996, riferendosi quindi alla differenza tra il sistema retributivo e il sistema contributivo introdotto dalla riforma Dini.
Il ministro dell’Economia ha, però, voluto mettere subito un paletto, precisando che qualsiasi intervento sper modificare l’età pensionabile portandola a 64 anni dovrà “ovviamente garantire sostenibilità nel lungo termine” dei conti previdenziali. Un chiarimento che segnala la cautela con cui il MEF intende muoversi su un tema particolarmente delicato per gli equilibri di bilancio, soprattutto in un contesto in cui le risorse disponibili restano limitate.
Extraprofitti delle banche, la linea prudente di Giorgetti
Diverso l’approccio del ministro sul capitolo bancario. La Lega ha proposto un contributo del 5% sugli utili degli istituti di credito, che a fronte di oltre 50 miliardi di euro di utili complessivi potrebbe generare tra i 2 e i 3 miliardi di euro da destinare al sostegno di famiglie e imprese alle prese con il caro energia.
Giorgetti, tuttavia, non si è sbilanciato sulla misura, evitando di sposare apertamente la linea più dura chiesta dal suo partito, anche alla luce della netta contrarietà espressa da Forza Italia. Il ministro ha preferito indicare una strada alternativa, sostenendo che sia la concorrenza nel sistema bancario, più che una nuova tassa, lo strumento più efficace per ridurre rendite di posizione ed extraprofitti. Non a caso ha posto una domanda diretta al pubblico presente all’evento, chiedendosi se esista davvero competizione tra le banche nell’offrire condizioni di affidamento alle imprese o nel trasferimento dei conti correnti dei pensionati. Un modo, secondo Giorgetti, per beneficiare la collettività senza ricorrere a nuovi prelievi.
Il nodo delle coperture e la scadenza del 22 settembre
Al di là delle singole misure, il vero spartiacque per la manovra 2027 è fissato per il 22 settembre, quando l’Istat pubblicherà le revisioni ufficiali dei conti nazionali relativi al Pil, al deficit e al debito pubblico dell’anno 2025. Si tratta di dati determinanti per capire quali siano i margini reali a disposizione del governo per costruire la prossima legge di bilancio.
Quest’anno la revisione assume un peso ancora maggiore rispetto al passato. Gli ultimi dati diffusi ad aprile avevano infatti indicato un deficit 2025 al 3,1% del Pil, un valore che ha mancato per un soffio l’uscita dalla procedura d’infrazione europea per deficit eccessivo, la quale richiede di scendere stabilmente sotto la soglia del 3%. Una differenza minima, appena 0,1 punti percentuali, ma sufficiente a mantenere l’Italia sotto osservazione da parte di Bruxelles.
Se, come già avvenuto lo scorso anno, la revisione Istat dovesse portare a una correzione al rialzo del Pil, il rapporto deficit/Pil potrebbe scendere sotto il 3%, aprendo così nuovi spazi di bilancio per la manovra 2027. Un esito favorevole permetterebbe al governo di finanziare con maggiore serenità le misure allo studio, dagli sgravi sugli stipendi dei giovani alla flat tax per le partite Iva, fino a eventuali interventi sul fronte previdenziale. Al contrario, una conferma dei dati di aprile costringerebbe l’esecutivo a muoversi con maggiore cautela, selezionando con ancora più attenzione le priorità da inserire nel testo definitivo.
Il contesto economico: caro energia e tensioni sui mercati
Le scelte della prossima manovra dovranno inoltre fare i conti con uno scenario internazionale complesso, ancora condizionato dal caro energia. Il petrolio si mantiene vicino ai 100 dollari al barile, mentre il prezzo del gas ha raggiunto quota 75 euro, elementi che continuano a pesare sui costi di famiglie e imprese e che rendono ancora più delicato l’equilibrio tra sostegno all’economia e tenuta dei conti pubblici.
A questo si aggiunge la necessità di trovare risorse anche per il capitolo difesa, altra voce di spesa che, insieme all’energia, rischia di assorbire buona parte degli spazi finanziari disponibili, riducendo il margine per le misure fiscali e sociali annunciate da Giorgetti.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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