Il doppio taglio dell’Irpef è tornato al centro del dibattito politico proprio mentre il governo apre i lavori sulla manovra finanziaria 2026-2027, l’ultima legge di bilancio prima delle elezioni. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è alleggerire il peso fiscale sui redditi medi, intervenendo contemporaneamente su due fronti: il primo scaglione Irpef e il secondo scaglione Irpef. Se entrambe le misure dovessero trovare copertura economica, il risparmio per i contribuenti potrebbe superare i mille euro l’anno.
Come funziona oggi l’Irpef: le aliquote in vigore
Prima di analizzare le ipotesi allo studio, è utile ricordare come è strutturata l’imposta sul reddito delle persone fisiche dopo l’ultima riforma, già entrata in vigore nel 2026. L’Irpef è un’imposta progressiva a scaglioni: ogni aliquota si applica soltanto alla quota di reddito compresa nel relativo scaglione, non all’intero imponibile. Le aliquote attualmente vigenti sono tre:
- 23% sui redditi fino a 28.000 euro (primo scaglione)
- 33% sulla quota di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro (secondo scaglione, già ridotto dal 35% al 33% con la manovra precedente)
- 43% sulla parte di reddito che supera i 50.000 euro (terzo scaglione).
Su questa struttura si innesterebbero le due nuove modifiche allo studio per la manovra 2026-2027.
Il primo taglio: l’aliquota del primo scaglione dal 23% al 22%
La prima ipotesi riguarda una riduzione di un punto percentuale dell’aliquota applicata al primo scaglione, quello che interessa i redditi fino a 28.000 euro. L’aliquota scenderebbe dal 23% al 22%, con un beneficio che cresce in proporzione all’imponibile dichiarato.
Secondo le simulazioni circolate finora, se la riduzione delle tasse fosse applicata integralmente sull’intera fascia da 0 a 28.000 euro, il risparmio massimo teorico per chi raggiunge o supera quella soglia sarebbe pari a circa 280 euro l’anno. In altre ricostruzioni la cifra indicata è più prudente, intorno ai 220 euro, poiché il beneficio effettivo dipenderà dal meccanismo tecnico con cui la riduzione sarà applicata e dall’eventuale interazione con detrazioni e trattamento integrativo.
Per i redditi imponibili inferiori a 28.000 euro, il vantaggio sarebbe proporzionalmente più basso, perché la riduzione di un punto percentuale si applicherebbe soltanto sulla quota di reddito effettivamente dichiarata.
Questo primo intervento è promosso in particolare dalla componente della maggioranza vicina al presidente della commissione Finanze della Camera, che ha aperto pubblicamente all’ipotesi di scendere di un punto sulla prima aliquota.
Il secondo taglio: il secondo scaglione esteso fino a 60.000 euro
La seconda misura allo studio è più corposa e riguarda l’estensione del secondo scaglione Irpef. Attualmente l’aliquota del 33% si applica solo alla quota di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro, mentre oltre i 50.000 euro scatta l’aliquota massima del 43%.
L’idea, sostenuta in particolare dal viceministro dell’Economia e da Forza Italia, è di spostare da 50.000 a 60.000 euro il tetto della fascia tassata al 33%. In pratica, la quota di reddito compresa tra 50.000 e 60.000 euro non sarebbe più assoggettata al 43%, ma continuerebbe a scontare l’aliquota del 33%, con un risparmio di dieci punti percentuali su quella specifica fascia di reddito.
Non si tratta di una novità assoluta: l’esecutivo aveva già promesso questo intervento entro la fine della legislatura, ma fino ad oggi non è stato possibile realizzarlo per mancanza delle coperture finanziarie necessarie.
Il vantaggio derivante dall’ampliamento della fascia al 33% cresce progressivamente con l’aumentare del reddito imponibile, fino a raggiungere un tetto massimo. Nello specifico:
- il risparmio parte subito dopo la soglia dei 50.000 euro
- aumenta di circa 100 euro ogni 1.000 euro aggiuntivi di imponibile
- raggiunge il massimo a quota 60.000 euro, con un beneficio pari a circa 1.000 euro l’anno.
Superata la soglia dei 60.000 euro, il vantaggio non aumenta ulteriormente: chi dichiara 70.000, 80.000 o anche 150.000 euro otterrebbe comunque lo stesso risparmio massimo di 1.000 euro, perché solo i 10.000 euro compresi tra 50.000 e 60.000 euro sarebbero interessati dalla riduzione dal 43% al 33%. Sulla parte di reddito che supera i 60.000 euro continuerebbe infatti ad applicarsi l’aliquota del 43%.
Quanto si guadagna sommando i due tagli: le simulazioni
Il dato più interessante per i contribuenti riguarda proprio la somma dei due interventi. Se entrambe le misure venissero confermate nella manovra 2026-2027, il beneficio complessivo per chi raggiunge o supera i 60.000 euro di reddito imponibile potrebbe arrivare fino a 1.220 euro l’anno, così suddivisi:
- fino a 220-280 euro grazie alla riduzione della prima aliquota dal 23% al 22%
- fino a 1.000 euro grazie all’estensione del secondo scaglione al 33% fino a 60.000 euro.
Sommando i due effetti, il vantaggio complessivo corrisponderebbe a circa 102 euro lordi al mese, calcolati su dodici mensilità. Si tratta però di una stima basata su ipotesi ancora in discussione: il beneficio effettivo dipenderà dal testo definitivo della manovra, dalle detrazioni applicabili e dalle addizionali regionali e comunali, che possono variare sensibilmente da contribuente a contribuente.
Chi guadagna di più e chi non ne beneficia
Il doppio taglio dell’Irpef avvantaggerebbe soprattutto il cosiddetto ceto medio, con un beneficio che cresce all’aumentare del reddito fino alla soglia dei 60.000 euro, per poi stabilizzarsi. In sintesi:
- Redditi fino a 28.000 euro: beneficiano solo della riduzione della prima aliquota, con un vantaggio proporzionale al reddito dichiarato, fino a un massimo teorico di circa 280 euro l’anno.
- Redditi tra 28.000 e 50.000 euro: continuerebbero a beneficiare del solo taglio della prima aliquota, fermo al massimo teorico di 280 euro, poiché l’estensione del secondo scaglione non produce alcun effetto su questa fascia di reddito.
- Redditi tra 50.000 e 60.000 euro: è la fascia che trae il vantaggio maggiore, perché somma sia il beneficio della prima aliquota sia quello crescente legato all’estensione del secondo scaglione, fino al tetto di 1.220 euro l’anno per chi raggiunge i 60.000 euro.
- Redditi oltre i 60.000 euro: il beneficio si ferma a 1.220 euro, senza ulteriori incrementi, perché la parte di reddito eccedente i 60.000 euro resta tassata al 43%.
Le coperture finanziarie: il nodo ancora da sciogliere
Al netto delle simulazioni, resta un problema di fondo: trovare le risorse necessarie a finanziare l’operazione. Secondo le prime stime, il solo ampliamento del secondo scaglione fino a 60.000 euro avrebbe un costo per le casse pubbliche nell’ordine di circa 3 miliardi di euro, a cui andrebbe sommato l’ulteriore costo della riduzione della prima aliquota. Complessivamente, la manovra 2026-2027 dovrebbe muoversi in una forbice compresa tra 30 e 40 miliardi di euro, un impegno finanziario rilevante che dovrà bilanciarsi con la tenuta dei conti pubblici e con gli altri interventi allo studio, tra cui la detassazione della tredicesima e la riforma dell’Iva sugli affitti per gli under 36.
Per questo motivo, nessuna delle due misure sull’Irpef può considerarsi ancora definitiva: si tratta di ipotesi al vaglio del governo, che dovranno essere confermate nel testo ufficiale della legge di bilancio, atteso come da prassi entro la fine dell’anno.
Dott. Giovanni Matano
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …
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