Adesso i numeri ci sono. O almeno, una parte.
E sono numeri che obbligano a cambiare il modo in cui si racconta la crisi di Casa Sollievo della Sofferenza.
Dopo mesi di cifre contrapposte — 108 milioni, oltre 200 milioni, 220 milioni, fino alle cifre ancora più alte circolate sulla stampa — il documento più interessante non arriva da un giornale.
Arriva dalla stessa Fondazione.
È il Piano Strategico 2024-2029 pubblicato da Casa Sollievo.
Ed è una lettura che pone una domanda precisa:
SE IL RISANAMENTO ERA GIÀ STATO PIANIFICATO, PERCHÉ OGGI LA SANTA SEDE HA DOVUTO ISTITUIRE UNA COMMISSIONE CON POTERI STRAORDINARI?
Non è una domanda polemica.
È una domanda contabile.
113,9 MILIONI DI PASSIVITÀ CORRENTI
Nel Piano Strategico, il preconsuntivo 2024 evidenzia 113,898 milioni di euro di passività correnti, cioè obbligazioni con scadenza entro dodici mesi.
Il documento prevede poi una drastica riduzione: 34,766 milioni nel 2025, 34,139 nel 2026, fino a 29,694 milioni nel 2029.
Questo aiuta a capire perché nel dibattito pubblico siano comparsi numeri molto diversi.
Parlare genericamente di “debito”, infatti, senza specificare cosa si sta sommando rischia di produrre una fotografia distorta. Passività correnti, debiti verso fornitori, passività finanziarie, debiti verso il personale, fondi e accantonamenti non sono la stessa cosa.
Il primo errore, quindi, è confrontare numeri diversi come se fossero equivalenti.
76,7 MILIONI DI PASSIVITÀ FINANZIARIE
Il Piano fornisce un altro dato significativo.
Nel preconsuntivo 2024, le passività finanziarie complessive sono indicate in 76,687 milioni di euro.
La proiezione è di 74,057 milioni nel 2025, 70,890 nel 2026 e 67,302 nel 2029.
Questo dice che il problema non riguarda soltanto i fornitori: esiste una struttura finanziaria vera e propria da gestire.
E infatti il Piano prevedeva una manovra basata su finanziamento bancario, fido BPER e altre operazioni.
Tra queste, un finanziamento da un primario istituto bancario di 30 milioni di euro, rimborsabile in dieci anni, al tasso del 3,5%.
Sono 30 milioni. E rappresentavano una delle colonne della strategia di risanamento.
IL PIANO PREVEDEVA ANCHE LA CESSIONE DI ASSET
È probabilmente il passaggio più delicato.
Nel capitolo sulla manovra finanziaria, il Piano indica tra le modalità di reperimento delle risorse:
- finanziamento bancario;
- utilizzo del fido;
- smobilizzo di crediti sanitari;
- finanziamenti per attrezzature da parte di fornitori strategici;
- “cessione di asset (Immobili e Rami d’azienda)”.
Fermiamoci qui.
Questo non significa che Casa Sollievo abbia deciso di vendere l’ospedale. Non significa che esista oggi una decisione di cessione. Non significa che la Santa Sede abbia deliberato una vendita.
Significa però che, nello stesso Piano di risanamento della Fondazione, era già prevista tra le possibili operazioni straordinarie la cessione di immobili e rami d’azienda.
E allora le domande sono inevitabili:
quali immobili? Quali rami d’azienda? Per quale valore? Con quale destinazione delle risorse? E questa ipotesi è ancora sul tavolo della Commissione istituita da Leone XIV?
IL PATRIMONIO NETTO POSITIVO NON SIGNIFICA AVERE LIQUIDITÀ
Nel Piano il patrimonio netto per il 2024 viene indicato in circa 98,325 milioni di euro. La proiezione è di 90,316 milioni nel 2025, 84,482 nel 2026 e circa 72,058 nel 2029.
Ma perché?
Non perché siano improvvisamente comparsi 100 milioni di liquidità.
Il patrimonio viene rafforzato dalla contabilizzazione dell’usufrutto gratuito trentennale dell’immobile ospedaliero, secondo i principi IPSAS.
La stessa Fondazione spiega che il valore dell’usufrutto è stato valorizzato contabilmente, rafforzando il patrimonio netto.
È comprensibile sul piano contabile.
Ma va spiegato al pubblico:
patrimonio netto positivo non significa avere quei soldi disponibili.
Un ospedale può avere un patrimonio netto importante e contemporaneamente problemi di liquidità.
Ed è proprio quello che il Piano sembra raccontare.
IL DATO PIÙ IMPORTANTE: IL CASH FLOW
Nel Piano Strategico, il Free Cash Flow operativo risulta:
- -41,349 milioni nel preconsuntivo 2024;
- -47,217 milioni nel 2025;
- -243 mila euro nel 2026;
- +1,393 milioni nel 2027;
- +5,507 milioni nel 2028;
- +6,725 milioni nel 2029.
Il Piano, dunque, non immaginava una situazione di immediata autosufficienza finanziaria.
Immaginava una transizione: una fase nella quale il sistema avrebbe dovuto assorbire ancora pesanti uscite, investimenti e rientri, per arrivare progressivamente a un flusso di cassa operativo positivo.
Ed è qui che emerge la differenza tra attività sanitaria capace di produrre un margine operativo e disponibilità della liquidità necessaria a sostenere debito e investimenti.
Sono due cose diverse.
EBITDA POSITIVO, MA DEBITI ANCORA DA GESTIRE
Il Piano prevede un EBITDA positivo già nel 2024, pari a 3,769 milioni, poi 7,938 milioni nel 2025, 11,056 nel 2026, fino a 17,583 milioni nel 2029.
Questa è la ragione per cui la direzione può sostenere che il cuore operativo dell’ospedale sia risanabile.
Gino Gumirato ha dichiarato pubblicamente che la Fondazione avrebbe superato le criticità del capitale netto negativo e che l’ospedale avrebbe chiuso con margini operativi positivi e in pareggio di bilancio, sottolineando che il peso maggiore resta quello dei debiti pregressi.
Ma il punto è proprio questo:
un EBITDA positivo non cancella automaticamente i debiti, non paga automaticamente gli investimenti e non crea automaticamente liquidità.
IL PIANO INDICAVA ANCHE COME RIDURRE IL DEBITO
La strategia era articolata.
Il documento parla di circa 70 accordi con i fornitori per il rientro del debito pregresso. Prevede il finanziamento da 30 milioni, l’incasso di circa 3,7 milioni derivanti da crediti sanitari e l’utilizzo dei crediti d’imposta per ricerca e sviluppo.
Prevede inoltre una strategia per sanare integralmente i debiti pregressi verso i dipendenti entro il 2026.
Quindi il problema era stato identificato e una soluzione era stata disegnata.
Ma oggi siamo a settembre 2026.
E la Santa Sede ha istituito una Commissione che deve analizzare la situazione, individuare le soluzioni e darvi concreta esecuzione.
Il Chirografo le attribuisce poteri molto ampi, anche in sostituzione degli organi statutari, e stabilisce che debba riferire al Papa sulle proprie attività e sugli atti di particolare importanza o di significativa incidenza sul patrimonio.
E allora la domanda torna:
CHE COSA NON HA FUNZIONATO DEL PIANO PRECEDENTE?
I 30 MILIONI: CHE FINE HANNO FATTO?
Il Piano prevedeva l’ottenimento di 30 milioni.
Il Corriere della Sera ha successivamente riferito che 30 milioni già ottenuti da UniCredit sarebbero stati congelati per motivi reputazionali.
È un elemento enorme. Ma proprio per questo va verificato.
La Commissione dovrebbe chiarire:
quel finanziamento è stato effettivamente erogato?
Se sì, quando, a quali condizioni, quanto è stato utilizzato e quanto è ancora disponibile?
Se invece è stato congelato, da quando, per quale ragione formale, è stato sostituito e con quale altro strumento?
Perché quei 30 milioni rappresentavano una delle colonne della manovra finanziaria.
I 32,2 MILIONI DALLA REGIONE: UN CREDITO DA VERIFICARE
La Fondazione ha dichiarato di vantare 32,2 milioni di euro di crediti nei confronti di ASL Foggia e Regione Puglia.
Ma contemporaneamente ha denunciato che una deliberazione dell’ASL Foggia del 3 marzo 2026 sulle cosiddette “funzioni non tariffate” potrebbe determinare, per alcune annualità, la restituzione alla Regione di decine di milioni.
Ecco perché non basta dire: “La Regione deve a Casa Sollievo 32 milioni”.
Bisogna sapere quanto è definitivamente riconosciuto, quanto contestato, quanto liquidabile, quanto oggetto di compensazione e quanto potrebbe essere richiesto indietro.
Questo è il vero valore di un credito.
Non quello scritto in una tabella. Quello che arriva realmente in cassa.
ANCHE I CREDITI FISCALI NON SONO LIQUIDITÀ
Nel 2024 la Fondazione aveva previsto circa 34 milioni di crediti tributari relativi alle annualità 2017-2018, dei quali circa 14 milioni compensati entro l’anno e circa 20 milioni da utilizzare successivamente.
Per il 2025 il Piano prevedeva ulteriori 33 milioni di crediti d’imposta derivanti dall’attività di ricerca e sviluppo.
Anche questi sono strumenti fiscali che possono compensare obbligazioni e migliorare la posizione finanziaria.
Ma ancora una volta:
patrimonio, crediti fiscali e liquidità non sono la stessa cosa.
IL PARADOSSO DI CASA SOLLIEVO
A questo punto la fotografia è più chiara.
Casa Sollievo non appare, sulla base del Piano della stessa Fondazione, come un ospedale “senza patrimonio”.
Ha un patrimonio netto previsto positivo, un’attività sanitaria che il Piano considera capace di generare EBITDA positivo, crediti, crediti fiscali, un immobile ospedaliero valorizzato attraverso un usufrutto trentennale e prospettive di crescita dei ricavi.
Ma contemporaneamente ha una forte esposizione finanziaria, passività correnti elevate e un fabbisogno di cassa che il Piano prevedeva di assorbire progressivamente.
È quindi possibile che il problema non sia semplicemente “Casa Sollievo perde soldi”.
Potrebbe essere qualcosa di più complesso:
Casa Sollievo produce un’attività sanitaria potenzialmente sostenibile, ma porta sulle spalle una struttura finanziaria e debitoria che ne comprime la liquidità e ne condiziona il futuro.
Se questa è la diagnosi, cambia anche la cura.
LA PAROLA PIÙ DELICATA: “CESSIONE”
Se il Piano stesso prevedeva la possibilità di cedere asset, non ha senso trasformare la parola “vendita” in un tabù.
Ma non ha neppure senso usarla come sinonimo automatico di “vendita dell’ospedale”.
Potrebbe trattarsi di immobili non strategici, rami d’azienda, partecipazioni, attività non core o operazioni di partnership.
Potrebbe, in uno scenario diverso, riguardare anche parti dell’attività sanitaria.
Ma il Piano non lo specifica.
E oggi, dopo l’intervento diretto della Santa Sede, questa omissione pesa.
IL PIANO 2024-2029 È ANCORA VALIDO?
Questa è forse la domanda centrale.
Il Piano esiste. È pubblico. Contiene numeri, obiettivi, una manovra finanziaria, ipotesi di dismissione di asset, previsioni di EBITDA, proiezioni di debito e cash flow.
Ma oggi c’è una Commissione istituita dal Papa che dichiara di essere impegnata nell’analisi della situazione economica e finanziaria, nel reperimento delle risorse e nella riduzione delle passività.
Dunque:
IL PIANO 2024-2029 È ANCORA IL PIANO DI RIFERIMENTO O È STATO SUPERATO?
Se è ancora valido: quali obiettivi sono stati raggiunti?
Se è stato modificato: quali parti sono cambiate?
Se è stato abbandonato: perché?
E soprattutto: qual è oggi il nuovo fabbisogno finanziario?
IL NUOVO CDA NON PARTE DA ZERO
Il 27 agosto la Commissione ha nominato il nuovo CdA: presidente don Lorenzo Simonelli, vicepresidente Pietro Grasso, riconfermato, Mauro Goletti, riconfermato, Antonio Perno e Marcello Mustilli, riconfermato.
Gino Gumirato è stato riconfermato direttore generale e rappresentante legale.
Il nuovo CdA, quindi, non parte da zero.
Parte da un Piano Strategico già elaborato, da una manovra finanziaria già prevista, da accordi con i fornitori, da una struttura di debiti e crediti conosciuta e da un patrimonio contabilmente rafforzato dall’usufrutto.
E soprattutto parte sotto la supervisione della Commissione voluta da Leone XIV.
LA DUE DILIGENCE CHE IL TERRITORIO STA ASPETTANDO
Non servono cento pagine di comunicati.
Servirebbe un documento nel quale siano messi in fila:
DEBITI: fornitori, banche, personale, previdenza, fisco, contenziosi.
CREDITI: Regione, ASL, Stato, crediti fiscali, altri crediti.
PATRIMONIO: immobili, usufrutto, partecipazioni, altri asset.
GESTIONE: ricavi, costi, EBITDA, EBIT, risultato netto.
LIQUIDITÀ: disponibilità bancarie, fidi, finanziamenti, scadenze.
SANITÀ: ricoveri, prestazioni, personale, posti letto.
FABBISOGNO: investimenti, capitale circolante, debito pregresso, nuovo capitale necessario.
E infine gli scenari:
- RISANAMENTO AUTONOMO
B. PARTNERSHIP
C. CESSIONE DI ASSET
D. CESSIONE O PARTNERSHIP SU RAMI D’AZIENDA
Con costi, benefici e conseguenze occupazionali.
Questo sarebbe davvero “seguire da vicino”.
IL VERO NUMERO CHE MANCA
Il 31 agosto Leone XIV ha ricevuto la Commissione. Al centro dell’incontro, secondo la Santa Sede, vi sono stati la situazione economica e finanziaria, la sostenibilità nel lungo periodo, la stabilizzazione del personale, i rapporti con le istituzioni pubbliche, il reperimento delle risorse e la riduzione delle passività.
È un passaggio importante.
Perché oggi esiste una Commissione che ha accesso ai dati e poteri molto ampi.
Dunque la domanda è:
QUAL È LA SITUAZIONE REALE DI CASA SOLLIEVO AL 31 AGOSTO 2026?
Non quella del 2024. Non quella del 2025. Non quella prevista dal Piano.
Quella di oggi.
E soprattutto:
QUANTO DENARO FRESCO SERVE OGGI PER RENDERE CASA SOLLIEVO FINANZIARIAMENTE AUTOSUFFICIENTE?
Perché il Piano diceva che l’attività caratteristica poteva diventare positiva, che l’EBITDA sarebbe cresciuto, che i debiti verso i fornitori sarebbero diminuiti, che il debito verso i dipendenti sarebbe stato sanato.
Diceva che sarebbero arrivati finanziamenti, che sarebbero stati utilizzati crediti fiscali e smobilizzati crediti sanitari.
E diceva persino che tra le operazioni straordinarie poteva esserci la cessione di asset.
Oggi bisogna sapere:
quanto di tutto questo è stato realizzato? Quanto è fallito? Quanto è ancora utilizzabile? Quanto manca?
E ALLORA LA DOMANDA ALLA SANTA SEDE È UNA SOLA
Non chiediamo di conoscere trattative riservate, nomi di potenziali investitori o documenti coperti da riservatezza.
Chiediamo la cosa più semplice:
la fotografia economico-finanziaria aggiornata.
Se il patrimonio è positivo, bisogna spiegare perché servono interventi straordinari.
Se l’EBITDA è positivo, bisogna spiegare quale sia il problema di cassa.
Se esistono 32,2 milioni di crediti verso Regione e ASL, bisogna dire quanti siano effettivamente esigibili.
Se esistono 76,7 milioni di passività finanziarie, bisogna spiegare come vengono finanziate.
Se il Piano prevedeva 30 milioni di nuova finanza, bisogna dire che fine abbia fatto quell’operazione.
Se prevedeva la cessione di asset, bisogna dire se questa strada è ancora considerata.
E se il nuovo CdA è chiamato a rilanciare l’Opera, bisogna spiegare con quale capitale e con quale strategia.
CASA SOLLIEVO NON HA BISOGNO DI UNA “VENDITA” DELLA VERITÀ
Nessuno, oggi, può seriamente sostenere che sia stata decisa la vendita di Casa Sollievo.
Ma nessuno può neppure sostenere che l’ipotesi di valorizzazione o cessione di asset sia una fantasia giornalistica.
È scritta nel Piano Strategico della Fondazione.
Questa differenza va rispettata.
Perché l’informazione seria non deve costruire mostri. Deve costruire domande.
E oggi le domande sono precise:
QUALI ASSET? QUALE DEBITO? QUALE LIQUIDITÀ? QUALE NUOVA FINANZA? QUALE PIANO? QUALE COSTO PER IL RISANAMENTO? E CHI LO PAGHERÀ?
L’ULTIMA DOMANDA
Il Papa ha chiesto alla Commissione di lavorare per la sostenibilità nel tempo. Allora serve un numero. Quanto capitale serve? Quanto debito deve essere ristrutturato? Quanto deve essere incassato? Quanto deve essere eventualmente dismesso? Quanto deve essere investito? Quanto deve produrre l’ospedale ogni anno?
Se la risposta è “Casa Sollievo è economicamente risanabile”, bisogna mostrare il conto.
Se “serve un partner”, bisogna spiegare quale ruolo avrà. Se “servono cessioni di asset”, bisogna indicare quali. Se “serve nuovo capitale della Santa Sede”, bisogna dire quanto.
Ma quello che non può più bastare è: “Stiamo lavorando”.
Perché il Piano Strategico ci dice che il problema non è nato ieri.
Ci dice che una soluzione finanziaria era stata progettata, che erano previsti 30 milioni di finanziamento, che c’erano oltre 100 milioni di passività correnti nel preconsuntivo 2024, che esisteva una forte esposizione finanziaria, che il patrimonio sarebbe stato rafforzato dalla valorizzazione dell’usufrutto e che il cash flow avrebbe impiegato anni per tornare stabilmente positivo. E ci dice, soprattutto, che tra le operazioni straordinarie era contemplata anche la cessione di immobili e rami d’azienda.
Ora c’è una Commissione nominata dal Papa. Ora c’è un nuovo CdA. Ora Leone XIV dice di seguire personalmente la vicenda.
È arrivato il momento di conoscere il nuovo conto.
Non quello del passato. Non quello delle indiscrezioni. Non quello delle dichiarazioni contrapposte. Quello vero.
Quello che dica finalmente quanto costa salvare Casa Sollievo della Sofferenza.
E soprattutto:
QUALE CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA LA SANTA SEDE INTENDE CONSEGNARE AL FUTURO.
A cura di Maurizio Varriano.
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