Fabio Splendori, Founder & Lead Partner di Splendori & Partners, considera la prevenzione il primo strumento per difendere la continuità aziendale. Una crisi d’impresa raramente si manifesta senza segnali: liquidità in diminuzione, perdita di marginalità, ritardi negli incassi, tensioni organizzative e decisioni rimandate possono anticiparla.
Riconoscerli permette di intervenire quando esistono ancora alternative. Per questo il risanamento non può limitarsi alla gestione dell’emergenza: deve comprendere le cause dello squilibrio e costruire strumenti capaci di evitare che la crisi si ripresenti.
In questa prospettiva, Fabio Splendori opera insieme al team di Splendori & Partners, una struttura organizzativa che riunisce professionalità con competenze complementari e affianca proprietà e management nei percorsi di riorganizzazione, risanamento e rilancio.
Guidare un’impresa richiede competenze e responsabilità
Per amministrare professionalmente un condominio sono previsti requisiti formativi e obblighi di aggiornamento. Per guidare un’impresa, invece, non esiste un’abilitazione generale che certifichi la capacità di assumere decisioni dalle quali dipendono capitali, posti di lavoro e rapporti con l’intero sistema economico.
In Italia l’attività d’impresa è libera, salvo i requisiti stabiliti per settori e professioni specifiche. È possibile avviare un’azienda senza dover dimostrare una preparazione generale nella gestione economica, finanziaria e organizzativa.
Diventare imprenditore è possibile. Imparare a guidare un’impresa richiede invece competenze, metodo e consapevolezza.
Fare impresa non significa soltanto generare fatturato. Significa assumersi la responsabilità delle conseguenze che ogni decisione produce su dipendenti, fornitori, clienti, istituzioni e territorio.
Quali conseguenze produce una crisi aziendale?
Quando un’impresa perde il controllo, la crisi non rimane un fatto privato tra l’imprenditore e la sua banca. Le conseguenze coinvolgono anzitutto le persone. Uno stipendio che non arriva può compromettere la stabilità economica di una famiglia.
La crisi coinvolge anche Stato e collettività. Contributi e imposte non versati generano debiti, interessi e sanzioni che aggravano la situazione dell’azienda. Nei casi riconducibili all’evasione contributiva, le sanzioni civili applicate dall’INPS possono raggiungere il 60% dell’importo dovuto.
Esiste infine una conseguenza sul mercato. Un’impresa che non riesce a pagare regolarmente stipendi, contributi e fornitori può continuare temporaneamente a operare a condizioni che le aziende in regola non possono sostenere, producendo uno squilibrio competitivo.
Ogni impresa fa parte di un sistema di relazioni e le sue decisioni producono effetti che superano i confini dell’azienda.
I numeri rendono visibile ciò che spesso viene riconosciuto troppo tardi
Tra gennaio e novembre 2025, in Italia sono cessate 283.637 imprese, pari a circa 850 al giorno, secondo CRIBIS. Nello stesso anno, i fallimenti registrati nel primo trimestre sono aumentati del 10,1% rispetto al 2024, secondo Cerved.
Anche le liquidazioni giudiziali mostrano la pressione sulle imprese: dalle 1.778 registrate nel 2023 si è passati alle 2.854 rilevate nel primo semestre del 2025, secondo Creditsafe.
Questi numeri non raccontano situazioni tutte uguali. Una crisi può nascere dall’aumento dei costi, dalla perdita di un cliente, da un cambiamento del mercato o da fattori esterni. In molti casi, però, tra i primi segnali e la crisi conclamata esiste un periodo nel quale l’impresa può ancora intervenire.
È in quello spazio che qualità delle informazioni, competenze e capacità decisionale diventano determinanti.
Quali sono i primi segnali di una crisi d’impresa?
La crisi diventa evidente quando la liquidità non è più sufficiente, i pagamenti si accumulano o la continuità aziendale viene compromessa. Spesso, però, è cominciata molto prima.
Può manifestarsi attraverso marginalità in diminuzione, tempi di incasso più lunghi, fornitori che chiedono maggiori garanzie e capitale circolante che assorbe risorse crescenti. Anche assenteismo, deterioramento dei rapporti interni, responsabilità poco chiare e concentrazione delle decisioni su una sola persona sono segnali rilevanti.
Un altro indicatore è la progressiva scomparsa del confine tra patrimonio aziendale e personale. Quando la cassa dell’impresa viene considerata un’estensione del patrimonio familiare, vengono sottratte risorse destinate a dipendenti, fornitori, investimenti e continuità operativa.
Considerati singolarmente, questi fenomeni possono sembrare gestibili. Letti insieme, possono indicare che l’azienda sta perdendo capacità di governo e spazio di manovra.
È su questa lettura complessiva che Fabio Splendori e il team di Splendori & Partners impostano la valutazione dell’impresa: non fermarsi al problema più evidente, ma ricostruire le dinamiche che lo hanno generato e stabilire dove sia necessario intervenire.
Per Fabio Splendori la prevenzione è cultura di gestione
Prevenire una crisi aziendale non significa prevedere ogni possibile difficoltà. Significa costruire un’impresa capace di comprendere ciò che sta cambiando e intervenire prima che un problema diventi un’emergenza.
Non basta raccogliere dati. Servono informazioni attendibili, responsabilità chiare e capacità di trasformarle in decisioni.
Un’impresa orientata alla prevenzione conosce la marginalità di clienti, prodotti e commesse, pianifica i flussi di cassa, monitora il capitale circolante e distingue l’aumento del fatturato dalla reale creazione di valore.
Aiutare un’azienda a superare una crisi non è quindi sufficiente se chi la guida non impara a riconoscere i fattori che l’hanno generata.
«Un risanamento senza cultura di gestione è un ponte verso la prossima crisi, non una via d’uscita definitiva.» — Fabio Splendori
È qui che la struttura organizzativa assume un ruolo concreto. Fabio Splendori, insieme a Splendori & Partners, non si limita alla definizione della strategia: il lavoro prosegue nell’implementazione degli interventi, affiancando proprietà e management nelle aree sulle quali è necessario agire.
L’obiettivo è fare in modo che le decisioni producano cambiamenti effettivi nell’impresa e che il recupero dell’equilibrio non dipenda soltanto dalla gestione temporanea dell’emergenza.
Perché prevenzione e selettività sono collegate?
Ogni percorso seguito da Fabio Splendori insieme al team di Splendori & Partners parte dalla valutazione delle condizioni reali dell’impresa: risanabilità, spazio di manovra, risorse disponibili, potenziale e volontà di proprietà e management di affrontare cambiamenti concreti.
Non ogni richiesta diventa un incarico. La selettività deriva dalla responsabilità di entrare in un’azienda e partecipare a decisioni dalle quali dipendono persone, capitali e prospettive future.
Accettare un intervento significa riconoscere una possibilità concreta di risultato e definire quali competenze e quali azioni siano necessarie per quella specifica impresa, senza applicare una formula standardizzata.
La prevenzione diventa così il principio che unisce cultura di gestione, risanamento e selettività. Intervenire sulla crisi significa recuperare il controllo; prevenirne il ritorno significa restituire all’impresa la capacità di decidere in autonomia.
Gli imprenditori che riconoscono segnali di tensione finanziaria, organizzativa o gestionale possono approfondire l’approccio di Fabio Splendori e il lavoro di Splendori & Partners sul sito splendoriepartners.com, dove è possibile richiedere un contatto e sottoporre la propria situazione a una valutazione preliminare.
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