Reddito medio pro-capite, ricchezza e classifiche: se ne torna a parlare nella nuova analisi di Ires Emilia-Romagna (Le dichiarazioni dei redditi in Emilia-Romagna, edizione 2026, a cura di Giuliano Guietti), che pone a confronto tutte le province e i principali comuni della regione, suddividendo il reddito imponibile totale per i soli contribuenti con un imponibile positivo (qui la nostra analisi sul reddito complessivo dichiarato e rapportato all’intera platea dei contribuenti).
Per il territorio piacentino, emerge dai numeri del rapporto Ires una crescita dell’imponibile medio provinciale del 4,3% a confronto con l’anno precedente – la più alta della regione – mentre Gazzola è al primo posto tra i comuni della regione.
Di seguito l’analisi proposta dal rapporto – accompagnata dal commento del segretario regionale della Cgil – sulla base dei dati Mef 2025 (anno d’imposta 2024), che, si precisa «non possono tener conto dell’ancora rilevante livello di evasione fiscale, che – per quanto in lieve calo dal 2017 a oggi – è ancora stimata intorno ai 100 miliardi annui, 25 dei quali riferiti all’imposta della quale ci occuperemo in modo specifico in queste note, l’Irpef».
Per l’Emilia-Romagna quarta posizione
«Il reddito imponibile Irpef (sopra) è costituito dal reddito complessivo delle persone fisiche, al netto delle detrazioni previste dalla legge e delle entrate non assoggettate a questa imposta. Il reddito medio pro capite è calcolato suddividendo il reddito imponibile totale per il numero dei contribuenti che effettivamente hanno dichiarato un reddito imponibile di qualche natura, escludendo gli altri. In Emilia Romagna oltre 150.000 contribuenti (il 4,3% del totale) hanno dichiarato di non avere avuto un reddito imponibile nel 2024».
«Nel 2024 l’Emilia-Romagna – riporta l’analisi – è ancora al quarto posto per reddito imponibile medio pro capite tra le regioni italiane, come era nel 2023, preceduta da Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano e a brevissima distanza dal Lazio. Come era già accaduto nell’anno precedente, l’aumento percentuale su base annua è leggermente inferiore a quello nazionale: +3,7% contro +3,9%. A differenza invece di quanto avvenuto negli anni precedenti, l’aumento registrato nelle dichiarazioni dei redditi del 2024 supera quello dell’inflazione che in quell’anno è stato, in base all’indice dei prezzi dell’intera collettività (NIC), pari all’1,0%. Ovviamente gli aumenti reddituali del 2024 sono a loro volta conseguenza dell’alta inflazione registrata negli anni precedenti. Questo andamento fa sì che anche considerando una dimensione temporale più lunga, quella 2019-2024, la crescita dei redditi risulti molto più allineata a quella dell’inflazione rispetto a quanto registrato nel 2023. Nella media nazionale, anzi, l’aumento dei redditi risulta chiaramente superiore a quello dei prezzi, mentre a livello regionale la differenza è minima».
«In realtà però si tratta di valori medi, che non danno conto delle differenze dell’andamento tra diverse tipologie di reddito. I redditi dei lavoratori dipendenti, in particolare, restano nel lungo periodo, nonostante il parziale recupero dell’ultimo anno, nettamente al di sotto del tasso di inflazione: +13,5% rispetto al 2019 in Emilia-Romagna e +14,4% a livello nazionale, sempre con riferimento all’imponibile».
Le province: Piacenza guadagna posizioni
Bologna è sempre, come negli anni precedenti – si sottolinea – la provincia dell’Emilia-Romagna con il reddito medio imponibile più alto ed è anche la terza a livello nazionale, dopo Milano e Monza-Brianza. Seguono nell’ordine Parma, Modena e Reggio Emilia, che a livello nazionale risultano rispettivamente sesta, ottava e decima.
«Rispetto al 2019 però – riporta lo studio – Modena è passata nazionalmente dal nono all’ottavo posto, superando Reggio Emilia, che al contrario è scesa dall’ottava alla decima posizione. Rimini chiude come sempre la classifica, seguita da Ferrara, che – rispetto al 2019 – ha perso una posizione, essendo stata scavalcata da Forlì-Cesena, la provincia che anche in termini percentuali ha avuto la crescita più importante rispetto al 2019 (+19,2%). La crescita più debole nell’arco dei 5 anni è quella di Reggio Emilia: +15,5%. Reggio Emilia, Rimini e Ferrara sono anche le 3 province che hanno perso posizioni nella graduatoria nazionale, mentre Piacenza, Forlì-Cesena e Modena le hanno guadagnate».
«Tra i maggiori comuni della regione (considerando tra questi anche Carpi, Faenza e Imola, oltre ai capoluoghi) nel 2024 Bologna ha conquistato la prima posizione, con il reddito imponibile più alto, sopravanzando anche Parma, che nel 2023 la precedeva. Rimini è invece il comune che rimane, tra questi, al livello più basso (23.331 €), con un distacco di oltre 2.000 euro da quello che lo precede, Forlì. Rispetto agli anni precedenti, da segnalare la crescita particolarmente sostenuta di Cesena (+ 4,0% rispetto al 2023 e + 19,6% sul 2019), mentre Modena è tra questi il comune cresciuto di meno (+2,6 sul 2023 e +16,4% sul 2019), ma partiva da un valore già alto, che resta di quasi 4.000 euro superiore alla media regionale».
«Ferrara rappresenta un caso particolare, perché è il territorio nel quale si manifesta la massima distanza tra il reddito medio del capoluogo, superiore anche a quello medio regionale, e quello della provincia di appartenenza: il divario è del 12,4%. Qualcosa di simile, anche se in proporzioni minori, accade anche a Modena e questo lascia supporre che sia la vicinanza e la relativa facilità del collegamento con Bologna, capoluogo di regione, a innalzare i valori reddituali dei due comuni citati».
Gazzola al primo posto in Emilia-Romagna
«Non sono tra i capoluoghi i primi quattro comuni della regione con i redditi medi imponibili più elevati. Appartengono – si precisa – inoltre a quattro province diverse: Piacenza (Gazzola), Albinea (Reggio Emilia), Bologna (San Lazzaro di Savena) e Modena (Castelnuovo Rangone). Gazzola è un piccolo comune, con un numero molto contenuto di abitanti e di contribuenti, quindi il valore dei redditi medi è facilmente influenzabile anche da pochi casi».
«San Lazzaro di Savena e Formigine, che rientra anch’esso tra i primi dieci per reddito medio, pur non essendo capoluoghi sono comunque comuni di medie dimensioni, con oltre 30.000 abitanti e più di 25.000 contribuenti, perciò in questi casi siamo comunque di fronte a territori nei quali esiste un rilevante insediamento di ricchezza. Bologna, Parma e Modena sono i tre capoluoghi di provincia che rientrano comunque nell’ambito dei primi 10 in regione».
Tre comuni piacentini tra i redditi più bassi
«Quelli che registrano invece redditi imponibili più bassi sono tutti piccoli o piccolissimi comuni, collocati in aree periferiche della regione. Ad esempio Zerba, che è il comune meno popoloso dell’Emilia-Romagna, ha appena 19 percettori di reddito da lavoro dipendente. Tranne quello di Bardi (Parma) e Goro (Ferrara), gli altri ricadono tutti nelle province di Rimini e Piacenza».
«Il comune di Goro (FE), la cui principale attività economica è notoriamente quella della pesca e dell’acquacoltura, continua a essere quello con il reddito medio più basso di tutta la regione e, nonostante il parziale recupero dell’ultimo anno, è anche uno di quelli con tassi di crescita nel medio periodo più bassi».
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