esonero fino a 50.000 euro per le aziende







Definiti dal Ministero del lavoro, con il decreto del 10 settembre 2026, i requisiti e le procedure per l’esonero contributivo introdotto dal decreto legge n. 62 del 30 aprile 2026 a favore delle imprese che adottano politiche organizzative favorevoli alla conciliazione tra vita privata e attività lavorativa.

Vediamo nel dettaglio quali sono le aziende interessate, e cosa devono fare per ottenere fino a 50.000 euro annui di esonero contributivo.

Quali aziende possono ottenere il beneficio

Per ottenere lo sgravio contributivo, il datore di lavoro deve essere titolare di una certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro in corso di validità che attesti l’effettiva adozione di misure organizzative in specifici ambiti; tra gli elementi considerati rientrano la flessibilità nell’organizzazione del lavoro, il sostegno alla maternità e alla paternità, le misure destinate alla cura dei familiari fragili, il welfare familiare, il benessere dei dipendenti e la continuità del percorso professionale dopo i periodi di congedo.

La certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro ha una validità di 36 mesi: durante tale periodo il datore di lavoro può accedere dunque all’esonero dei contributi a proprio carico purché siano rispettati gli ulteriori requisiti previsti dalla normativa e siano seguite le procedure indicate dall’Inps.

Per le aziende che possiedono una certificazione valida, l’esonero contributivo è riconosciuto a decorrere dal 28 giugno 2026, data di entrata in vigore della legge n. 112 del 25 giugno 2026, e può essere riconosciuto per l’intero periodo di validità della certificazione ma non può in ogni caso essere fruito oltre il 31 dicembre 2028.

Quanto vale l’esonero contributivo e quanto dura

L’esonero contributivo previsto per i datori di lavoro in possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro consiste in una riduzione dei contributi previdenziali a carico dell’azienda che può arrivare fino all’1% della contribuzione previdenziale dovuta dal datore di lavoro entro il limite massimo annuale di 50.000 euro per ciascuna azienda.

L’importo effettivamente riconosciuto dipende quindi da più elementi: la contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, il limite percentuale previsto dalla misura, il tetto massimo annuale e la disponibilità delle risorse stanziate per ciascun anno.

Per determinare l’importo teorico dell’esonero assume quindi rilievo anche l’aliquota datoriale media stimata nel periodo di validità della certificazione, dato che rientra tra le informazioni che il datore di lavoro deve indicare nella domanda da trasmettere all’Inps.

La certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro ha una validità di 36 mesi, quindi i datori di lavoro in possesso della certificazione possono beneficiare dell’esonero per il periodo in cui il certificato rimane valido, nel rispetto delle ulteriori condizioni previste, ma non oltre il 31 dicembre 2028.

Come fare domanda

Per accedere all’esonero contributivo riconosciuto ai datori di lavoro in possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro, l’azienda deve presentare domanda telematica all’Inmps, direttamente o tramite gli intermediari abilitati.

Tra le informazioni da indicare rientrano la retribuzione media mensile globale stimata, l’aliquota datoriale media stimata e la forza aziendale media stimata, valori che devono essere riferiti al periodo di validità della certificazione e che consentono di rappresentare la dimensione economica e occupazionale dell’impresa rispetto al periodo per il quale viene richiesto l’esonero contributivo.

Oltre ai dati aziendali, la domanda deve contenere informazioni specifiche relative alla certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro, ovvero:

  • la dichiarazione di possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro in corso di validità;
  • l’identificativo alfanumerico del certificato;
  • la denominazione dell’organismo di certificazione accreditato che ha rilasciato il certificato;
  • la dichiarazione di non essere destinatari di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi.

L’identificativo alfanumerico consente di individuare in maniera univoca il certificato utilizzato per richiedere l’agevolazione, mentre la denominazione dell’organismo di certificazione permette di identificare il soggetto accreditato che ha effettuato la valutazione e rilasciato la certificazione.

Particolare importanza assume anche la dichiarazione relativa all’assenza di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi: il datore di lavoro deve infatti attestare di non trovarsi in una situazione che impedisca l’accesso alle agevolazioni contributive.

Quando presentare la domanda

Il decreto stabilisce che i datori di lavoro in possesso della certificazione che presentano la richiesta entro il primo termine utile successivo alla data di conseguimento della certificazione possono essere ammessi al beneficio per l’intero periodo di validità del certificato, sempre entro il 31 dicembre 2028, che rappresenta il termine finale della misura.

Il decreto non indica dunque direttamente nel testo una data unica valida per tutte le imprese e per tutti gli anni, in quanto la definizione concreta dei termini è demandata all’Inps.

Questo meccanismo collega quindi tre elementi:

  • la data in cui l’azienda consegue la certificazione;
  • il primo termine utile stabilito secondo le indicazioni Inps;
  • il periodo durante il quale il datore di lavoro può essere ammesso all’esonero contributivo.

L’Istituto avrà quindi il compito di rendere operative le procedure per la richiesta dell’esonero, specificando le tempistiche da rispettare e le modalità telematiche di trasmissione.


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