La Casa di Schiranna conferma l’accesso alla composizione negoziata e il confronto con possibili investitori. Le vendite crescono, ma restano senza risposta le voci sullo stop produttivo, sui ricambi e sull’aumento di capitale
La nota di precisazioni alla stampa diffusa da MV Agusta questa mattina è la fotografia di una situazione complessa con la quale la Casa di Schiranna riconosce apertamente l’esistenza di difficoltà operative e finanziarie, conferma di avere avviato un percorso di composizione negoziata della crisi e ammette che Art of Mobility, la società controllata dalla famiglia Sardarov che possiede il 100% dell’azienda, sta valutando possibili modifiche dell’assetto societario.
Allo stesso tempo, però, contesta le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, definendole prive di riscontri oggettivi o basate su informazioni parziali, senza però entrare nel merito dei singoli punti, come anche Moto.it aveva richiesto in una serie di scambi con un responsabile dell’azienda.
Il risultato è un comunicato che chiarisce il perimetro del problema, ma lascia ancora aperte diverse domande sul futuro industriale e finanziario del marchio.
Le indiscrezioni: produzione ferma, ricambi e trattativa con CFMOTO
Le ricostruzioni apparse sulla stampa italiana e internazionale descrivono uno scenario particolarmente delicato. Secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, la produzione nello stabilimento di Varese sarebbe sostanzialmente ferma dallo scorso aprile per ragioni finanziarie e per le difficoltà incontrate nella catena di approvvigionamento.
Alcuni concessionari avrebbero inoltre segnalato una disponibilità molto limitata di motociclette nuove e ritardi nella fornitura dei ricambi. Una possibile ripartenza delle linee nel mese di ottobre è stata indicata come uno degli scenari allo studio, ma non ha ricevuto alcuna conferma ufficiale.
Il secondo grande capitolo riguarda CFMOTO. Il costruttore cinese avrebbe negoziato l’acquisizione del 49% di MV Agusta, accompagnando l’ingresso nel capitale con un investimento destinato a finanziare un piano di rilancio e ristrutturazione. Secondo altre fonti, nel giugno 2026 sarebbe stato discusso un memorandum d’intesa, ma il confronto si sarebbe successivamente interrotto a causa della distanza tra le parti sulle condizioni economiche dell’operazione.
Alle indiscrezioni più strutturate se ne sono aggiunte altre, molto più assertive, che hanno parlato di una cessione già perfezionata del 51%, di firme apposte nel mese di luglio e dell’uscita della famiglia Sardarov. Uno scenario che il comunicato, confermando la proprietà al 100% di Art of Mobility, di fatto non avvalora.
Sul tavolo sarebbe stato ipotizzato anche un coinvolgimento comune in un futuro progetto MotoGP, elemento che avrebbe dato all’operazione una dimensione non soltanto finanziaria, ma anche tecnologica e sportiva.
Il nodo dei 35 milioni di euro
Un’altra indiscrezione riguarda un aumento di capitale da 35 milioni di euro che avrebbe dovuto essere sostenuto da Art of Mobility e che, secondo quanto riportato, non si sarebbe concretizzato.
MV Agusta non conferma né smentisce questa cifra, ma riconosce che la separazione da KTM ha aperto una fase di transizione molto impegnativa. Il livello di integrazione raggiunto con il gruppo austriaco aveva infatti coinvolto distribuzione, acquisti, logistica, processi industriali e organizzazione aziendale. Tornare autonomi ha quindi richiesto la ricostruzione di funzioni essenziali, con inevitabili conseguenze sui costi e sul capitale circolante.
Nel comunicato si legge che alcune opportunità societarie sono state approfondite e poi giudicate non percorribili, mentre altre non avrebbero presentato sufficienti requisiti di concretezza e affidabilità. Altri interlocutori e scenari sarebbero tuttora in valutazione.
È un passaggio importante: MV Agusta non conferma il dossier CFMOTO, ma ammette che almeno una parte delle interlocuzioni avviate nei mesi scorsi non ha prodotto un accordo.
Che cos’è la composizione negoziata
L’elemento economicamente più rilevante è l’accesso alla composizione negoziata della crisi. Non equivale a un fallimento e neppure all’apertura di una procedura di liquidazione. È uno strumento previsto dall’ordinamento italiano per le aziende che si trovano in una condizione di squilibrio patrimoniale, economico o finanziario, ma per le quali esistono ancora ragionevoli prospettive di risanamento.
Attraverso la piattaforma nazionale delle Camere di Commercio, l’impresa viene affiancata da un esperto indipendente e può avviare un confronto strutturato con banche, fornitori, creditori e altri stakeholder, cercando un accordo che consenta di ristabilire l’equilibrio finanziario e garantire la continuità aziendale.
La CNC non risolve automaticamente la crisi: offre tempo, metodo e un quadro negoziale nel quale ridefinire scadenze, debiti, apporti di capitale e piano industriale. Per MV Agusta rappresenta quindi uno strumento di protezione e rilancio, ma anche la conferma che il problema di liquidità ha assunto una dimensione che richiede un intervento organizzato.
Le vendite crescono, ma non bastano a chiudere il caso
A sostegno del valore commerciale del marchio, MV Agusta ha poi presentato i dati relativi al primo semestre 2026. Le immatricolazioni retail globali sono state 2.166, il 3,4% in più rispetto alle 2.094 dello stesso periodo del 2025.
L’Italia, primo mercato della Casa, è passata da 500 a 644 motociclette, con una crescita del 28,8%. Positivi anche Francia, a +42,3%, e Stati Uniti, a +24,2%.
I numeri indicano che l’interesse nei confronti del prodotto resta vivo, ma vanno letti con attenzione. L’incremento globale corrisponde ad appena 72 moto, mentre la sola Italia ne aggiunge 144. Sottraendo il mercato italiano dal totale dichiarato, gli altri Paesi scendono complessivamente da 1.594 a 1.522 unità, circa il 4,5% in meno, nonostante le buone prestazioni di Francia e Stati Uniti.
Una domanda che tiene, una struttura finanziaria da ricostruire
Il comunicato MV Agusta sembra quindi voler fissare due concetti. Il primo è che il marchio conserva valore, clienti e potenziale internazionale. Il secondo è che questo patrimonio commerciale deve essere sostenuto da una struttura finanziaria e industriale più solida.
Particolarmente duro è il passaggio nel quale l’azienda sostiene che alcune ricostruzioni potrebbero provenire da soggetti che hanno partecipato o manifestato interesse nelle trattative. È il segnale di interlocuzioni probabilmente complesse, nelle quali sono entrati in gioco valutazioni del marchio, fabbisogni finanziari, governance e controllo della società.
Le vere risposte arriveranno ora da elementi molto concreti: la ripresa regolare della produzione a Schiranna, la normalizzazione delle forniture alla rete, la disponibilità dei ricambi, l’esito del confronto con i creditori e l’eventuale ingresso di un nuovo partner industriale o finanziario.
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