Bergamo. Giovedì 10 la BCE ha alzato i tassi di 0,25 bps. Il tasso sui depositi sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre. È la seconda stretta dell’anno (dopo giugno), motivata dalle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente, che spingono l’inflazione dell’area euro a restare sopra il target del 2% per un periodo prolungato (le nuove stime della BCE indicano un + 3% per il 2026, +2,5% per il 2027 e +2,1% per il 2028).
Ma cosa cambia concretamente per mutui, BTP, prestiti e che cosa possono fare i lettori di Bergamo News e le famiglie bergamasche in generale di fronte all’aumento? Vediamolo insieme. Cominciamo dai mutui a tasso variabile. Qui l’impatto è quasi immediato perché i mutui sono generalmente agganciati all’Euribor (che anticipa e riflette le decisioni della BCE. Per esempio per un mutuo “standard” da 126.000 euro a 25 anni (LTV 70%), la rata sale di circa 17 euro al mese (da circa 614 a circa 631 euro). Dall’inizio del 2026 la rata è già aumentata di circa 36 euro (era circa 578 euro a gennaio). Entro fine anno l’incremento complessivo rispetto a inizio anno arriva a circa 53 euro al mese. Nel 2027 chi ha questo profilo potrebbe pagare oltre 600 euro all’anno in più di interessi rispetto alle condizioni di inizio 2026. I futures sull’Euribor a 3 mesi (oggi intorno al 2,67%) indicano un possibile ulteriore salita verso il 3,10% entro metà 2027, con rata potenzialmente oltre i 650 euro l’anno.
Per quanto riguarda invece il tasso fisso, non c’è nessun effetto diretto sulla rata già in essere, che resta bloccata. Per chi invece deve accendere un nuovo mutuo o surrogare un mutuo esistente, i tassi fissi tendono a salire perché incorporano le aspettative di mercato e i movimenti dell’Euribor e dell’IRS (già in lieve rialzo nelle scorse settimane). Oggi il variabile parte ancora da TAN più bassi rispetto al fisso, ma il vantaggio si è ridotto.
A Bergamo/provincia i mutui medi richiesti si aggirano intorno ai 139.000 euro, con forte prevalenza di acquisto della prima casa e durate medie intorno ai 24-26 anni. L’aumento della rata pesa di più su chi ha acceso il mutuo di recente o ha un debito residuo elevato.
Che cosa si può fare? Chi ha un variabile e teme ulteriori rialzi, dovrebbe valutare la surroga verso un fisso (o un variabile con CAP di protezione) confrontando le offerte attuali. La differenza di rata mensile si è ridotta e la certezza può valere il costo. Oppure rinegoziazione tasso e scadenza con la propria banca, che rimane un’alternativa più semplice.
Chi sta per comprare casa, occorre che confronti attentamente fisso vs variabile (e ibridi), calcolare la sostenibilità della rata anche in scenari di stress (+0,50/+1% sull’Euribor) e non basarsi solo sulla rata iniziale. Anche se i prezzi immobiliari a Bergamo restano più contenuti rispetto a Milano, i tassi più alti riducono il potere d’acquisto. Il consiglio è quello di monitorare l’Euribor e le prossime riunioni BCE che non ha preso nessun pre-impegno su un percorso fisso di ulteriori rialzi.
Per quanto riguarda i BTP (e titoli di Stato in generale), il loro rendimento a breve scadenza ha già in parte anticipato il rialzo (i mercati lo scontavano). Su scadenze più lunghe l’effetto è più legato alle aspettative di inflazione, crescita e spread BTP-Bund. In generale.
Chi possiede già BTP a tasso fisso vede il prezzo di mercato scendere leggermente (rendimenti in salita = prezzi in calo), ma se li tiene fino a scadenza riceve le cedole e il rimborso nominale. Chi vuole investire ora, troverà che i nuovi BTP e le aste offrono rendimenti un po’ più alti, soprattutto sulle scadenze corte-medie. I CCT (variabili) beneficiano più direttamente dei rialzi. Per i risparmiatori bergamaschi: può essere un’occasione per allungare un po’ la duration o diversificare con titoli di Stato, ma attenzione al rischio di tasso se si vende prima della scadenza. Non è ovviamente un consiglio di investimento e occorre che tu valuti il tuo orizzonte e la liquidità necessaria.
E i prestiti personali e gli altri finanziamenti? Anche i prestiti (personali, auto, al consumo) e i finanziamenti alle imprese diventano più cari. Le banche trasmettono i rialzi BCE sui tassi praticati alla clientela, spesso con qualche anticipo o ritardo. Un prestito da 10.000 euro in 5 anni può vedere un aumento del TAN di alcuni decimi di punto, con rate mensili più alte di qualche euro.
Per le imprese bergamasche (manifattura, artigianato, servizi) il costo del credito sale, frenando per questa via gli investimenti. Cosa possono fare le imprese? Sicuramente confrontare più offerte, valutare il consolidamento dei debiti se si hanno più finanziamenti e privilegiare il tasso fisso se si vuole stabilità. Meglio evitare di indebitarsi per spese non essenziali in questa fase.
Bergamo e provincia hanno un tessuto economico solido (industria, servizi, immobiliare residenziale attivo). L’aumento del costo del denaro rende più oneroso indebitarsi, ma i prezzi delle case restano relativamente accessibili rispetto ad altre aree lombarde. Le famiglie con mutuo variabile recente sono le più esposte. Chi ha liquidità o risparmi può beneficiare di rendimenti un po’ più alti su conti deposito o titoli di Stato.
L’inflazione (spinta dall’energia) continua comunque ad erodere il potere d’acquisto, quindi l’attenzione al bilancio familiare resta prioritaria.
Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.
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