La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles la proposta di un European Innovation Act, un regolamento pensato per aiutare le imprese innovative europee a crescere e competere sui mercati globali.
Il provvedimento è un’iniziativa chiave parte della Strategia UE per Startup e Scaleup e della Bussola per la Competitività dell’Unione europea. L’obiettivo è risolvere un problema strutturale dell’Europa, che possiede ricerca, talenti e creatività di alto livello, ma le cui imprese innovative faticano ad attrarre i finanziamenti necessari per crescere (e spesso sono altri – altrove – a trasformare le idee europee in successo economico).
La proposta agisce su due leve. La prima riguarda l’accesso al credito attraverso la valorizzazione della proprietà intellettuale. La seconda introduce regole comuni per gli appalti pubblici di ricerca e sviluppo, oggi frammentati tra i diversi Stati membri.
Secondo le stime della Commissione le due misure potrebbero generare complessivamente oltre 35 miliardi di euro all’anno tra nuovi finanziamenti e profitti aggiuntivi per le imprese, con un impatto sul PIL dell’Unione compreso tra lo 0,24% e lo 0,42% nei prossimi dieci anni.
Brevetti come leva finanziaria: un quadro comune per valutare la proprietà intellettuale
Il primo pilastro della proposta risponde a un problema di credibilità finanziaria. Molte startup e scaleup europee possiedono brevetti e altri asset di proprietà intellettuale che restano difficili da valutare in modo omogeneo. Questa incertezza scoraggia gli investimenti privati e frena l’accesso al credito bancario.
Per superare l’ostacolo l’European Innovation Act promuove un quadro europeo unificato per la valorizzazione della proprietà intellettuale, affiancato da un marketplace digitale che metterà in contatto acquirenti e venditori di asset IP e da un servizio di supporto tecnico alle imprese che vogliono portare le proprie idee sul mercato.
Secondo le stime della Commissione le due misure genereranno circa 35 milioni di euro all’anno di risparmi amministrativi e sbloccheranno 10,2 miliardi di euro all’anno di finanziamenti aggiuntivi attraverso venture capital e debito garantiti dalla proprietà intellettuale.
A gestire il quadro operativo sarà un nuovo Competence Centre istituito all’interno dell’EUIPO, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Il Centro svilupperà un framework volontario per la valutazione e la divulgazione degli asset IP, gestirà la piattaforma digitale di matchmaking per la cessione e la licenza dei diritti, contribuirà allo sviluppo di un mercato secondario per la proprietà intellettuale e istituirà uno schema di certificazione volontaria per i valutatori. Fornirà inoltre servizi di sensibilizzazione e capacity building, incluso un helpdesk a livello unionale.
La scelta di affidare il Centro all’EUIPO deriva, spiega la Commissione, dalla sua evoluzione da ufficio di registrazione ad agenzia con competenze di policy, dalla rete Ideas Powered for Business e dall’IP Academy già gestite dall’ufficio, e dalla fiducia di cui gode tra imprese, professionisti della proprietà intellettuale e istituzioni finanziarie.
L’uso della metodologia di valutazione non sarà obbligatorio per le imprese, ma le istituzioni, le agenzie e gli organismi dell’Unione la applicheranno nella gestione dei programmi di finanziamento europei che richiedono una valutazione degli asset IP. Il mercato digitale, dal suo lato, non sarà un mercato regolamentato: si limiterà a connettere investitori, broker e titolari di brevetti, mentre le transazioni si concluderanno fuori dalla piattaforma.
Appalti per la ricerca: regole comuni in tutta l’Unione
Il secondo pilastro riguarda gli appalti pubblici per la ricerca e lo sviluppo, oggi utilizzati in Europa in misura molto inferiore rispetto ad altre economie. Nell’Unione la spesa per appalti di R&S vale 17 miliardi di euro, circa lo 0,6% della spesa pubblica totale per appalti, mentre le principali economie concorrenti investono da 5 a 8 volte di più, destinando tra il 3% e il 5% della propria spesa pubblica per appalti proprio alla ricerca e sviluppo.
Mancando oggi regole comuni a livello UE per gran parte di questa spesa, i committenti pubblici operano in condizioni di incertezza giuridica e frammentazione tra Stati membri. L’European Innovation Act introduce una procedura comune che permetterà agli enti pubblici di operare in tutta l’Unione, anche attraverso appalti congiunti transfrontalieri, con la garanzia di conformità alle regole sugli aiuti di Stato.
Le nuove regole imporranno ai committenti pubblici requisiti finanziari proporzionati, criteri di aggiudicazione basati sul value for money, specifiche tecniche orientate alla funzione o alla prestazione, modifiche contrattuali agili e condizioni sui diritti di proprietà intellettuale favorevoli all’innovazione. I committenti dovranno valutare le offerte entro un massimo di due mesi, e dovranno applicare una preferenza europea negli appalti di R&S.
il criterio della preferenza europea richiede che gli appalti siano aperti in modo non discriminatorio alle imprese degli Stati membri e dei paesi terzi con cui l’Unione ha accordi internazionali pertinenti – oggi i paesi SEE e dei Balcani occidentali – e impone che almeno il 50% delle attività di ricerca e sviluppo previste dal contratto sia svolto in uno di questi paesi. Se il numero di offerenti risultasse insufficiente, o i costi sproporzionati, i committenti potranno aprire la gara anche a paesi con cui l’Unione ha un accordo sugli appalti pubblici pur non riguardante la R&S; potranno invece restringere l’accesso alle sole imprese degli Stati membri non controllate da paesi terzi per motivi di sicurezza o ordine pubblico.
Le regole non saranno obbligatorie per gli appalti della difesa, vista la sensibilità del settore. Resterà invece pienamente valorizzato il modello dell’appalto pre-commerciale, che dal 2007 consente ai committenti pubblici di confrontare soluzioni alternative in fasi successive, riducendo il rischio passo dopo passo e lasciando ai fornitori la proprietà dei diritti IP generati, così da poterli commercializzare su mercati più ampi.
Sul piano economico la Commissione stima un risparmio di 1 miliardo di euro all’anno per i committenti pubblici e profitti aggiuntivi per le imprese pari a 25,92 miliardi di euro all’anno.
Le stime di impatto: crescita del PIL e nuovi posti di lavoro
Complessivamente la Commissione stima che le due misure possano fare salire il PIL dell’Unione tra lo 0,24% e lo 0,42% nei prossimi dieci anni, creando fino a 507.000 nuovi posti di lavoro nello stesso periodo.
Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le Startup, la ricerca e l’innovazione, ha spiegato che il provvedimento risponde alla frammentazione normativa con un quadro comune per la valutazione della proprietà intellettuale, un mercato digitale unico per i brevetti e una procedura più semplice per gli appalti di ricerca, con l’obiettivo di arrivare entro il 2028 a un mercato unico in cui le idee scalino più rapidamente e i capitali circolino con maggiore libertà.
Sandbox normative comuni in tutta l’Unione
Insieme all’Innovation Act la Commissione ha presentato anche una proposta di Raccomandazione del Consiglio sulle sandbox normative, ambienti controllati – fisici, digitali o ibridi – in cui imprese, ricercatori e autorità pubbliche possono sperimentare per un periodo limitato nuovi prodotti, servizi o tecnologie sotto la supervisione dei regolatori.
Le sandbox normative esistono già in alcuni ambiti del diritto dell’Unione, ma senza un approccio comune, il che genera frammentazione e incertezza tra gli Stati membri. La proposta introduce un quadro di riferimento comune per i sandbox negli ambiti non ancora coperti dalla legislazione UE, valorizzando le esperienze già maturate dagli Stati membri.
Il testo chiarisce che l’obiettivo non è deregolamentare, ma migliorare la qualità della regolazione: anche in un ambiente sperimentale restano fermi i requisiti di sicurezza, la protezione dei dati, la tutela della concorrenza e dei diritti fondamentali. Per le startup, spesso con risorse limitate per orientarsi tra le regole nazionali, un quadro comune può semplificare l’accesso alla sperimentazione regolatoria in più Stati membri contemporaneamente.
La proposta dovrà ora essere negoziata e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore, secondo la procedura legislativa ordinaria.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




