Crisi riciclo plastica, ecco la road map del Ministero dell’Ambiente


Il MASE mette a punto una roadmap in quattro fasi e 26 interventi per affrontare la crisi del riciclo delle plastiche. Dall’emergenza stoccaggi al sostegno alla domanda di materia prima seconda, fino ai dossier europei su End of Waste e Circular Economy Act. Secondo il Ministero nell’ultimo anno l’Italia ha perso circa 12 mila tonnellate al mese di capacità di trattamento


Una roadmap in 4 fasi e 26 interventi per risollevare il settore del riciclo della plastica. Il Ministero dell’Ambiente ha presentato la sua strategia per favorire l’uscita dalla crisi che da mesi attanaglia l’intero comparto europeo. Il documento, illustrato il 28 luglio dalla capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile, Laura D’Aprile, nel corso dell’ultimo tavolo di confronto con i portatori d’interesse, mette nero su bianco un percorso che va dalla gestione dell’emergenza immediata fino al monitoraggio dei grandi dossier europei.

La prima fase, denominata “immediata” e cioè più urgente e legata alle criticità che tuttora perdurano in molti territori italiani, riguarda le giacenze accumulate lungo la filiera. Nell’ultimo anno, secondo il quadro presentato dal Ministero, il sistema avrebbe perso circa 12mila tonnellate al mese di capacità di trattamento e questo sta mettendo sotto pressione soprattutto i Centri Comprensoriali, le strutture di primo conferimento dei rifiuti raccolti in maniera differenziata, dove il rischio di saturazione degli impianti con conseguente blocco della raccolta e pericolo di incendi è concreto.

Il documento cita tra le misure in fase di monitoraggio l’ampliamento e la razionalizzazione delle capacità di stoccaggio, di competenza di enti locali e territoriali, mentre risultano già attuati diversi interventi temporanei messi in campo da consorzi e imprese. Interventi che il Mase giudica tuttavia come “insufficienti”, citando, tra l’altro, le perduranti difficoltà nelle procedure di gara per il trasferimento del materiale dai centri comprensoriali alle piattaforme di selezione e stoccaggio. Tra le misure già attuate il Mase cita anche l’energy release approvato dal governo, il cui effetto positivo, scrive però il Ministero, è “eroso dalla nuova ripresa dei prezzi energia” legata soprattutto alle tensioni in Medio Oriente.

È la seconda fase, quella di “breve termine”, a concentrare il grosso della proposta: ben 12 interventi (su 26 totali) pensati per il riequilibrio economico della filiera con azioni su domanda, prezzi, controlli alle frontiere e sanzioni. Tra le misure già definite e in via di attuazione figurano il rafforzamento dei controlli doganali, frutto di un accordo tra il Mase e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il nuovo regime sanzionatorio per il mancato rispetto degli obblighi di contenuto riciclato in prodotti e imballaggi, la cui proposta normativa è stata già elaborata dalla competente direzione generale del Mase, e la piena funzionalità degli impianti finanziati con il PNRR, tra selezione avanzata e ‘progetti Faro’ per il riciclo delle plastiche.

Sul fronte delle misure ancora in via di elaborazione figurano interventi decisamente più impegnativi anche dal punto di vista tecnico ed economico: dalla creazione del ‘Fondo revamping tecnologico impianti di selezione’ al nuovo credito d’imposta sul consumo di materia prima seconda, già inserito tra le proposte per la legge di bilancio ma da verificare rispetto ai limiti del regime de minimis (e cioè l’insieme di norme dell’Ue che permette agli Stati membri di erogare aiuti pubblici alle imprese senza l’obbligo di notifica preventiva alla Commissione Europea). Tra le proposte spazio anche alla possibile modulazione dell’IVA tra plastica vergine e riciclata, operazione che però, nota il Mase, resta “di elevata complessità” e richiederebbe il “coinvolgimento diretto del Ministero dell’Economia e delle Finanze” e alla creazione di “hub logistici interregionali di stoccaggio strategico”, da finanziare con fondi di coesione ma, anche in questo caso, da verificare rispetto alla disciplina sugli aiuti di Stato.

Allo studio, chiarisce il Mase, anche un modello di contribuzione strutturale pluriennale sulle poliolefine miste, le plastiche tradizionalmente più difficili da collocare sul mercato del riciclo, finanziato tramite la responsabilità estesa del produttore e legato a criteri quali volumi, qualità e tracciabilità. Resta invece in sospeso l’iter per il regolamento nazionale end of waste ‘Plastiche UNICO’, stoppato nell’attesa degli esiti dei lavori sulla proposta di regolamento europeo presentata a dicembre scorso dalla Commissione Ue nell’ambito del pacchetto anticrisi. Proposta rispetto alla quale, nel corso del tavolo di crisi, il Mase ha chiarito che, in occasione della prossima riunione di Comitatologia Ue in calendario per settembre, l’Italia ribadirà la propria contrarietà all’approccio closed loop (ad esempio ‘da bottiglia a bottiglia’) “a favore dell’open loop e dello sviluppo tecnologico”.

La terza fase, infine, guarda più lontano, con sei interventi di riforma di sistema. Tra questi, una piattaforma digitale nazionale per il matchmaking tra domanda e offerta di materia prima seconda, che mappi disponibilità e qualità del materiale in coordinamento con i sistemi informativi già esistenti, l’estensione delle Garanzie d’Origine al riciclo delle plastiche e l’ampliamento del riciclo open loop per le frazioni flessibili o miste, con il riciclo chimico come sbocco complementare a quello meccanico.

Tra gli interventi strutturali, ricorda poi il Mase, è già operativa l’estensione dei certificati bianchi sull’efficienza energetica anche all’industria del riciclo, così come, sul fronte degli acquisti pubblici, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono già vincolanti per legge nella Pubblica Amministrazione, anche se resta il nodo dei controlli sulle inadempienze. La quarta e ultima fase del documento, infine, non prevede un’azione diretta a livello nazionale, ma chiede di tenere d’occhio cosa avviene all’interno dell’Unione europea, sia per quanto riguarda i regimi di sostegno attuati dagli altri Stati membri, sia per quanto riguarda i contenuti del Circular Economy Act, atteso proprio per l’autunno 2026.


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