Rinnovabili, il conto sale ancora: 9,3 miliardi di incentivi nel 2025


Mentre l’espansione delle fonti rinnovabili continua a trasformare il sistema elettrico italiano, la transizione verso un mix sempre più “verde” continua a comportare un impatto economico rilevante per la collettività. La recente relazione dell’Autorità evidenzia che, nel 2025, il costo netto degli strumenti di incentivazione delle fonti rinnovabili ha raggiunto circa 9,3 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2024, nonostante prezzi dell’energia più elevati e l’esaurimento progressivo di alcuni regimi storici. Il documento offre inoltre una fotografia aggiornata dell’evoluzione del mix energetico nazionale, delle criticità di sistema connesse alla crescita delle fonti non programmabili e delle prospettive future degli strumenti di sostegno.

ARERA, Relazione n. 301/2026/I/EFR, “Analisi degli strumenti di sostegno alle fonti rinnovabili in termini di effetti sulla collettività. Anno 2025”, 6 agosto 2026.

Un sistema elettrico sempre più rinnovabile

La relazione conferma il consolidamento della transizione energetica italiana. Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 50% della produzione elettrica nazionale e, sebbene nel 2025 l’incidenza sia scesa leggermente al 48% per effetto delle condizioni produttive, la capacità installata continua a crescere in modo sostenuto. Particolarmente significativo è il contributo del fotovoltaico che, nel solo 2025, ha registrato un incremento di circa 6,4 GW, cui si aggiungono ulteriori 0,6 GW di eolico. La potenza complessiva da fonti rinnovabili ha così raggiunto gli 83,5 GW.

La crescita delle fonti non programmabili produce però effetti sempre più evidenti sull’equilibrio del sistema. In diverse aree del Mezzogiorno e nelle isole la generazione fotovoltaica ed eolica supera frequentemente il fabbisogno locale, imponendo interventi di modulazione o distacco degli impianti. Contestualmente, il mercato all’ingrosso ha ormai consolidato il fenomeno dello “spostamento” dei picchi di prezzo verso le ore preserali, quando la produzione fotovoltaica si riduce ma la domanda resta elevata.

Gli incentivi, tra sostegno alla transizione e impatto sulle bollette

Il cuore della relazione è rappresentato dall’analisi economica dei diversi meccanismi di sostegno. ARERA distingue gli strumenti incentivanti in cinque grandi categorie: feed in tariff, feed in premium fisso, feed in premium variabile a una via, incentivi sostitutivi dei certificati verdi e feed in premium a due vie (Contract for Difference). Ciascun modello presenta effetti differenti sulla spesa sostenuta dai clienti finali e sulla sensibilità agli andamenti del mercato elettrico.

Nel 2025 il costo complessivo degli incentivi è stato pari a circa 9,272 miliardi di euro, riferiti a oltre 52 TWh di energia incentivata. La componente economicamente più rilevante continua a essere quella dei primi Conti Energia fotovoltaici, che da sola assorbe circa 5,7 miliardi di euro. Seguono i prezzi minimi garantiti per biomasse, biogas e bioliquidi, che hanno inciso per circa 1,7 miliardi, e le tariffe onnicomprensive, con un impatto di circa 1,3 miliardi. Gli incentivi sostitutivi dei certificati verdi hanno comportato una spesa di circa 562 milioni di euro, mentre i meccanismi a due vie hanno generato addirittura un saldo negativo pari a 35 milioni di euro, traducendosi in un beneficio per la collettività grazie ai maggiori prezzi di mercato.

Particolarmente interessante è il dato relativo ai prezzi minimi garantiti per le bioenergie, che rappresentano una delle principali cause dell’aumento dei costi rispetto al 2024. Secondo l’Autorità, proprio questa componente ha neutralizzato gli effetti positivi derivanti dalla crescita dei prezzi elettrici e dalla progressiva scadenza degli incentivi più datati.

Dal “conto energia” alle comunità energetiche: il cambio di paradigma

La relazione mostra con chiarezza come il sistema degli incentivi stia attraversando una fase di transizione. Da un lato, gli strumenti storici stanno progressivamente uscendo di scena: gli incentivi sostitutivi dei certificati verdi si esauriranno entro il 2028 e le tariffe della legge n. 244/2007 sono destinate ad azzerarsi nello stesso periodo. Dall’altro, stanno entrando a regime i meccanismi più recenti, basati prevalentemente su contratti a due vie, capaci di stabilizzare sia i ricavi dei produttori sia i costi per i consumatori.

Parallelamente cresce il peso delle configurazioni di autoconsumo diffuso e delle comunità energetiche. A giugno 2026 risultavano oltre 4.800 configurazioni ammesse o in corso di ammissione, per una potenza complessiva superiore a 418 MW e quasi 48 mila clienti associati. Sebbene l’impatto economico attuale sia ancora contenuto, l’Autorità individua in questi modelli una delle direttrici più importanti dell’evoluzione futura del settore.

Una spesa elevata, ma destinata a ridursi

La conclusione di ARERA è prudente ma significativa. Pur permanendo le inevitabili incertezze legate all’andamento dei prezzi dell’energia e alla crescita della capacità rinnovabile installata, il gettito necessario a finanziare gli incentivi dovrebbe progressivamente diminuire negli anni successivi. L’Autorità stima, infatti, una spesa annua compresa tra 7 e 8 miliardi di euro fino al 2031, grazie alla graduale cessazione dei regimi più onerosi e alla diffusione di strumenti incentivanti maggiormente integrati con le logiche di mercato.

La relazione evidenzia, però, anche una sfida che va oltre il semplice tema del finanziamento: la crescita delle fonti non programmabili richiede investimenti sempre più consistenti in accumuli, flessibilità e gestione della domanda. Senza tali interventi, il rischio è che l’incremento della produzione rinnovabile si traduca in maggiori limitazioni degli impianti e in costi indiretti per il sistema. In questo senso, il vero nodo non sembra più essere soltanto quanto costano gli incentivi, ma quanto il sistema sia in grado di valorizzare efficacemente l’energia rinnovabile prodotta.


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