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Un’impresa lombarda che fa ricerca può accedere a un bando riservato al Mezzogiorno? La risposta sorprende quasi sempre chi la fa: sì, a una condizione precisa. Su Scoperta Imprenditoriale II il vincolo territoriale non riguarda la sede legale dell’impresa, riguarda il luogo dove il progetto viene realizzato.
- Le attività vanno realizzate presso una o più unità locali situate nelle regioni meno sviluppate.
- Le sette regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
- La sede legale può stare altrove: conta l’unità locale dove si svolge il progetto.
- I soggetti non residenti devono dimostrare almeno una sede secondaria prima della prima erogazione.
Le sette regioni, e quelle che restano fuori
Le regioni meno sviluppate ai fini di questa misura sono sette: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non è l’elenco del Mezzogiorno in senso geografico né quello della ZES Unica, e la differenza vale la pena fissarla perché genera confusione ricorrente.
Abruzzo e Molise, per esempio, non sono trattate allo stesso modo dai diversi strumenti nazionali. Il credito d’imposta ZES Unica copre un perimetro che comprende anche Abruzzo e, per le zone ammissibili, Marche e Umbria. Qui l’Abruzzo non c’è, il Molise sì. Chi ragiona per analogia fra le due misure sbaglia il perimetro, e se ne accorge quando la domanda è già stata impostata.
Cosa significa realizzare il progetto in un’unità locale
L’unità locale non è un indirizzo su una carta intestata. È il luogo dove si svolgono materialmente le attività di ricerca: dove lavora il personale che si rendiconta, dove stanno le attrezzature di cui si chiede l’ammortamento, dove si costruiscono i prototipi.
Ne discende una verifica che conviene fare prima di presentare, e che riguarda la coerenza fra tre documenti diversi. Il piano di sviluppo dice dove si svolgono le attività, la visura camerale dice dove sono le unità locali, i fogli di rilevazione delle ore diranno dove ha lavorato il personale. Se questi tre documenti raccontano storie diverse, la contestazione arriva in verifica e riguarda spese già sostenute.
| Situazione | Ammissibile | Cosa serve |
|---|---|---|
| Sede legale e attività nelle sette regioni | Sì | Nessun adempimento aggiuntivo sul territorio |
| Sede legale al Centro-Nord, unità locale già attiva al Sud | Sì | Le attività di progetto devono svolgersi in quell’unità locale |
| Sede legale al Centro-Nord, unità locale da aprire | Sì | L’unità va attivata e resa operativa per la realizzazione del progetto |
| Soggetto non residente in Italia | Sì | Almeno una sede secondaria dimostrata prima della prima erogazione |
| Attività svolte fuori dalle sette regioni | No | Nessuna soluzione: il vincolo riguarda il luogo delle attività |
L’unità locale aperta per il bando: quando funziona e quando no
Aprire un’unità locale al Sud per partecipare è legittimo, e per molte imprese del Centro-Nord è la strada che apre l’accesso a una misura altrimenti preclusa. Funziona però solo se l’unità è reale.
Una struttura che esiste solo in visura, senza personale stabile né attrezzature, regge male la verifica di un progetto che dura fino a 36 mesi e che prevede ispezioni e controlli da parte del soggetto gestore. Le ore rendicontate devono corrispondere a persone che hanno lavorato lì, e le attrezzature ammortizzate devono trovarsi lì. Chi apre l’unità locale contestualmente al progetto ha bisogno di un piano credibile su come la rende operativa, e quel piano è parte di quello che il criterio A valuta come capacità tecnico organizzativa.
C’è poi una considerazione di merito che conviene fare a monte. Una misura che finanzia ricerca nelle regioni meno sviluppate persegue un obiettivo di sviluppo territoriale: un progetto che porta competenze e attività stabili in quei territori è coerente con lo strumento, uno che sposta formalmente una rendicontazione lo è molto meno, e la differenza tende a emergere nel confronto con chi valuta.
Consiglio operativo. Se l’unità locale al Sud esiste già ma è marginale, verificate che abbia personale tecnico assegnato prima di costruirci sopra il progetto. Il modo più solido di impostare la domanda è partire dalle persone che lavorano in quel sito e costruire il progetto sulle loro competenze, non il contrario.
Come si documenta l’unità locale
Il primo documento è la visura camerale, dove l’unità locale deve risultare aperta con l’indirizzo e l’attività svolta. Non basta però da sola: la coerenza si costruisce con quello che ci sta intorno. Un contratto di locazione o un titolo di proprietà dell’immobile, il personale assegnato a quella sede, le attrezzature installate, le utenze intestate.
Per le imprese che aprono l’unità in vista del progetto conviene ricostruire il percorso in modo ordinato: apertura dell’unità locale in Camera di Commercio, adempimenti presso l’INAIL per la posizione assicurativa territoriale, assegnazione formale del personale alla sede, comunicazione ai lavoratori interessati. Sono passaggi che hanno tempi propri e che è meglio non concentrare nelle settimane in cui si scrive il progetto.
Nei controlli successivi il soggetto gestore verifica che le attività si siano svolte dove dichiarato. La documentazione che regge meglio quella verifica è la stessa che regge un controllo ispettivo ordinario: fogli presenza per sede, registrazioni contabili con centro di costo, corrispondenza tecnica del progetto che riporta il luogo di svolgimento delle attività.
Il partner che sta al Nord
Nei progetti congiunti la domanda si ripropone per ciascun proponente, e la risposta non cambia: contano le attività, non le sedi. Un partner con sede a Milano può far parte della cordata se realizza la propria quota di attività in un’unità locale situata in una delle sette regioni.
Questo è anche il motivo per cui la costruzione della cordata va fatta guardando insieme due cose, la ripartizione dei costi e la localizzazione delle attività di ciascuno. Un partner che porta il 30% dei costi ma non ha modo di realizzare quelle attività al Sud è un problema che emerge tardi, quando il contratto di collaborazione è già stato firmato.
Domande frequenti sul vincolo territoriale
Serve avere l’unità locale già attiva al momento della domanda?
Il requisito che il decreto lega esplicitamente a un momento preciso riguarda i soggetti non residenti, che devono dimostrare almeno una sede secondaria prima della prima erogazione. Per tutti, in ogni caso, le attività di progetto devono realizzarsi nelle unità locali situate nelle regioni ammesse: presentare senza una soluzione concreta su dove si lavorerà è un rischio che non conviene correre.
Un’impresa può usare più unità locali in regioni diverse?
Sì, il decreto parla di una o più unità locali situate nei territori delle regioni meno sviluppate. Un progetto può quindi svolgersi fra un sito in Puglia e uno in Sicilia, purché entrambi rientrino nel perimetro.
Le attività di ricerca affidate all’esterno devono svolgersi al Sud?
I servizi di consulenza e la ricerca contrattuale sono spese ammissibili acquisite da soggetti terzi indipendenti a condizioni di mercato. La regola sulla localizzazione riguarda le attività realizzate dai beneficiari nelle proprie unità locali: sui servizi esterni il criterio guida è che siano acquisiti a condizioni normali di mercato e coerenti con il progetto.
L’Abruzzo rientra?
No. Le regioni ammesse sono sette e l’Abruzzo non è fra queste, a differenza di quanto accade per altri strumenti dedicati al Mezzogiorno. È una delle confusioni più frequenti su questa misura.
Cosa succede se durante il progetto le attività si spostano?
Le variazioni sostanziali del progetto vanno comunicate e autorizzate. Uno spostamento delle attività fuori dal perimetro territoriale colpisce un requisito di ammissibilità, non un dettaglio operativo, e mette a rischio l’intera agevolazione.
Prima si guarda la mappa, poi il progetto
Fra i requisiti di questa misura quello territoriale è il più semplice da verificare e il più facile da dare per scontato. Vale mezz’ora di controllo sulla visura e sul piano delle attività, prima di investire settimane su un progetto che poi non si può realizzare dove serve.
Il quadro completo è nella nostra guida a Scoperta Imprenditoriale II, mentre le altre finestre aperte in questo periodo sono nel calendario dei bandi a fondo perduto attivi.
Hai sede al Centro-Nord e vuoi capire se puoi partecipare? Compila il form in alto alla pagina: noi di Incentivimpresa verifichiamo la tua situazione territoriale e cosa serve per rendere il progetto ammissibile.
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