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Per la CEO Europe della società l’asset class vive un momento di grande evoluzione in cui è centrale allargare gli orizzonti: più geografie, più selezione, più gestione attiva, più integrazione con infrastrutture, energia e transizione climatica
Il real estate europeo attraversa una fase di ripensamento profondo. Il rialzo dei tassi ha inciso sulle valutazioni, il comparto degli uffici resta al centro di interrogativi strutturali e gli investitori istituzionali chiedono più visibilità sulla traiettoria dei rendimenti. Per Vanessa Roux-Collet, CEO Europe di AEW, società della galassia Natixis Investment Managers, il primo passo per servire con successo i clienti è tornare alla sostanza dell’asset class. Cioè agli edifici, ai territori, ai tenant, e, insieme, guardare con visione al futuro, alle trasformazioni climatiche e sociali e agli impatti della tecnologia anche in un ambito sinonimo di concretezza e fisicità come l’immobiliare.
Alla guida europea di AEW da un anno, Roux-Collet porta con sé un percorso non convenzionale: avvocata di formazione, poi responsabile legale, compliance, risk, insurance, data, e co-head of France. Un profilo che oggi si riflette in una priorità chiara: rendere AEW una piattaforma più integrata, meno organizzata per silos e sempre più capace di lavorare in modo pan-europeo.
Partiamo dal suo percorso professionale. Quali sono state le tappe più importanti e come influiscono oggi sul modo in cui affronta il ruolo di CEO Europe?
Ho lavorato per circa dieci anni in studi legali, occupandomi di real estate, prima di entrare in AEW sedici anni fa. All’inizio ero nel dipartimento legale, poi sono diventata responsabile di sempre più funzioni: compliance, risk, insurance e, successivamente, data e IT. Negli ultimi anni ho co-guidato la Francia e un anno fa ho assunto la responsabilità di AEW per l’Europa. È stato un cambiamento importante. Il mio profilo è diverso da quello di chi arriva esclusivamente dal business, ma credo sia anche un punto di forza. Ho sempre lavorato vicino alle operazioni, alle negoziazioni e agli asset, però con una forte conoscenza dei temi di rischio, compliance e governance. Oggi guido una piattaforma europea con team in molti Paesi e per me la dimensione internazionale è fondamentale.
Che bilancio fa del suo primo anno alla guida europea di AEW?
Il primo anno è stato molto incentrato sull’ascolto e sull’organizzazione. Ho incontrato clienti, ho parlato con i team nei diversi Paesi e con il Gruppo, per capire che cosa possiamo migliorare e come creare più sinergie. Per il nostro sviluppo abbiamo individuato tre parole chiave, le nostre “tre C”: conviction, perché dobbiamo avere convinzione in ciò che proponiamo ai clienti; connection, cioè connessione tra persone, clienti, team e Gruppo; e creation, perché in un mercato difficile bisogna essere creativi per differenziarsi.
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Quali sono oggi i tratti distintivi di AEW rispetto ai competitor? Quali le caratteristiche da rafforzare
Il primo elemento è la natura pan-europea della piattaforma. Abbiamo persone basate nei diversi mercati e questo è molto importante per i clienti. Significa poter leggere le opportunità attraverso una lente locale, ma con una visione complessiva dell’Europa. Il secondo elemento è la qualità dell’asset management. I clienti ci chiedono sempre più spesso come siamo in grado di lavorare sugli asset, come possiamo migliorarli, convertirli, renderli più adatti alle nuove esigenze dei tenant. In passato il mercato immobiliare è stato molto favorevole e sembrava che fosse sufficiente fare acquisizioni. Oggi non è più così: bisogna conoscere gli asset nel dettaglio, ascoltare chi li utilizza, capire i mercati locali e fare interventi migliorativi. Infine, credo che la diversificazione sia diventata essenziale. Diversificazione geografica, settoriale e di strategie.
Dove vedete oggi le principali opportunità di investimento?
La logistica resta una piattaforma chiave per noi ed è una storia molto importante in Europa. Abbiamo anche una strategia core pan-europea molto diversificata e un’esposizione selettiva agli uffici prime. Guardiamo anche al residenziale, agli hotel e ad alcune aree più operative. Sui data center, invece, siamo prudenti: tutti ne parlano, ma è un mercato complesso, molto competitivo e bisogna capire bene dove e come entrare. Il punto non è inseguire una moda. Il punto è capire quali asset hanno davvero senso per i clienti, quali ritorni possono offrire e quali rischi comportano.
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In relazione allo sviluppo del business, quali opportunità determina l’appartenenza a Natixis Investment Managers?
È un fattore che conta molto, soprattutto perché consente di essere parte di una piattaforma ampia mantenendo però la specializzazione di una boutique. AEW deve restare specialista del real estate, ma allo stesso tempo può e deve dialogare con altre competenze presenti nel Gruppo. In passato ogni ambito tendeva a restare molto separato. Oggi, in un mercato più difficile, è naturale chiedersi che cosa si possa costruire insieme. Penso in particolare al dialogo con il mondo delle infrastrutture e, più in generale, dei real assets. Energia, clima, asset-based finance, infrastrutture e immobiliare sono temi sempre più collegati. Il real estate non può restare isolato, perché ha un impatto enorme sull’economia, sulle città e sulla transizione climatica.
Che cosa può offrire una piattaforma come AEW agli investitori italiani?
Molti investitori istituzionali italiani, come accade anche in altri paesi, sono fortemente focalizzati sul mercato domestico e collaborano spesso con gestori locali. Allo stesso tempo, la diversificazione internazionale è cruciale, in particolare nell’attuale contesto di mercato. In questo senso, AEW può svolgere un ruolo fondamentale
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