La battaglia giudiziaria sull’eredità Agnelli aggiunge un nuovo capitolo. Dopo la richiesta avanzata a giugno da Margherita Agnelli, che puntava a costituirsi parte civile e a ottenere 1,3 milioni di euro per danni morali, e dopo l’archiviazione delle posizioni di Lapo e Ginevra Elkann, il giudice ha ora deciso sul ruolo che la figlia dell’Avvocato potrà avere nel procedimento penale torinese.
Alla ripresa dell’udienza preliminare dell’11 settembre, il gup ha respinto la richiesta di Margherita di costituirsi parte civile nei confronti del figlio John Elkann nel segmento dell’inchiesta relativo alle contestazioni fiscali sulla residenza di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli.
In altre parole, Margherita non potrà chiedere in questa fase un risarcimento direttamente al figlio per i reati fiscali che gli vengono contestati nell’ambito del procedimento.
La decisione non la esclude però completamente dal processo. Il giudice ha infatti ammesso la costituzione di parte civile nel filone relativo all’ipotesi di falso, contestata al commercialista di famiglia Gianluca Ferrero e al notaio Remo Moroni.
Su questo punto la difesa di Margherita ha espresso soddisfazione. Il suo legale, Diego Trevisan, ha chiarito che la richiesta avanzata riguardava esclusivamente il riconoscimento di un danno morale, non patrimoniale, e che l’esclusione dalla costituzione di parte civile nei confronti di John Elkann non preclude altre strade.
Secondo Trevisan, infatti, i danni morali potranno essere nuovamente richiesti in una fase successiva del procedimento e, parallelamente, potranno essere avanzate pretese anche in sede civile, comprese quelle di natura patrimoniale.
Per la difesa di Margherita, il dato più importante è un altro: il rigetto della costituzione di parte civile contro Elkann non avrebbe inciso sull’impianto accusatorio complessivo, che resta fermo nei confronti degli imputati.
La soddisfazione dei legali si concentra inoltre sull’ammissione di Margherita come parte civile per il reato di falso e sull’accoglimento di un’eccezione che ha portato alla contestazione di una aggravante.
Il procedimento ruota attorno alla residenza fiscale di Marella Caracciolo, madre di Margherita e nonna di John Elkann. Formalmente la vedova dell’Avvocato risultava residente in Svizzera dal 2010 al 2019, ma secondo la ricostruzione della Procura la sua residenza effettiva sarebbe stata invece a Torino.
Da questa ipotesi discendono le contestazioni fiscali e patrimoniali che hanno dato origine all’inchiesta, avviata proprio dopo una denuncia di Margherita Agnelli.
L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio, insieme ai sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti, e negli ultimi mesi ha visto confluire diversi fascicoli in un unico procedimento.
Sul piano giudiziario, la posizione di John Elkann resta quindi al centro del processo, ma senza la presenza della madre come parte civile nel filone fiscale.
La difesa del presidente di Stellantis ha accolto positivamente la decisione. L’avvocato Paolo Siniscalchi ha definito condivisibile il provvedimento del giudice e ha ribadito la linea già sostenuta in precedenza: la costituzione di parte civile, secondo la difesa, non deve trasformarsi in uno strumento per trasferire nel processo penale tensioni e conflitti personali maturati all’interno della famiglia.
La questione della richiesta danni era emersa con forza già nell’udienza di giugno. In quell’occasione Margherita aveva quantificato in 1,3 milioni di euro il risarcimento per i soli danni morali, sostenendo di essere stata danneggiata dalla gestione della successione dei genitori e dalle conseguenze sul patrimonio e sulle partecipazioni societarie della famiglia.
La difesa di Elkann aveva contestato fin dall’inizio la legittimazione di Margherita a chiedere un risarcimento per presunti reati fiscali, sostenendo che l’eventuale soggetto danneggiato sarebbe stato l’Erario e non un privato.
Sul fondo della vicenda continua a esserci anche la lunga disputa sul controllo di Dicembre, la holding considerata la cassaforte della famiglia Agnelli e collocata al vertice del sistema di partecipazioni che comprende realtà come Stellantis, Ferrari e Juventus.
Il conflitto familiare nasce anche dall’accordo del 2004, quando Margherita Agnelli rinunciò all’eredità del padre Gianni e a quella futura della madre Marella ricevendo beni per un valore stimato in circa 1,3 miliardi di euro. Negli anni successivi Margherita ha però sostenuto che parte del patrimonio familiare le sarebbe stata nascosta, aprendo una serie di contenziosi in Italia e in Svizzera.
La vicenda penale ha conosciuto numerosi passaggi anche sul fronte delle strategie difensive.
John Elkann aveva definito la propria posizione con l’Agenzia delle Entrate attraverso il versamento di 183 milioni di euro e aveva tentato la strada della messa alla prova. L’ipotesi prevedeva dieci mesi di attività di volontariato come tutor per studenti presso una struttura salesiana, ma la richiesta è stata successivamente respinta.
Prima ancora, il giudice Antonio Borretta aveva ritenuto che non ci fossero le condizioni per archiviare le contestazioni e aveva disposto l’imputazione coatta.
Anche la posizione di Gianluca Ferrero, presidente della Juventus e storico commercialista della famiglia, ha avuto un percorso complesso. Ferrero aveva proposto un patteggiamento con una sanzione di circa 73 mila euro, senza pene accessorie e senza conseguenze sulla presidenza del club bianconero. Anche questa soluzione, dopo un primo via libera della Procura, è stata respinta dal giudice.
Il notaio Remo Moroni, invece, aveva scelto il rito ordinario.
Parallelamente, la posizione di Lapo Elkann e Ginevra Elkann è stata archiviata. Per i due fratelli, secondo quanto emerso nei precedenti passaggi giudiziari, non sarebbero stati ravvisati gli elementi necessari per sostenere una consapevole partecipazione ai fatti contestati.
L’udienza preliminare proseguirà ora a ottobre, quando saranno affrontate nuove questioni procedurali dopo la riunificazione dei diversi filoni dell’inchiesta.
La decisione dell’11 settembre segna comunque un passaggio importante, ma non chiude la battaglia. Margherita Agnelli non potrà chiedere in questa fase i danni a John Elkann nel filone fiscale, ma resta parte civile per il presunto falso e, secondo il suo legale, conserva la possibilità di avanzare altre richieste risarcitorie più avanti e in sede civile.
Una nuova tappa di una vicenda nella quale processo penale, causa civile e scontro familiare continuano a correre paralleli, intrecciandosi attorno al patrimonio e all’eredità di una delle dinastie industriali più importanti d’Italia.
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