Il caldo estremo colpisce anche le imprese, viene evidenziato da uno studio realizzato da ricercatori del Cnr e dell’Università di Calabria, e gli eventi meteo estremi causati dalla crisi climatica, informa un nuovo rapporto appena diffuso dalla Banca d’Italia, ha provocato danni al 6,4% delle microimprese.
Mentre le stazioni metereologiche segnalano che presto potremmo lasciarci alle spalle le temperature record registrate negli ultimi mesi, da Palazzo Koch arriva un’approfondita indagine dedicata in generale all’alfabetizzazione finanziaria e alle competenze di finanza digitale in Italia delle piccole imprese, nella quale però una sezione ad hoc è dedicata alla «protezione dai rischi climatici». In questa sezione si legge che «la crescente frequenza degli eventi climatici estremi accresce l’importanza delle strategie finanziarie che le microimprese adottano per proteggersi dai rischi ad essi collegati». L’analisi rileva cioè se, e in che modo, i microimprenditori abbiano intrapreso azioni in tre ambiti: coperture assicurative per rischi fisici legati al cambiamento climatico, investimenti per la sicurezza aziendale e spostamenti delle attività produttive. Ebbene, spiegano gli autori del report che il 39% delle microimprese dichiara di aver adottato almeno una di queste misure. In particolare e nel dettaglio, il 28% ha sottoscritto coperture assicurative (il 26 escludendo le imprese agricole e della pesca, disciplinate da normative specifiche), il 26% ha effettuato investimenti per la sicurezza e il 14% ha pianificato uno spostamento delle attività produttive.
La propensione ad adottare almeno una delle misure, si legge nel documento diffuso da Bankitalia, è più accentuata tra le donne imprenditrici (42%) e tra coloro che provengono da famiglie con tradizione imprenditoriale (54%) ed è invece meno diffusa tra gli imprenditori meno istruiti (32%).
Strategie di mitigazione dei rischi sono adottate più frequentemente al Nord (41%) e dalle imprese agricole e della pesca (65%), della manifattura e dei servizi di alloggio e ristorazione (46%); lo sono meno da quelle dei settori dell’informazione e comunicazione (31%) e delle attività professionali e scientifiche (27%).
Spiegano gli autori dell’indagine che un esercizio ha verificato se la propensione ad adottare strategie di prevenzione dei rischi climatici sia correlata alla dimensione comportamentale dell’alfabetizzazione finanziaria, più strettamente associata, rispetto alla comprensione dei concetti, alla capacità di adeguare scelte e piani aziendali a contesti in evoluzione. Da quel che si legge, a parità di caratteristiche, l’adozione di almeno una strategia di prevenzione dei rischi climatici (coperture assicurative, investimenti per la sicurezza aziendale e spostamenti delle attività produttive) è positivamente correlata a tale dimensione. E risultati analoghi emergono per ciascuna delle strategie considerate.
Quanto emerge dall’indagine rispecchia una realtà con cui gli imprenditori devono fare i conti perché, come anticipato all’inizio, nel 2025 il 6,4% delle microimprese ha dichiarato di aver subìto danni a seguito di eventi climatici estremi: si legge nell’analisi Bankitalia che tra le risposte adottate di fronte a questa situazione, alcune riguardano il ricorso a indennizzi assicurativi (42%) e alla liquidità disponibile (13%), altre la riduzione della remunerazione dei titolari (39%) e dei costi di gestione (13%).
Tra l’altro, si sbaglierebbe a pensare che tale situazione colpisca soltanto le imprese più piccole. Nei giorni più caldi di questa estate, uno studio realizzato da ricercatori dell’Istituto di Tecnologie e Intelligenza Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Itiam) e dell’Università della Calabria ha mostrato che le conseguenze del cambiamento climatico non si limitano all’ambiente, ma incidono sempre più direttamente sul tessuto produttivo del Paese. La ricerca, dal titolo “Do High Temperatures Affect Firm Demography? Evidence From Italy”, presenta stime che mostrano che ogni giornata estiva con temperature comprese tra 29 e 32 gradi centigradi è associata a un aumento di circa 0,014 punti percentuali del tasso di uscita delle imprese dal mercato rispetto a una giornata compresa tra 23 e 26 °C. Quando la temperatura raggiunge o supera i 32 °C, l’incremento sale a circa lo 0,016% per giornata. Spiega uno degli autori dello studio e ricercatore Cnr-Itiam Francesco De Simone: «Il concetto di uscita non va interpretato come cessazione dell’attività produttiva, non si tratta necessariamente come fallimento formale e morte economica dell’impresa. Per il territorio, tuttavia, l’effetto è analogo: si perdono capacità produttiva, occupazione, competenze, servizi e relazioni economiche costruite nel tempo».
Le imprese non reagiscono tutte allo stesso modo al caldo. Le più vulnerabili sono le microimprese e le ditte individuali. «Queste realtà, una componente fondamentale del sistema produttivo italiano, dispongono di minori risorse finanziarie e organizzative per misure di adattamento e risultano quindi maggiormente esposte agli effetti delle alte temperature», aggiunge il ricercatore Cnr-Itiam. «Gli effetti in termini di uscita dal mercato risultano concentrati nelle aree più calde del Paese, aspetto particolarmente rilevante considerato che il Mediterraneo è una delle principali aree hotspot del cambiamento climatico. Le maggiori criticità emergono nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi, mentre il settore agricolo appare più resiliente, anche grazie alla presenza di misure di sostegno e adattamento specifiche».
Nel periodo osservato per lo studio, i giorni estivi con temperature massime superiori a 29 °C in Italia sono passati, in media, da circa 42 del primo decennio a circa 60 nel 2022. «Un contesto climatico che esercita una pressione continua sul sistema produttivo – conclude il ricercatore – e una parte delle imprese italiane dispone ancora di limitata capacità di adattamento alle nuove condizioni. Le temperature elevate influenzano anche il sistema produttivo, modificando gradualmente geografia economica e dinamica imprenditoriale del Paese».
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