BOLZANO. Imprese che invecchiano, giovani chiamati a raccoglierne il testimone e un patrimonio di competenze che rischia di andare perso: il ricambio generazionale nel mondo dell’impresa è uno dei nodi con cui il Trentino Alto Adige dovrà fare i conti nei prossimi anni.
A farlo emergere è l’ultimo report della Cna regionale che fotografa una realtà in cui crescono gli imprenditori over 70, ma che vede anche le imprese giovanili muoversi in controtendenza rispetto al resto d’Italia, e chiede politiche capaci di favorire la trasmissione d’impresa.
Tra gli ambiti più colpiti da questo fenomeno c’è sicuramente quello dell’artigianato e a parlare, intervistato da il Dolomiti, è Andrea Navarini, presidente dei Giovani Imprenditori Artigiani del Trentino di Confartigianato, che mette invece l’accento sulle difficoltà concrete della successione, dalla trasmissione delle competenze al valore dell’azienda, chiedendo strumenti di supporto e un maggiore intervento della politica.
IMPRESE, IN REGIONE OLTRE 7 MILA TITOLARI SONO OVER 70 E C’È IL NODO DEL RICAMBIO GENERAZIONALE. LA CNA: “NON POSSIAMO PERDERE ATTIVITÀ SANE, BISOGNA ATTIRARE I GIOVANI”
In Trentino Alto Adige il ricambio generazionale delle imprese rappresenta una delle sfide più delicate per il tessuto produttivo: aumentano infatti gli imprenditori che hanno superato i 70 anni e, con loro, il numero di attività che nei prossimi anni dovranno affrontare il nodo della successione.
La regione presenta però una particolarità rispetto al resto d’Italia: mentre a livello nazionale diminuiscono sia i giovani sia le imprese giovanili, nelle province di Trento e Bolzano la popolazione tra i 20 e i 39 anni è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi dieci anni e le imprese giovanili sono cresciute.
A dirlo è l’ultimo studio della Cna del Trentino Alto Adige che specifica che sono 7.333 i titolari di imprese individuali in regione che hanno almeno 70 anni. Di questi, 3.962 sono in Alto Adige e 3.371 in Trentino. In percentuale rappresentano l’11,4% del totale delle imprese (10,8% in Alto Adige e 12,2% in Trentino). E, sottolinea la Cna, mentre cresce l’età degli imprenditori si restringe la platea dei giovani che potrebbero raccoglierne il testimone.
Guardando all’Italia, i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni sono 314.824, pari al 10,7% del totale mentre dieci anni fa erano 290.328 e rappresentavano l’8,9%. Gli imprenditori anziani sono quindi aumentati di quasi 25mila unità. Tornando in regione gli imprenditori 70enni in dieci anni sono passati da 6.672 a 7.333. Nello specifico: in Alto Adige sono cresciuti da 3.629 a 3.962, in Trentino da 3.043 a 3.371.
C’è però un altro aspetto interessante, dal momento che la dinamica diventa ancora più significativa se osservata insieme all’evoluzione demografica e imprenditoriale dei giovani: tra il 2015 e il 2026 la popolazione italiana tra 20 e 39 anni si è ridotta di circa 1,4 milioni di persone, quasi il 10%. E tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili sono diminuite di oltre 153mila unità, il 24%.
Il Trentino Alto Adige su questo dato è invece l’unica regione in controtendenza: la popolazione tra 20 e 39 anni è rimasta stabile +0,3%, di cui +0,5% in Alto Adige e + 0,1% in Trentino, mentre le imprese giovanili sono cresciute dell’11,6% sia a Bolzano sia a Trento.
“Il rischio maggiore – evidenzia lo studio Cna – si determina dove le due dinamiche si sovrappongono: aumentano gli imprenditori prossimi all’uscita mentre diminuiscono i giovani disponibili a subentrare. È il caso, in particolare, di comparti come manifattura, costruzioni e commercio, fondamentali per la diffusione territoriale delle piccole imprese e dell’artigianato”.
A riflettere sul tema è lo stesso presidente Cristiano Cantisani, che specifica come il passaggio generazionale sia una delle grandi questioni di politica industriale che l’Italia e le Province Autonome di Bolzano e Trento devono affrontare.
“Siamo stati precursori nel 2019 ad attenzionare il fenomeno a livello territoriale con uno studio condotto insieme all’Università di Bolzano. Ogni impresa che chiude perché non trova qualcuno disposto a continuarla – specifica – non rappresenta soltanto la perdita di un’attività economica. Significa disperdere competenze, professionalità, relazioni con clienti e fornitori e spesso un patrimonio costruito in decenni di lavoro. Il tema non può essere affrontato soltanto come una questione ereditaria. Serve una vera politica per la trasmissione d’impresa, favorendo l’incontro tra imprenditori che intendono uscire dall’attività e potenziali subentranti, accompagnando il trasferimento delle competenze e rendendo più semplice l’accesso al credito per chi rileva un’azienda”.
E quindi le proposte di Cna: occorre rafforzare gli strumenti fiscali e finanziari destinati al passaggio generazionale, sostenere le operazioni di workers buyout e favorire l’ingresso dei giovani nell’imprenditoria. Particolare attenzione va riservata all’artigianato e alle piccole imprese, dove il valore dell’azienda risiede spesso soprattutto nelle competenze personali dell’imprenditore e dove una successione non preparata può determinare la scomparsa definitiva di mestieri, conoscenze e produzioni.
“Le Province di Bolzano e Trento, in maniera complementare rispetto alle misure nazionali – chiosa il presidente Cantisani – possono mettere in atto strategie di sostegno che rafforzino sin dalla scuola l’orientamento verso i mestieri, affinché tra i più giovani maturi anche la vocazione all’imprenditorialità come soluzione lavorativa dopo aver svolto il necessario apprendistato in azienda. Non possiamo permetterci di perdere imprese sane soltanto perché manca il ricambio. In un Paese che deve fare i conti con una popolazione sempre più anziana e con sempre meno giovani, aiutare la trasmissione delle imprese significa difendere capacità produttiva, occupazione e futuro dei territori”.
ATIGIANATO: LO SGUARDO DI ANDREA NAVARINI, PRESIDENTE DEL GRUPPO GIOVANI ARTIGIANI DEL TRENTINO
Come anticipato, tra i settori più colpiti dalla congiuntura descritta nel report della Cna c’è l’artigianato, con sempre meno giovani disposti ad intraprendere determinati percorsi lavorativi e di conseguenza una grande difficoltà nel dare continuità ad imprese artigiane anche storiche, che senza successione rischiano di scomparire.
Ma quali sono oggi gli ostacoli che rendono difficile il passaggio di un’impresa da una generazione all’altra? E quali strumenti servono per evitare che attività sane scompaiano perché non trovano qualcuno disposto a raccoglierne il testimone? Ne abbiamo parlato con Andrea Navarini, presidente dei Giovani Imprenditori Artigiani del Trentino di Confartigianato, partendo proprio dai numeri che descrivono l’invecchiamento del tessuto imprenditoriale e dalle richieste che il mondo dell’artigianato rivolge alla politica.
Presidente Navarini, quanto è serio oggi il problema del ricambio generazionale nel mondo dell’artigianato e cosa dicono i vostri dati?
Il ricambio generazionale è una criticità strutturale del sistema produttivo nazionale. Oltre un’impresa su tre, in Italia, presenta squilibri generazionali significativi. Come emerge dal report dell’Associazione Artigiani del Trentino, a cura del responsabile dell’Area Studi Claudio Filippi, l’artigianato è tra i segmenti più esposti: parliamo di imprese piccole, familiari e radicate nei territori. Il passaggio riguarda la trasmissione di saperi, professionalità e identità produttiva. Per il Trentino è una leva strategica di sviluppo: il tessuto artigiano è centrale, oltre che per il suo peso economico, anche per la garanzia di occupazione e coesione territoriale. Negli ultimi vent’anni, in Trentino, l’invecchiamento imprenditoriale è stato significativo. La quota di titolari e soci artigiani over 50 è cresciuta di 20 punti, passando dal 29% al 49%.
Molte imprese si stanno preparando alla successione, quale scenario si prospetta per quelle che non possono contare su una continuità familiare?
La maggioranza delle imprese, quasi il 60%, non ha predisposto alcun piano di successione. Tra chi lo ha fatto, meno di un’impresa su cinque lo ha formalizzato. Quello che si prospetta è quindi uno scenario di incertezza, specialmente tra chi non prevede una continuità familiare: tra gli over 65, il 42% è propenso alla cessazione.
Che cosa significa concretamente trasmettere un’impresa artigiana e quali sono le difficoltà maggiori nel passaggio tra chi lascia e chi subentra?
I fattori immateriali sono la forza dell’artigianato: la qualità della produzione, l’esperienza, le competenze e le relazioni di mercato sono il cuore dell’artigianato, ma sono strettamente legate alla figura del titolare. Questo “capitale immateriale” non si trasferisce con un atto notarile: richiede tempo, affiancamento tra nuova e vecchia generazione e percorsi di supporto strutturati. Mettersi d’accordo sul valore è la parte più difficile: per chi esce è una vita di lavoro, per chi entra è un grosso debito da sostenere per tanti anni.
Che cosa chiedono quindi le imprese artigiane e quale ruolo può avere l’Associazione?
Non sussidi sparsi, ma strumenti pratici sui quali poter fare affidamento: supporto fiscale, stima del valore dell’azienda, sostegno economico al subentro, formazione, supporto legale e nella ricerca di successori. In questo emerge il ruolo chiave dell’Associazione come mediazione tra l’impresa e la parte politica, con il compito strategico di intercettare, orientare, integrare, collegare e rendere accessibile.
Il passaggio generazionale deve quindi diventare una priorità anche per la politica?
La complessità del passaggio generazionale supera la capacità di intervento dei singoli imprenditori artigiani e non può essere considerata una questione privata interna, da lasciare all’iniziativa del singolo imprenditore. Occorre riconoscere il passaggio generazionale come una priorità di politica economica territoriale.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link







