Le analisi bancarie sulle Agenzie Viaggi stanno diventando uno strumento sempre più utilizzato dall’Agenzia delle Entrate. Lo Studio Benedetti Commercialisti è specializzato nella gestione fiscale e nel contenzioso delle Agenzie Viaggi e dei Tour Operator e sta assistendo imprese del settore che ricevono inviti a fornire documenti e chiarimenti sui propri movimenti finanziari.
Negli ultimi mesi stiamo rilevando una particolare intensificazione di queste richieste da parte delle Direzioni Provinciali della Regione Toscana. Analoghe iniziative stanno però interessando anche Direzioni Provinciali di altre Regioni.
Il punto è importante. L’invito dell’Agenzia delle Entrate non deve essere sottovalutato. Non significa, però, che l’Agenzia abbia già accertato ricavi non dichiarati.
Significa che è stata individuata una anomalia finanziaria che l’Ufficio vuole approfondire. La risposta del contribuente diventa quindi fondamentale.
Analisi bancarie: perché l’Agenzia delle Entrate controlla i conti
L’Agenzia delle Entrate dispone di una grande quantità di informazioni sui rapporti finanziari dei contribuenti.
Gli intermediari finanziari comunicano infatti all’Anagrafe Tributaria le informazioni previste dalla normativa. Questi dati confluiscono nell’Archivio dei rapporti finanziari.
La Legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi 682 e seguenti, ha rafforzato la possibilità di utilizzare queste informazioni nell’attività di analisi del rischio fiscale.
L’Agenzia può incrociare i dati finanziari con le altre informazioni presenti nell’Anagrafe Tributaria. L’obiettivo è individuare posizioni che presentano caratteristiche considerate potenzialmente anomale o a maggiore rischio di evasione.
Il D.M. 28 giugno 2022 ha disciplinato le modalità di trattamento dei dati utilizzati per queste attività. La normativa prevede anche l’utilizzo di tecnologie, elaborazioni e interconnessioni tra banche dati per individuare criteri di rischio. (RGS)
L’analisi, quindi, non nasce necessariamente da una verifica già avviata in senso tradizionale.
Può partire da un confronto automatico o informatizzato tra diverse informazioni.
Cosa può far emergere l’analisi dei rapporti finanziari
In termini semplici, l’Agenzia può chiedersi:
- quanto denaro è transitato sui conti;
- quali sono stati gli accrediti;
- quali sono stati i versamenti;
- quali rapporti finanziari risultano intestati al contribuente;
- quali informazioni risultano dagli intermediari finanziari;
- quale reddito è stato dichiarato;
- quali ricavi risultano dalle dichiarazioni fiscali;
- quali altre informazioni patrimoniali e reddituali sono presenti nell’Anagrafe Tributaria.
L’obiettivo è individuare eventuali incoerenze tra flussi finanziari e dati dichiarativi.
È importante però comprendere una distinzione fondamentale.
Un movimento bancario non coincide necessariamente con un ricavo.
Questa affermazione è particolarmente importante nel settore delle Agenzie Viaggi.
L’invito dell’Agenzia delle Entrate: un esempio concreto
Nei documenti che abbiamo esaminato, l’Agenzia delle Entrate richiama espressamente le attività di analisi del rischio basate sull’Archivio dei rapporti finanziari.
L’Ufficio evidenzia una presunta incoerenza tra le somme accreditate sui rapporti finanziari intestati al contribuente e i dati reddituali e dichiarativi disponibili.
Da questa differenza l’Ufficio ipotizza un possibile rischio fiscale.
L’invito chiede quindi al contribuente di indicare la natura delle somme affluite sui rapporti finanziari e fornire documentazione idonea a giustificare l’incongruenza.
Questo è il passaggio centrale.
L’Agenzia non si limita a dire che esiste una differenza.
Chiede al contribuente di spiegare quella differenza.
Un invito non è ancora un accertamento
È importante non confondere i diversi momenti della procedura.
Un invito a fornire dati, notizie e documenti è una fase istruttoria.
L’Ufficio sta chiedendo elementi per comprendere la situazione.
La documentazione fornita può quindi dimostrare che le somme rilevate:
- non rappresentano ricavi;
- sono già state contabilizzate;
- rappresentano incassi per conto di terzi;
- derivano da trasferimenti finanziari;
- sono finanziamenti o apporti;
- sono rimborsi;
- sono somme di natura patrimoniale;
- derivano da operazioni già tassate;
- hanno altra natura che deve essere documentata.
La fase istruttoria può quindi concludersi senza alcuna contestazione.
Ma non bisogna commettere l’errore opposto.
Una richiesta dell’Agenzia delle Entrate deve essere gestita come una vera attività difensiva.
Perché la risposta deve essere tempestiva
Gli inviti possono prevedere termini molto brevi.
Nei casi esaminati, l’Agenzia ha richiesto la presentazione o la trasmissione della documentazione entro 15 giorni dal ricevimento. L’atto indica inoltre specifiche modalità per la trasmissione della documentazione.
Questo aspetto sta creando difficoltà soprattutto alle Agenzie Viaggi.
Ricostruire diversi anni di movimenti bancari richiede tempo.
Occorre spesso recuperare:
- estratti conto;
- contabili bancarie;
- ricevute POS;
- movimenti delle carte di credito;
- fatture;
- ricevute;
- documentazione delle pratiche;
- contratti;
- corrispondenza con clienti e fornitori;
- documentazione relativa a Tour Operator e vettori;
- prospetti contabili;
- registrazioni IVA;
- mastrini;
- prima nota;
- eventuali riconciliazioni.
Una risposta improvvisata può quindi essere incompleta.
E l’incompletezza può diventare un problema.
Cosa succede se non si risponde
La normativa attribuisce particolare importanza agli inviti dell’Amministrazione finanziaria.
Nel documento analizzato l’Agenzia richiama espressamente l’art. 32 del D.P.R. 600/1973 e avverte che i documenti, i dati e le notizie non esibiti o non trasmessi in risposta all’invito possono non essere successivamente utilizzabili a favore del contribuente, sia nella fase amministrativa sia in quella contenziosa.
Lo stesso invito richiama inoltre la possibilità di procedere alla determinazione induttiva del reddito e indica, per la mancata presentazione nei termini, una sanzione amministrativa da 250 a 2.000 euro, ai sensi dell’art. 11, comma 1, lettera c), del D.Lgs. n. 471/1997.
La giurisprudenza ha sottolineato la funzione di dialogo preventivo di questi strumenti. La risposta serve anche a consentire al contribuente di chiarire la propria posizione prima dell’eventuale instaurazione del contenzioso. (Def Finanze)
Per questo motivo non è opportuno aspettare.
L’invito deve essere analizzato immediatamente.
Agenzie Viaggi: perché il confronto bancario può essere fuorviante
Qui emerge la peculiarità del settore turistico.
Una Agenzia Viaggi non è necessariamente un’impresa che incassa denaro che rappresenta integralmente i propri ricavi.
Questo è particolarmente evidente nell’attività di intermediazione.
L’agenzia può ricevere dal cliente una somma destinata, in tutto o in parte, a un altro soggetto.
Può quindi incassare:
- il prezzo di un pacchetto venduto da un Tour Operator;
- il prezzo di un biglietto aereo;
- il prezzo di un biglietto ferroviario;
- il corrispettivo di una crociera;
- il prezzo di un soggiorno alberghiero;
- somme destinate a strutture ricettive;
- servizi di trasporto;
- servizi accessori;
- altri servizi turistici.
Successivamente queste somme vengono riversate ai relativi fornitori.
L’agenzia trattiene la propria commissione o provvigione, secondo le condizioni contrattuali.
Il conto corrente diventa quindi, in molti casi, un vero e proprio collettore finanziario.
Il problema del semplice confronto “banca contro dichiarazione”
Immaginiamo un’agenzia che nel corso dell’anno riceva dai clienti 1.000.000 euro.
Se l’agenzia opera prevalentemente come intermediario e riversa 930.000 euro ai fornitori, non è corretto concludere automaticamente che:
1.000.000 euro di accrediti bancari = 1.000.000 euro di ricavi dell’agenzia.
La differenza è sostanziale.
Il modello economico può essere, in termini semplificati:
Incasso dal cliente → pagamento al fornitore → commissione dell’Agenzia Viaggi.
Il dato bancario fotografa il primo passaggio.
La fiscalità deve invece considerare la natura dell’operazione.
Questo è uno dei motivi per cui un’analisi finanziaria standardizzata deve essere necessariamente interpretata alla luce dell’attività concretamente esercitata.
Agenzia Viaggi e regime 74-ter: attenzione alla diversa logica fiscale
La situazione è ancora più delicata quando l’agenzia opera con il regime speciale IVA previsto dall’art. 74-ter del D.P.R. 633/1972.
In questo caso il semplice confronto tra:
incassi bancari → ricavi dichiarati → differenza
può essere particolarmente fuorviante.
Nel regime 74-ter la disciplina IVA dei pacchetti turistici segue una logica specifica.
Il prezzo pagato dal cliente non può essere semplicemente assimilato al margine economico dell’operatore.
È quindi indispensabile comprendere:
- quale sia il ruolo contrattuale dell’agenzia;
- chi vende il servizio al cliente;
- in nome e per conto di chi viene effettuata l’operazione;
- se l’operazione rientra nel regime 74-ter;
- se l’agenzia opera invece in regime IVA ordinario;
- quali somme siano destinate ai fornitori;
- quali somme rappresentino commissioni;
- quali documenti siano stati emessi;
- come l’operazione sia stata contabilizzata.
La corretta qualificazione dell’operazione viene quindi prima della semplice riconciliazione numerica.
Le richieste dell’Agenzia sono spesso standardizzate
Il problema che stiamo osservando è un altro.
Le richieste dell’Agenzia delle Entrate possono essere costruite partendo da criteri di analisi del rischio applicati in modo standardizzato.
È comprensibile.
L’Amministrazione deve gestire grandi quantità di dati e utilizzare strumenti capaci di selezionare le posizioni da approfondire.
Ma una Agenzia Viaggi ha un modello finanziario particolare.
Un elevato volume di incassi può essere fisiologico.
E può non corrispondere a un analogo volume di ricavi.
Questo non significa che la richiesta dell’Agenzia sia illegittima.
Significa che la risposta deve contestualizzare correttamente il dato finanziario.
L’obiettivo non deve essere semplicemente “giustificare il conto corrente”.
Deve essere spiegare all’Ufficio perché quei movimenti sono coerenti con il modello di business dell’impresa.
Il vero lavoro: costruire una riconciliazione finanziaria
La risposta efficace richiede spesso una vera e propria attività di ricostruzione.
Per esempio, occorre poter rappresentare:
| Movimenti finanziari | Natura |
|---|---|
| Incassi clienti | Incassi per pratiche turistiche |
| Riversamenti a Tour Operator | Somme destinate al fornitore |
| Pagamenti a compagnie aeree | Acquisto/riversamento servizi |
| Pagamenti a strutture ricettive | Costi o somme per conto del fornitore |
| Commissioni | Ricavo dell’Agenzia |
| Rimborsi | Movimenti da non assimilare automaticamente a ricavi |
| Trasferimenti tra conti | Movimenti finanziari interni |
| Finanziamenti/apporti | Movimenti di natura finanziaria |
| Altri accrediti | Da analizzare singolarmente |
Non sempre sarà possibile ricostruire ogni singolo movimento.
Ma occorre costruire una spiegazione coerente, documentata e verificabile.
Il problema dei gestionali incompleti
Questo è un punto molto importante nel settore.
Molte Agenzie Viaggi non dispongono di un software gestionale completo.
Altre lo utilizzano solo per una parte delle pratiche.
Altre ancora utilizzano:
- Excel;
- prospetti interni;
- report dei Tour Operator;
- sistemi di prenotazione;
- estratti conto delle carte;
- documentazione cartacea;
- più sistemi informatici contemporaneamente.
Può quindi accadere che il totale delle pratiche presenti nel gestionale non coincida perfettamente con il totale dei movimenti finanziari.
Questo non significa automaticamente che esistano ricavi non dichiarati.
Può significare semplicemente che il sistema di rilevazione delle pratiche è incompleto.
Oppure che alcune pratiche sono state registrate solo parzialmente.
Oppure che alcuni incassi sono confluiti su carte di credito o altri rapporti finanziari.
Oppure che esistono movimenti finanziari che non rappresentano vendite.
È una situazione abbastanza diffusa nel settore.
Ed è proprio per questo che una risposta costruita utilizzando esclusivamente il gestionale può essere insufficiente.
Non bisogna cercare la “quadratura perfetta” a tutti i costi
Un errore frequente è cercare di far coincidere artificialmente ogni numero.
La ricostruzione deve invece essere corretta e trasparente.
Se il contribuente dispone di una documentazione completa, è possibile costruire una riconciliazione dettagliata.
Se la documentazione è parziale, bisogna dichiararlo e spiegare come sono stati ricostruiti i dati.
In alcuni casi sarà necessario procedere per categorie.
In altri sarà possibile effettuare una riconciliazione analitica.
In altri ancora sarà opportuno ricostruire il flusso finanziario attraverso più fonti documentali.
La qualità della risposta dipende quindi dalla capacità di conoscere il settore e leggere i numeri nel loro contesto.
Come deve essere preparata la risposta all’Agenzia delle Entrate
A nostro avviso, la risposta dovrebbe essere costruita secondo una sequenza precisa.
1. Analizzare attentamente l’invito
Prima di tutto occorre capire:
- quale anno d’imposta è interessato;
- quali rapporti finanziari sono stati considerati;
- quali importi risultano;
- quale incoerenza è stata individuata;
- quali documenti vengono richiesti;
- quale termine è stato assegnato.
2. Ricostruire i movimenti finanziari
Occorre analizzare conti correnti, carte e altri rapporti interessati.
Non basta guardare il saldo.
Occorre comprendere la natura degli accrediti.
3. Incrociare banca e contabilità
Successivamente si confrontano i movimenti con:
- contabilità;
- fatture;
- registri IVA;
- prima nota;
- mastrini;
- dichiarazioni fiscali.
4. Ricostruire le pratiche
Per una Agenzia Viaggi occorre poi entrare nel merito dell’attività.
Bisogna ricostruire, per quanto possibile:
cliente → pratica → fornitore → incasso → pagamento → commissione/margine → documento fiscale.
5. Predisporre una memoria esplicativa
Questo passaggio è spesso decisivo.
Non è sufficiente inviare centinaia di pagine di estratti conto.
Occorre aiutare il funzionario a capire l’impresa.
La memoria dovrebbe spiegare:
- quale attività svolge l’agenzia;
- quali sono i principali modelli di vendita;
- quali sono i principali fornitori;
- come vengono incassate le somme;
- come vengono riversate;
- quali sono le commissioni;
- quali operazioni sono in regime ordinario;
- quali operazioni sono soggette al 74-ter;
- perché i flussi finanziari non possono essere letti come ricavi lordi dell’agenzia.
E se l’Agenzia non accetta le spiegazioni?
La fase istruttoria può avere diversi sviluppi.
L’Ufficio può:
- ritenere sufficienti le spiegazioni;
- chiedere ulteriore documentazione;
- convocare nuovamente il contribuente;
- effettuare ulteriori approfondimenti;
- contestare alcune movimentazioni;
- procedere con un avviso di accertamento.
Nel caso di un accertamento, la questione entra in una fase diversa.
Diventa necessario valutare:
- la ricostruzione effettuata dall’Ufficio;
- le presunzioni utilizzate;
- la documentazione disponibile;
- la motivazione dell’atto;
- la corretta applicazione delle norme fiscali;
- l’eventuale maggiore IVA;
- le imposte dirette;
- interessi;
- sanzioni.
A quel punto può essere valutata anche la possibilità di definire la controversia o di proporre ricorso tributario, secondo le circostanze concrete.
La fase istruttoria iniziale è quindi importante anche in prospettiva contenziosa.
La risposta all’invito è già attività di difesa
Questo è il concetto che vogliamo sottolineare.
Non bisogna aspettare l’avviso di accertamento per iniziare a difendersi.
La difesa può iniziare molto prima.
Una risposta ben costruita può:
- evitare equivoci;
- spiegare le caratteristiche dell’attività;
- documentare la provenienza delle somme;
- ridurre il rischio di ulteriori contestazioni;
- evitare che l’Ufficio interpreti come ricavi somme che ricavi non sono;
- prevenire un eventuale accertamento o limitarne l’oggetto.
La giurisprudenza ha riconosciuto proprio la funzione preventiva degli strumenti istruttori previsti dall’art. 32 del D.P.R. 600/1973. (Def Finanze)
Perché una Agenzia Viaggi dovrebbe rivolgersi a uno specialista del settore
Una risposta a un’analisi finanziaria non è soltanto un lavoro di raccolta documenti.
È un lavoro di interpretazione fiscale e contabile del modello di business.
Per una Agenzia Viaggi bisogna conoscere:
- intermediazione;
- pacchetti turistici;
- regime 74-ter;
- regime IVA ordinario;
- Tour Operator;
- vettori;
- compagnie di navigazione;
- strutture ricettive;
- commissioni;
- provvigioni;
- incassi per conto terzi;
- carte di credito;
- sistemi di prenotazione;
- gestionali turistici.
Senza questa conoscenza, il rischio è quello di limitarsi a confrontare due numeri.
Incassi bancari da una parte. Ricavi dichiarati dall’altra.
Ma il settore turistico non può essere letto in questo modo.
Studio Benedetti: assistenza alle Agenzie Viaggi nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate
Lo Studio Benedetti Commercialisti, specializzato in Agenzie Viaggi, Tour Operator e settore Turismo su tutto il territorio nazionale, assiste le imprese che ricevono richieste di chiarimenti, inviti e attività istruttorie da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Il nostro intervento può comprendere:
- analisi dell’invito ricevuto;
- analisi dei rapporti finanziari interessati;
- ricostruzione dei flussi bancari;
- verifica della contabilità;
- analisi delle pratiche turistiche;
- riconciliazione tra incassi e operazioni;
- individuazione delle somme che non rappresentano ricavi;
- analisi delle operazioni di intermediazione;
- verifica del corretto trattamento IVA;
- verifica delle operazioni in regime 74-ter;
- predisposizione di prospetti riepilogativi;
- predisposizione di una memoria tecnica da trasmettere all’Agenzia delle Entrate;
- assistenza nei successivi rapporti con l’Ufficio;
- valutazione delle eventuali contestazioni e delle successive strategie difensive.
Il valore aggiunto non è soltanto ricostruire i numeri.
È spiegare quei numeri all’Agenzia delle Entrate nella corretta prospettiva.
Una memoria ben costruita può spiegare, con un linguaggio chiaro anche a chi non conosce le dinamiche delle Agenzie Viaggi, perché un determinato volume di movimenti finanziari è fisiologico per l’attività esercitata.
Conclusioni: prima di giustificare i numeri, bisogna capire il business
Le nuove attività di analisi del rischio basate sull’Archivio dei rapporti finanziari aumentano la capacità dell’Amministrazione finanziaria di individuare situazioni considerate potenzialmente anomale.
Per le Agenzie Viaggi questo richiede particolare attenzione.
Il volume degli incassi bancari può essere molto elevato.
Ma il volume degli incassi non coincide necessariamente con il reddito dell’agenzia.
Questo vale soprattutto per l’intermediazione.
E vale anche quando il modello contabile comprende operazioni soggette al regime speciale IVA 74-ter.
La nostra esperienza ci porta quindi a una conclusione precisa.
Non bisogna limitarsi a rispondere alla richiesta dell’Agenzia delle Entrate. Bisogna costruire una risposta che permetta all’Ufficio di comprendere il modello di business dell’Agenzia Viaggi.
È questo il lavoro che svolgiamo nello Studio Benedetti Commercialisti Specializzati in Agenzie Viaggi e Tour Operator: conoscere le regole, ricostruire i dati, prevenire contestazioni, ridurre il rischio di maggiore IVA e maggiore imposizione fiscale e dare all’imprenditore la tranquillità di affrontare anche una richiesta dell’Amministrazione finanziaria con una documentazione precisa, ordinata e difendibile.
Per approfondire i temi della gestione fiscale e contabile delle Agenzie Viaggi è possibile consultare anche i contenuti specialistici di Studio Benedetti Commercialisti e TravelFocus.
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