11.36 – mercoledì 2 settembre 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Bari
GDF BARI: BILANCIO TRIENNALE DEI RISULTATI CONSEGUITI, IN SINERGIA CON LA GUARDIA DI FINANZA, IN TEMA DI AGGRESSIONE AI PATRIMONI ILLECITI.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ha elaborato un report finalizzato a presentare i risultati delle attività di aggressione ai patrimoni di illecita provenienza ottenuti, nell’ultimo triennio, in stretta sinergia con il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Bari, attraverso cui si è perseguito l’obiettivo di garantire risposte tempestive alle istanze di giustizia del territorio e contrastare con determinazione la criminalità, sia diffusa che organizzata.
L’analisi, in particolare, muove dal valore dei sequestri richiesti/effettuati da questa Procura e disposti/convalidati dal Giudice competente – in fase di indagini preliminari o nell’alveo di procedimenti di prevenzione – nei principali ambiti operativi del Corpo, ammontanti, nel periodo agosto 2023 – agosto 2026, a oltre 355 milioni di euro.
Il dato complessivo, per consentirne una più analitica lettura, è stato ripartito per tipologia di condotte delittuose, con evidenza delle principali operazioni concluse dalle articolazioni investigative del citato Comando Provinciale.
Partendo dal segmento del contrasto alle frodi fiscali e agli illeciti in materia di spesa pubblica (evasione iva indebite compensazioni crediti fiscali – fatture false – truffe su bonus edilizi), sono stati disposti sequestri per un ammontare di 162,4 milioni di euro, cui hanno contribuito, principalmente, le seguenti operazioni:
“Opus” (anno 2023), che ha disvelato un redditizio e ben collaudato sistema di somministrazione illecita di manodopera nel settore della logistica. Lo schema prevedeva il ricorso da parte di importanti realtà aziendali a società “serbatoio”, perlopiù cooperative, cui venivano integralmente appaltati i servizi di trasporto, con l’obiettivo di abbattere il costo della manodopera. Le cooperative, caratterizzate da un ciclo di vita breve e in rapporto di monocommittenza, dopo aver accumulato ingenti debiti tributari, scomparivano per essere sostituite da altre che ereditavano dalle prime sia i lavoratori dipendenti sia gli incarichi di affidamento dei medesimi appalti. In tale contesto è stato adottato un provvedimento di sequestro di beni per un valore di circa 62 milioni di euro, relativi all’I.V.A. applicata ai contratti di appalto indebitamente detratta dai clienti.
“Bianco di Facciata” (anno 2023), in materia di indebito utilizzo del c.d. “bonus facciate” da cui è emersa l’esistenza di un pernicioso sistema fraudolento, gravitante intorno alla figura di un imprenditore della provincia di Verona, rappresentante legale di due società operanti nel settore edile, una delle quali deteneva nel proprio cassetto fiscale crediti di imposta inesistenti per oltre 11 milioni di euro.
In tale ambito, accertata la totale “fittizietà” delle prestazioni generatrici delle agevolazioni fiscali, questa Procura ha emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, poi convalidato dal G.I.P. del locale Tribunale, finalizzato alla successiva confisca di disponibilità finanziarie, quote societarie e compendi aziendali, per un valore di circa 20 milioni di euro.
“Crisalide” (anno 2024) che ha disarticolato una rete di ditte individuali, costituite da un soggetto altamurano, emittenti fatture false (c.d. “cartiere” di “primo” e “secondo” livello), con l’obiettivo di consentire ai committenti interessati di abbattere il proprio “carico impositivo” mediante una indebita riduzione della base imponibile dichiarata ai fini delle imposte dirette e indirette.
Le risultanze investigative hanno condotto all’emissione da parte del competente G.I.P. di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di n. 10 soggetti (n. 4 in carcere e n. 6 agli arresti domiciliari), nonché di un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, per un valore complessivo di 5,3 milioni di euro.
“Bonus delivery” (anno 2024), riferita a un sofisticato meccanismo di frode architettato da un commercialista del capoluogo il quale aveva creato i presupposti per l’utilizzo presso l’Agenzia delle entrate di crediti d’imposta, di fatto inesistenti, a fronte di lavori di ristrutturazione (superbonus 110%, bonus facciate) asseritamente effettuati, ma privi di riscontro, in danno di ignari contribuenti.
Le attività si sono concluse con l’adozione di un provvedimento di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 22 milioni di euro riconducibili a 4 persone fisiche indagate e 6 persone giuridiche segnalate per le ipotesi di responsabilità amministrativa degli Enti.
“Pacco di sale” (anno 2025), attraverso cui è stata disarticolata l’operatività di un sodalizio criminoso con base nella provincia barese responsabile dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti quantificate in oltre 10 milioni di euro. Il modus operandi consisteva nell’utilizzo di aziende cartiere che emettevano fatture nei confronti di società con effettiva consistenza aziendale ma che provvedevano alla restituzione in contante delle somme alle società clienti trattenendo per il servizio reso una percentuale pari all’I.V.A. in fattura del 22%.
Le indagini hanno consentito l’adozione da parte del G.I.P. competente di un provvedimento di sequestro per un valore di oltre 4,8 milioni di euro nei confronti di n. 17 persone fisiche e n. 3 persone giuridiche.
Nel comparto del contrasto alla criminalità economica e finanziaria e ai reati contro la pubblica amministrazione (corruzione – turbativa d’asta – bancarotte), nel periodo considerato, sono stati adottati provvedimenti cautelari reali per un importo di circa 19,7 milioni di euro. In proposito, si segnalano come degne di menzione:
l’operazione che ha riguardato la “ASL Bari” (anno 2024), che ha portato all’adozione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di n. 10 persone, tra cui n. 3 pubblici ufficiali in organico presso l’Azienda Sanitaria Locale di Bari, e di sequestro di somme di denaro contante per un importo complessivo di oltre 400 mila euro, nonché gioielli e beni di lusso, costituenti il prezzo e/o il profitto dei reati contestati. Le investigazioni hanno fatto emergere un sistema diffuso di corruzione all’interno dell’ASL barese, in un quadro inquietante di collusione e mercificazione seriale della funzione pubblica, rivelatore dell’esistenza di una devianza patologica e sistematica delle procedure amministrative di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti nella sanità pubblica a danno della finanza pubblica e a scapito della qualità e dei servizi ospedalieri e assistenziali.
l’operazione “Antrum” (anno 2026) che ha consentito di portare alla luce molteplici e ripetute condotte di bancarotta fraudolenta commesse dagli amministratori di n. 5 società facenti parte del medesimo gruppo imprenditoriale. In tale ambito, il G.I.P. presso il Tribunale di Bari ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo delle quote di capitale di una società, del valore nominale di euro 7.376.000,00, riconducibile a una nota famiglia imprenditoriale barese attiva nel settore delle costruzioni.
l’operazione “Kairos” (anno 2025), condotta nei confronti di un un’associazione per delinquere, con base operativa a Bari, dedita all’esercizio abusivo di attività finanziaria attraverso società di diritto estero, sempre riconducibili agli indagati, con sede in alcuni Paesi comunitari, nonché all’autoriciclaggio dei proventi illeciti, conclusasi con l’adozione da parte del competente G.I.P. di un provvedimento di sequestro relativo a profitti illeciti per oltre 6,2 milioni euro.
l’attività di indagine in ordine ai reati di peculato e autoriciclaggio, riferita a condotte appropriative di denaro pubblico per finalità private commesse in danno dell’Agenzia Regionale del Turismo della Regione Puglia (c.d. PUGLIAPROMOZIONE). In tale contesto è stato ricostruito un collaudato sistema di gestione illecita delle risorse economiche amministrate dai citati Enti connotato da gravi irregolarità, che si è tradotto nella sistematica distrazione di denaro pubblico a beneficio dei pubblici ufficiali indagati ovvero dei loro familiari. Gli elementi acquisiti nel corso delle investigazioni hanno condotto all’emissione da parte del G.I.P. competente di quattro decreti di sequestro preventivo per complessivi 2,6 milioni di euro.
Per quanto concerne il versante del contrasto alla criminalità organizzata le attività di indagine concluse hanno consentito di adottare provvedimenti relativi a misure cautelari reali per oltre 152 milioni di euro, di cui circa 63 milioni di euro derivanti dall’esecuzione di misure di prevenzione patrimoniali. I principali contesti investigativi risultano:
l’operazione “Mari e Monti” (anno 2024), nell’ambito della quale le investigazioni patrimoniali hanno consentito di emettere un provvedimento di sequestro “per sproporzione” relativo a beni di ingiustificata provenienza nei confronti di un soggetto socialmente pericoloso gravato da numerosi precedenti per reati di Associazione di tipo mafioso, Produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, nonché nei confronti di altri n. 46 soggetti contigui a un noto clan malavitoso, per circa 6,5 milioni di euro.
l’operazione “Mercato” (anno 2026), relativa a un’organizzazione facente capo a un gruppo societario riconducibile a un noto imprenditore locale, affiliato a uno storico clan barese che, in ipotesi d’accusa, avrebbero instaurato un regime di sostanziale monopolio nel settore dei giochi e delle scommesse e consentito il riciclaggio di ingenti proventi illeciti. Gli elementi raccolti hanno condotto all’emissione, nel luglio 2026, di un’ordinanza del G.I.P. che ha disposto misure cautelari personali nei confronti di n. 23 soggetti, e reali, per un ammontare complessivo di oltre 63 milioni di euro, nei confronti di n. 79 soggetti.
l’attività di prevenzione condotta nei confronti di un soggetto, pluripregiudicato cerignolano, coinvolto in diverse rapine ai danni di istituti di credito e assalti ai portavalori, attraverso cui è stato possibile adottare un provvedimento di sequestro di beni (un salone da parrucchiere, una palestra di boxe e disponibilità liquide) di valore sproporzionato rispetto alle consistenze patrimoniali dichiarate per un importo di oltre 600 mila euro.
Gli strumenti del codice antimafia sono stati applicati anche a contesti diversi dalla criminalità organizzata. E’ il caso dell’operazione “Lama bianca” (anno 2025) condotta nei confronti di due fratelli ritenuti socialmente pericolosi in quanto responsabili di reati di truffa ai danni dello Stato i quali, avvalendosi di prestanome, avevano accumulato un ingente patrimonio consistente nella disponibilità di capitali, numerosi immobili di pregio siti in note località turistiche, compendi aziendali e attività commerciali, oggetto di un provvedimento di sequestro anticipato finalizzato alla confisca “per sproporzione” per un valore di circa 38,5 milioni di euro.
Per concludere, nel comparto della tutela del mercato e dei consumatori (frodi in commercio – contraffazione), si sono registrati provvedimenti di sequestro per un totale di circa 21 milioni di euro. Tra i provvedimenti eseguiti spicca un sequestro in materia di sicurezza prodotti di beni pericolosi per i consumatori, poiché riportanti indicazioni mendaci in relazione alla qualità/quantità del prodotto, per un valore di oltre 9 milioni di euro.
I significativi risultati sopra riepilogati, che presentano un andamento in costante crescita nel corso degli anni considerati, valorizzano la specificità e la professionalità della Guardia di Finanza e costituiscono ulteriore testimonianza del costante sforzo profuso da questo Ufficio nel contrasto a ogni forma di criminalità e a tutela dell’economia legale e del libero mercato. Ciò nel presupposto che il sequestro di patrimoni illeciti, detenuti in Italia o all’estero – pure sotto forma di “beni rifugio” – assume un valore anche sociale, poiché consente di rifondere nelle casse dello Stato le ricchezze accumulate nel tempo dalla criminalità reimmettendole nel circuito dell’economia legale a beneficio della collettività.
Si ricorda che alcuni dei procedimenti sopra richiamati si trovano nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi sin qui acquisiti, nonché la stessa misura cautelare, hanno natura provvisoria. La misura cautelare è fondata su un giudizio di mera probabilità (gravi indizi di colpevolezza) e non costituisce in alcun modo accertamento di responsabilità.
Le persone sottoposte alle indagini non possono essere indicate come colpevoli fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili, come stabilito dall’art. 27, secondo comma, della Costituzione e dagli artt. 115-bis c.p.p. e 2 del d.lgs. 8 novembre 2021, n. 188. Esse hanno diritto di formulare le proprie difese e di chiedere il riesame della misura nelle sedi competenti.
Occorre inoltre tenere distinti i diversi piani dell’ipotesi investigativa, della contestazione, della decisione cautelare e dell’accertamento definitivo della responsabilità: solo quest’ultimo, eventuale e successivo, potrà affermare la colpevolezza.
Si rammenta, ai sensi dell’art. 114 c.p.p. e dell’art. 5 del d.lgs. 20 febbraio 2006, n. 106, che non è consentita la riproduzione del testo dell’ordinanza applicativa della misura cautelare personale fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Questo Ufficio confida nella collaborazione degli organi di informazione affinché la notizia sia diffusa con il linguaggio sobrio e non colpevolista imposto dalla legge, senza l’impiego di denominazioni o espressioni lesive della presunzione di innocenza e senza diffusione di immagini di persone sottoposte a restrizione della libertà.
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