L’Osservatorio CRIF sulle imprese mostra la crescita del credito alle imprese del Turismo del +7%, il tasso di default al 4,5% e i pagamenti puntuali fermi al 23,4% delle aziende italiane.
La ristorazione con il tasso più elevato al 5,6% e le imprese con ritardi nei pagamenti raggiungo il 78,4%; settore Turismo si posiziona nella fascia di rischio medio tra difficoltà per trasporto aereo e costi energetici.
Nei primi mesi del 2026 il turismo italiano ha consolidato il proprio trend di crescita in termini di arrivi, sia per quanto riguarda la domanda interna che la presenza internazionale, confermando l’Italia tra le destinazioni più attrattive d’Europa.
La crescita del comparto è confermata anche dall’andamento delle erogazioni creditizie. Infatti, nel periodo che va da aprile 2025 a marzo 2026, gli importi dei finanziamenti concessi alle Società di Capitali del Turismo sono cresciuti di circa il 7% rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, però, il settore continua a mostrare un profilo di rischio elevato. A fine 2025, il tasso di default delle Società di Capitali del Turismo si è infatti attestato al 4,5%, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto al 4,6% registrato un anno prima ma ben superiore al dato nazionale (3,3%). Anche l’analisi dei pagamenti commerciali evidenzia un profilo di rischio superiore delle imprese del comparto turistico rispetto alla media nazionale.
Queste sono alcune delle evidenze dell’Osservatorio CRIF sulle Imprese che ha dedicato un focus al Turismo, settore molto importante per l’economia italiana e che comprende ristorazione, bar, strutture alberghiere e agenzie di viaggio.
“L’analisi del settore turistico restituisce una duplice fotografia. Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, che continuano a mantenersi su livelli superiori alla media nazionale. Nonostante l’andamento favorevole registrato nei primi mesi del 2026, permangono le criticità strutturali del settore. A ciò si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e crescenti tensioni geopolitiche, fattori che stanno assumendo un peso sempre più rilevante nelle valutazioni del rischio di credito delle imprese. Guardando ai prossimi mesi, le previsioni indicano un ulteriore incremento dei tassi di default del comparto turistico entro fine anno, seppur con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane”, ha commentato Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings.
Le analisi condotte da CRIF sul patrimonio informativo del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC evidenziano che, nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026, gli importi dei finanziamenti erogati alle Società di Capitali del settore turistico sono aumentati di circa il 7% rispetto ai 12 mesi precedenti, registrando una crescita sostanzialmente in linea con quella rilevata sul totale delle società di capitali italiane. L’andamento delle erogazioni conferma il momento favorevole attraversato dal comparto, le cui prospettive di ulteriore crescita nel corso del 2026 potrebbero continuare a sostenere la domanda di credito da parte delle imprese del settore.
A fine 2025 il settore turistico ha registrato un tasso di default delle società di capitali pari al 4,5%, valore sostanzialmente in linea con i dodici mesi precedenti. Nonostante questa stabilità, il comparto continua a collocarsi tra i più rischiosi a livello nazionale, con livelli di default superiori alla media delle Società di Capitali italiane, pari al 3,3%.
L’analisi del rischio creditizio dei micro-settori evidenzia ancora una volta un panorama eterogeneo. In particolare, i servizi di ristorazione continuano a presentare il tasso di default più elevato del comparto turistico, attestandosi al 5,6% a fine 2025. Diversamente dagli altri micro-settori, la ristorazione ha evidenziato un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente, mentre gli altri segmenti del comparto hanno seguito il trend di lieve crescita osservato a livello nazionale.
Le analisi evidenziano per il settore Turismo un posizionamento nella fascia di rischio medio, risultante dalla valutazione dei principali fattori di esposizione del comparto, tra cui la dipendenza dai trasporti, la sensibilità ai costi energetici, il ruolo della filiera agroalimentare e l’intensità delle relazioni con i mercati internazionali. Il posizionamento riflette una vulnerabilità prevalentemente indiretta. Il Turismo si colloca, infatti, a valle di una catena economica ampia e fortemente interconnessa, risultando quindi esposto agli effetti degli shock geopolitici lungo le filiere che ne sostengono l’operatività.
Tra i principali canali di trasmissione del rischio figura il trasporto aereo. Le tensioni internazionali stanno esercitando pressioni sul prezzo e sulla disponibilità di carburante, sulle rotte, sui costi assicurativi e sull’operatività dei vettori.
L’esposizione del turismo italiano a questo canale di rischio è particolarmente significativa, data la forte dipendenza del settore dai flussi internazionali che sono influenzati dall’efficienza e dall’accessibilità dei collegamenti aerei. In questo contesto, eventuali aumenti dei costi di trasporto possono frenare la propensione alla prenotazione, soprattutto per i viaggi a medio-lungo raggio, o indurre i consumatori a orientarsi verso destinazioni più vicine e convenienti.
Un secondo elemento di attenzione riguarda l’energia. Le attività ricettive e della ristorazione presentano, infatti, un’esposizione significativa ai costi energetici, legata alla gestione degli immobili, alla climatizzazione, all’illuminazione, alla conservazione degli alimenti e, più in generale, alla continuità operativa delle strutture. Gli attuali rialzi delle quotazioni energetiche possono comprimere i margini delle imprese, soprattutto in un comparto costituito prevalentemente da piccoli operatori e caratterizzato da una forte competizione.
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