Fisco, meno tasse e più reddito disponibile: la strategia del governo per sostenere famiglie e ceto medio


Dal taglio del cuneo fiscale alla riduzione dell’Irpef, dalla detassazione degli aumenti contrattuali agli interventi per famiglie e lavoratori. La politica economica del governo Meloni prova a concentrare una parte crescente delle risorse disponibili su un obiettivo: aumentare il reddito netto che rimane nelle tasche degli italiani e difendere il potere d’acquisto, messo a dura prova negli ultimi anni prima dall’impennata dell’inflazione e poi dalle tensioni internazionali sui prezzi dell’energia.

A rivendicare i risultati raggiunti sono Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d’Italia, e Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, intervenuti a Maratea per “Bar Italia”, il tour estivo di FdI. Il punto di partenza è una stima della Cgia di Mestre: considerando le ultime quattro leggi di bilancio, il beneficio netto riconducibile agli interventi fiscali a favore delle famiglie supera i 33 miliardi di euro. La Cgia calcola in realtà in 45,7 miliardi l’effetto complessivo delle misure, che scende a 33,3 miliardi una volta sottratte le risorse già previste dai governi precedenti e gli interventi temporanei.

Il primo pilastro è stato il taglio del cuneo fiscale, progressivamente trasformato da intervento temporaneo a misura strutturale, con l’obiettivo di alleggerire il prelievo sui redditi da lavoro medio-bassi. A questo si è aggiunta la revisione dell’Irpef: prima l’accorpamento degli scaglioni con aliquota al 23% fino a 28 mila euro, poi, con la legge di Bilancio 2026, la riduzione dal 35 al 33% dell’aliquota applicata allo scaglione tra 28 mila e 50 mila euro. Una scelta che sposta progressivamente l’attenzione verso quel ceto medio che nei prossimi anni, secondo FdI, dovrà diventare il principale destinatario delle ulteriori riduzioni fiscali.

«Chi guadagna duemila euro al mese non è un ricco, come sostiene la sinistra. Vogliamo tagliare le tasse per tutti. Nelle prossime leggi di bilancio ci concentreremo sul ceto medio», sottolinea Filini. Il deputato di FdI insiste soprattutto sulla necessità di trasformare la crescita nominale degli stipendi in un effettivo incremento del reddito disponibile. Da qui anche la scelta di intervenire sui rinnovi contrattuali, dopo anni nei quali numerosi comparti della pubblica amministrazione avevano accumulato forti ritardi.

La manovra 2026 ha rafforzato questa impostazione introducendo un regime fiscale agevolato al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, per i lavoratori entro determinati limiti di reddito, e una tassazione favorevole anche per premi di produttività, lavoro notturno e festivo e alcune componenti del trattamento accessorio. Filini ricorda gli effetti dei rinnovi nei diversi comparti, citando aumenti medi che arriverebbero a 380 euro per gli infermieri e a 412 euro per gli insegnanti, oltre agli incrementi per forze di polizia e dipendenti delle Funzioni centrali e locali.

L’obiettivo è quello di evitare che una parte troppo consistente degli aumenti salariali venga assorbita dal fisco. Ed è in questo quadro che Osnato rilancia anche le prossime possibili tappe: ampliare fino a 60 mila euro lo scaglione oggi tassato al 33% e lavorare all’ipotesi di un’imposta sostitutiva al 10% sulle tredicesime. Si tratta, in questo caso, di obiettivi politici indicati da FdI per le prossime leggi di bilancio, non ancora di misure approvate.

Accanto al fisco sul lavoro c’è poi il capitolo degli aiuti alle famiglie. Nel 2026 è stato rafforzato il bonus mamme, passato da 40 a 60 euro mensili per le lavoratrici con almeno due figli e redditi entro 40 mila euro; sono stati potenziati alcuni congedi, rifinanziata la Carta “Dedicata a te” da 500 euro per i nuclei con Isee fino a 15 mila euro e modificato il calcolo dell’Isee aumentando la quota del valore della prima casa esclusa dall’indicatore. Restano inoltre il bonus ristrutturazioni al 50% per la prima abitazione e il bonus mobili fino a 5 mila euro.

Una politica che punta quindi meno sui grandi bonus generalizzati e più su riduzioni fiscali e interventi mirati. Ed è proprio qui che Filini marca la distanza rispetto alla stagione del Superbonus, definito «uno scandalo indicibile che ci costa 40 miliardi all’anno». «Ogni centesimo degli italiani è stato invece da noi investito nello sviluppo e nella difesa del potere d’acquisto», sostiene il deputato.

I dati sul reddito reale mostrano alcuni segnali positivi, anche se il quadro resta condizionato dall’inflazione. Secondo l’Istat, nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,4% e il potere d’acquisto dello 0,9%. Nel primo trimestre del 2026 il reddito disponibile è cresciuto ancora dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti e, tenendo conto dell’andamento dei prezzi, il potere d’acquisto è salito dello 0,8% su base congiunturale. Il recupero, dunque, c’è, anche se l’Istat avverte che la nuova accelerazione dell’inflazione nel corso del 2026 potrebbe tornare a comprimere i redditi reali.

La fotografia complessiva è più articolata di quanto suggerisca il solo dato sulla pressione fiscale. La stessa Cgia evidenzia che nel 2025 la pressione fiscale complessiva è salita al 42,8%, ma attribuisce l’aumento soprattutto alla crescita dell’occupazione e quindi della base contributiva, ai rinnovi salariali e al maggiore prelievo concentrato su grandi imprese, banche e assicurazioni. Parallelamente, secondo l’Ufficio studi dell’associazione, il carico fiscale direttamente riconducibile alle famiglie è stato alleggerito per oltre 33 miliardi.

A questo si aggiunge il recupero dell’evasione. Nel 2025 l’attività di contrasto ha portato nelle casse pubbliche 36,2 miliardi di euro, l’8,4% in più rispetto all’anno precedente. È su questo fronte che Osnato insiste su un cambio di approccio: «Il contribuente non è un delinquente ma una persona con cui collaborare e a cui offrire tutte le opportunità per regolarizzare la posizione». Una filosofia che il presidente della commissione Finanze collega alla riforma fiscale portata avanti dal governo.

La sfida ora è consolidare il recupero del potere d’acquisto mentre tornano pressioni sui prezzi e sul costo dell’energia. La linea indicata da Fratelli d’Italia è quella di proseguire sulla strada seguita finora: meno imposte sul lavoro, più convenienza per aumenti salariali e produttività, sostegni maggiormente selettivi alle famiglie e una nuova riduzione dell’Irpef concentrata sul ceto medio. Una strategia che punta a trasformare la crescita dell’occupazione e delle retribuzioni in qualcosa di più immediatamente percepibile: più reddito netto in busta paga.


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