le simulazioni. Fino a 213 euro in più al mese


Roma, 11 settembre 2026 – Il nuovo aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea rischia di frenare la ripresa del credito in Italia, proprio mentre nei primi sette mesi del 2026 i finanziamenti complessivi sono saliti di circa 13 miliardi di euro.

L’aumento dei tassi della Bce e l’impatto sulle famiglie

Il recente intervento di politica monetaria della Banca Centrale Europea ha portato il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, segnando un rialzo di 0,25 punti percentuali. Questa nuova stretta rischia di far salire i tassi d’interesse applicati dalle banche e di rendere sensibilmente più onerosi i finanziamenti, interrompendo la fase di progressiva riduzione del costo del credito che aveva caratterizzato i mesi precedenti. L’aumento dei tassi incide direttamente sulla sostenibilità economica dei bilanci familiari. Se il tasso medio sui finanziamenti dovesse salire dal 3% al 4,50%, l’impatto sul portafoglio delle famiglie per l’accensione di un nuovo mutuo da 150.000 euro si tradurrebbe in un incremento della rata mensile compreso tra i 106,16 euro e i 127,62 euro, a seconda dell’orizzonte temporale fissato nel piano di ammortamento.

Simulazione degli aumenti sulle rate dei mutui

Per comprendere la portata degli aumenti nel caso di un passaggio dei tassi al 4,50%, basta vedere come l’impatto varia sensibilmente in base alla durata e all’importo del prestito. Su un mutuo da 150.000 euro, la rata mensile aumenta di 106 euro su 10 anni, 112 euro su 15 anni, 117 euro su 20 anni, 122 euro su 25 anni e 128 euro su 30 anni.

Su base annua, la maggiore spesa per questa stessa cifra equivale a 1.274 euro in 10 anni, 1.339 euro in 15 anni, 1.405 euro in 20 anni, 1.469 euro in 25 anni e 1.531 euro in 30 anni.

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Cambiano le rate dei mutui a tasso variabile

Per importi inferiori, come ad esempio un mutuo da 50.000 euro, l’aumento mensile varia da un minimo di 35 euro (su 10 anni) a un massimo di 43 euro (su 30 anni), traducendosi in un incremento annuo compreso tra 425 euro e 510 euro. Per un prestito da 100.000 euro, il rincaro mensile va da 71 a 85 euro, pari a un aggravio annuale da 849 a 1.021 uro.

Su un mutuo da 200.000 euro la differenza mensile oscilla tra i 142 euro per una durata di 10 anni e i 170 euro per 30 anni, comportando una maggiore spesa annua compresa tra 1.699 euro e 2.042 euro. Infine, per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento mensile spazia da 177 euro fino a 213 euro, spingendo il costo extra su base annua da un minimo di 2.123 euro a un massimo di 2.552 euro.

La ripresa dell’immobiliare

Nonostante la prospettiva di tassi più alti, il mercato dei mutui per l’acquisto della casa è in piena espansione. Dopo la contrazione registrata nel 2023, quando lo stock si era attestato a 424,65 miliardi di euro, la tendenza si è invertita in modo consistente. Nel 2024 il totale è salito a 426,22 miliardi, per poi toccare quota 440,52 miliardi a fine 2025 e raggiungere i 449,68 miliardi di euro a luglio 2026. L’incremento registrato nei soli primi sette mesi del 2026 sfiora i 9,16 miliardi di euro (+2,1%), a riprova del fatto che l’interesse degli italiani verso l’investimento immobiliare si era ormai ampiamente consolidato.

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L’aumento dei tassi della Bce peserà sulle spese delle famiglie italiane

Considerando la globalità dei finanziamenti concessi alle famiglie (comprendente mutui, credito al consumo e altri prestiti), nei primi sette mesi del 2026 lo stock complessivo è salito da 683,89 miliardi a 696,81 miliardi di euro, segnando una crescita globale dell’1,9% con 12,92 miliardi di euro erogati in più. L’evoluzione evidenzia una forte progressione costante nel tempo: lo stock totale era infatti pari a 670,42 miliardi di euro nel 2023, sceso lievemente a 667,97 miliardi nel 2024, prima di riprendere quota nel 2025. Se la quota maggiore dell’aumento in termini assoluti spetta ai mutui casa, la crescita percentuale più marcata riguarda il credito al consumo, che sale da 131,17 miliardi a 135,78 miliardi con un rialzo del 3,5% (+4,61 miliardi). Diminuiscono al contrario gli altri prestiti personali non finalizzati, scesi da 112,19 miliardi a 111,34 miliardi di euro (-0,8%), a dimostrazione di come le famiglie ricorrano al credito in modo selettivo, indirizzandosi principalmente sull’acquisto di immobili e beni di consumo.

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Il costo degli acquisti a rate

A luglio 2026, secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, il tasso medio applicato sul credito al consumo è stato pari all’8,68%. Nell’eventualità di un rialzo dei tassi verso la soglia del 9,50%, l’acquisto a rate di beni e servizi registrerebbe un incremento significativo dei costi complessivi. Per comprare uno smartphone da 850 euro finanziato in due anni la rata mensile salirebbe a 39 euro, portando il costo totale a 937 euro con 87 euro di interessi. Un televisore da 1.200 euro da estinguere in tre anni richiederebbe 38 euro al mese, per una spesa complessiva di 1.384 euro e 184 euro di interessi. Per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni la rata sarebbe di 15 euro al mese, traducendosi in 882 euro totali (+182 euro di interessi). Salendo di importo, un viaggio da 5.000 euro da pagare in quattro anni comporterebbe un versamento mensile di 126 euro, portando il totale a 6.030 euro (+1.030 euro di interessi). L’impatto più pesante riguarda l’acquisto di un’automobile da 20.000 euro finanziata in sei anni: con una rata di 365 euro al mese, il prezzo finale raggiungerebbe i 26.316 euro, generando 6.316 euro di interessi totali che aumentano il costo base del 31,6%.

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L’allerta della Fabi

Sull’argomento è intervenuto il segretario generale del sindacato dei bancari Fabi, Lando Maria Sileoni, sottolineando l’importanza strategica di salvaguardare il mercato del credito: “Il ritorno alla crescita del credito alle famiglie è un segnale positivo che non va sottovalutato perché dimostra che dopo una lunga fase di difficoltà si è rimesso in moto un meccanismo importante per l’economia del Paese.

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Christine Lagarde, presidente dalla Banca Centrale Europea

Il rialzo deciso dalla Bce – ha sottolineato il segretario – arriva proprio mentre questa ripresa si sta consolidando e sarà quindi necessario valutarne con attenzione gli effetti nei prossimi mesi. Contrastare l’inflazione è fondamentale, perché l’aumento dei prezzi riduce il potere d’acquisto, ma allo stesso tempo occorre evitare che il costo del denaro diventi un freno per le famiglie che vogliono acquistare una casa o finanziare progetti e consumi. La ripresa del credito che si è consolidata negli ultimi mesi va preservata: una nuova fase di rialzo dei tassi cambia lo scenario e rischia di incidere sulle scelte delle famiglie proprio quando mutui e finanziamenti sono tornati a crescere. Le banche italiane sono solide e hanno dimostrato negli ultimi anni di saper accompagnare famiglie e imprese anche nelle fasi economiche più complesse. Sarà importante che continuino a farlo – ha concluso Sileoni – mantenendo un’offerta di credito capace di sostenere l’economia reale. Il credito deve continuare a rappresentare uno strumento per sostenere i progetti delle famiglie, i consumi e la crescita del Paese”.


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