A partire da settembre 2026 sono iniziati i lavori per la sostituzione dei 24 banchi dell’ortofrutta. Durante i lavori, i commercianti sono stati temporaneamente spostati nell’area della Casaria, liberata appositamente.
L’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga ha ribadito recentemente, intervistato dal Gazzettino, l’intenzione di collegare esercenti e commercianti, creando sinergie tra chi vende prodotti freschi e chi li trasforma in cucina. L’obiettivo è rendere il mercato non solo un luogo di acquisto, ma anche di incontro e di esperienza gastronomica.
Intanto, motivandola con la contrazione della domanda tradizionale e con l’aumento dei flussi turistici, la Giunta ha approvato una delibera che consente ai banchi di ortofrutta di vendere anche prodotti come spezie, frutta secca imbustata e riso sottovuoto.
Da sempre cuore commerciale e simbolico dei veneziani. Rialto col suo mercato dove ogni mattina ci si approvvigiona dell’alimentare. Ma il declino demografico della città storica imprime i suoi effetti anche sul mercato. Sempre meno banchi alimentari ma sempre più turisti che si aggirano a vedere cosa i veneziani fanno al mercato. Sui banchi tradizionali compaiono da tempo, e sempre più, souvenir alimentari di prodotti provenienti da non si sa dove presidiati fino a sera da una schiera di venditori che si sa da dove vengono. Tutti extra europei a guardia di merci secche preconfezionate che qualcuno ha affidato loro. Paghe da fame per prodotti senza valore. Ma serve a presidio dei luoghi.
Per i veneziani questo è il declino, per altri è la manna. Spazi che si vuotano di veneziani vuol dire spazi che si riempiono di turisti.
Ci troviamo ai piedi delle Fabriche Nove di Rialto, storico edificio di recente svuotato dall’ex tribunale che ha riunito le sue attività a Piazzale Roma. Ideale congiungimento della Giustizia di due città distinte, distanti ma interdipendenti, su tutto.
Per Rialto una occasione per ripensare al ruolo dello storico cuore urbano. Quel che manca non sono gli spazi ma le idee: come reinterpretare funzioni compatibili per una città come Venezia? Possibile pensare a Rialto come luogo di produzioni immateriali legate alla tradizione storico artistica veneziana, ma concepite per l’epoca del digitale? Di certo per contenuti di creatività.

Su questo però la nuova amministrazione non smentisce la precedente. Anzi ne enfatizza la impostazione. Non un vero “piano” per il futuro di Rialto quello che emerge dalla nuova amministrazione, bensì dei nuovi “pianini” declinati per la lobby dei plateatici in concessione. Quella che procede accaparrandosi ogni spazio pubblico per trasformare i luoghi della storia in luoghi di dell’alimentare. Sempre di massa. Dal cervello alla pancia.
Questa la logica che, nella nuova amministrazione, sempre il medesimo assessore ai pubblici esercizi continua a esercitare in perfetta continuità col passato. Interpreta il duplice ruolo di diretto rappresentante e protagonista egli stesso della spritz economy veneziana. Quella che provvede ad allietare i palati dei visitatori che di giorno, e ancor più di notte, garantiscono quella forma di vita urbana che in Rialto ha uno dei suoi epicentri. Nota per aver prodotto il vuoto abitativo dell’intera area.
Al posto dei banchi da frutta, ormai abbandonati dalla desertificazione demografica, nuovi ristoranti in una apparente logica di suggestiva simbiosi locale tra vendita e consumo degli alimentari. Una formula che ha già provveduto a convertire tanta parte dei tradizionali bar in ristoranti. Non più caffè e bibite ma solo pasti standard proposti con la suggestione della cucina tradizionale ma prodotti col metodo industriale. Assai più redditizio.
Qualcosa che si sposa benissimo con la riorganizzazione in atto della intera filiera di pubblici esercizi organizzati secondo la catena di successo. “Locatore dell’immobile-investitore per equipaggiamento- gestore di esercizio-lavoratore extra comunitario, sottopagato!”. Un modello di rendite ben organizzato e facilmente associabile alle filiere di catering standardizzato di massa, prodotto in terraferma.

È la risposta più efficace al turismo di massa dei visitatori di giornata per i quali è richiesta la disponibilità di occupazione dello spazio urbano. Ed è qui che intervengono i “pianini”, non sinonimo di lentezza ma di astuzia amministrativa. Uno strumento in progressione con cui lo spazio pubblico dei plateatici diviene componente essenziale del processo produttivo di servizi turistici. Commisurati alle folle in città storica. Una visione della città come moltiplicatore di profitti, misurati per metro quadro di superfici di plateatico progressivamente trasformate in pubblico esercizio commerciale.
Mentre alla superficie coperta degli immobili di abitazione in città corrisponde una correlata organizzazione dell’economia ricettiva, alla superficie scoperta dei plateatici corrisponde una equivalente forma di economia ristorativa.
Messe insieme le due cose rincorrono e strutturano l’offerta che la città propone al turismo di massa contemporaneo. Comunque dato sempre in crescita. Un pezzo per volta. Con costanza e con pazienza, ora tocca a Rialto. Del resto, se i veneziani se ne vanno qualcuno dovrà pure prendere il loro posto. Venezia non è mica una città morta! Semmai imbalsamata.
Un pezzo alla volta was last modified: Settembre 10th, 2026 by
Un pezzo alla volta
ultima modifica: 2026-09-10T19:52:44+02:00
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