Turismo, più credito ma pagamenti ancora in affanno


Nei primi mesi del 2026 il turismo italiano ha consolidato la crescita degli arrivi, sostenuta sia dalla domanda interna sia dai flussi internazionali, confermando l’Italia tra le destinazioni più attrattive d’Europa. L’espansione si riflette anche nell’aumento dei finanziamenti alle imprese, ma restano elementi di fragilità, con un rischio creditizio e commerciale superiore alla media nazionale.

È il quadro che emerge dall’Osservatorio Crif sulle imprese, che ha dedicato un approfondimento al turismo, comprendendo nell’analisi ristorazione, bar, strutture alberghiere e agenzie di viaggio.

“L’analisi del settore turistico – commenta Luca D’Amico, ceo di Crif Ratings – restituisce una duplice fotografia. Da un lato emerge un comparto dinamico, che vede una domanda ancora in crescita e un incremento del credito erogato; dall’altro persistono elementi di fragilità sotto il profilo del rischio creditizio e commerciale, che continuano a mantenersi su livelli superiori alla media nazionale. Nonostante l’andamento favorevole registrato nei primi mesi del 2026, permangono le criticità strutturali del settore. A ciò si aggiunge un contesto internazionale caratterizzato da elevata incertezza e crescenti tensioni geopolitiche, fattori che stanno assumendo un peso sempre più rilevante nelle valutazioni del rischio di credito delle imprese. Guardando ai prossimi mesi, le previsioni indicano un ulteriore incremento dei tassi di default del comparto turistico entro fine anno, seppur con una crescita attesa più contenuta rispetto a quella prevista per il complesso delle imprese italiane”.

Finanziamenti in aumento

L’analisi dei dati del Sistema di informazioni creditizie Eurisc mostra che, tra aprile 2025 e marzo 2026, gli importi dei finanziamenti erogati alle società di capitali del turismo sono aumentati di circa il 7% rispetto ai dodici mesi precedenti. Una crescita sostanzialmente in linea con quella registrata dall’insieme delle società di capitali italiane. Le prospettive di ulteriore sviluppo del comparto nel 2026 potrebbero continuare a sostenere la domanda di credito.

Il tasso di default delle società di capitali del turismo è passato dal 4,6% di fine 2024 al 4,1% del secondo trimestre 2025, per risalire al 4,5% a fine anno. Il valore resta superiore a quello dell’insieme delle società di capitali italiane, il cui indicatore è sceso dal 3,1% di fine 2024 al 3% di metà 2025, prima di raggiungere il 3,3% a dicembre.

Le differenze tra i segmenti rimangono significative. La ristorazione presenta il tasso di default più elevato, al 5,6% a fine 2025. Il dato è inferiore di 0,2 punti percentuali al 5,8% di un anno prima, ma superiore al 5,1% registrato nel secondo trimestre.

Nei servizi di alloggio, l’indicatore è passato dal 2,1% di fine 2024 all’1,9% di metà 2025, per chiudere l’anno al 2,4%. Per agenzie di viaggio, tour operator e attività connesse, il tasso è rimasto all’1,5% tra fine 2024 e il secondo trimestre 2025, salendo poi all’1,8% a dicembre.

Scarsa puntualità

Anche lo Studio Pagamenti di Cribis, società del gruppo Crif specializzata nelle business information, conferma le difficoltà già emerse nell’edizione precedente. A giugno 2026 soltanto il 23,4% delle imprese turistiche pagava puntualmente i fornitori, contro il 42% dell’insieme delle imprese italiane, comprendente ditte individuali, società di persone e società di capitali.

Il 19,1% delle aziende del comparto registrava ritardi superiori a 30 giorni, rispetto al 12,6% nazionale. I pagamenti oltre i 90 giorni interessavano il 6,5% delle imprese turistiche, contro il 4,4% della media italiana.

La ristorazione risulta il segmento più in difficoltà anche su questo fronte. Le imprese con ritardi nei pagamenti rappresentano il 78,4%, contro il 67,3% dei servizi di alloggio e il 65,8% delle agenzie di viaggio. I ritardi superiori a 90 giorni riguardano il 7,1% delle attività di ristorazione, il 2,8% delle strutture di alloggio e il 4,8% delle agenzie.

I fattori di rischio

Sul settore pesa inoltre il rischio geopolitico, analizzato attraverso il Geopolitical Risk Index di Crif Ratings, che considera le relazioni internazionali, gli scambi commerciali e i meccanismi di trasmissione del rischio tra settori.

Il turismo si colloca nella fascia di rischio medio, con una vulnerabilità prevalentemente indiretta. A determinarla sono la dipendenza dai trasporti, la sensibilità ai costi energetici, il ruolo della filiera agroalimentare e i rapporti con i mercati internazionali. Gli shock geopolitici si trasmettono infatti lungo le filiere che sostengono l’operatività delle imprese.

Uno dei principali canali è il trasporto aereo. Le tensioni internazionali esercitano pressioni sul prezzo e sulla disponibilità del carburante, sulle rotte, sui costi assicurativi e sull’attività dei vettori. La forte dipendenza dai flussi internazionali rende il turismo italiano particolarmente sensibile all’efficienza e all’accessibilità dei collegamenti.

L’aumento dei costi di trasporto può frenare le prenotazioni, soprattutto sul medio-lungo raggio, oppure orientare i viaggiatori verso destinazioni più vicine e convenienti. Un eventuale stimolo alla domanda domestica potrebbe però compensare solo in parte cali rilevanti degli arrivi dall’estero.

Un secondo fattore riguarda i costi energetici, ai quali ricettività e ristorazione sono esposte per la gestione degli immobili, la climatizzazione, l’illuminazione, la conservazione degli alimenti e la continuità operativa delle strutture. I rincari possono comprimere i margini, soprattutto in un comparto composto prevalentemente da piccoli operatori e caratterizzato da una forte concorrenza.

Un’ulteriore vulnerabilità deriva dalla filiera agroalimentare. Eventuali shock sui prezzi degli input agricoli e alimentari possono trasferirsi rapidamente sui costi degli operatori, con effetti più accentuati sulla ristorazione, che presenta già livelli di rischio superiori agli altri segmenti.

Guida la Lombardia

Secondo i dati di Margò, la piattaforma Crif di marketing intelligence, il settore analizzato comprende circa 417mila imprese, distribuite tra servizi di ristorazione, con circa 324mila aziende, servizi di alloggio, con 76mila, e agenzie di viaggio, con 17mila. Prevalgono le ditte individuali, pari al 44%, seguite dalle società di capitali, al 33%, e dalle società di persone, al 22%.

Nel Sud e nelle Isole si concentra il 36% delle imprese. A livello regionale, la Lombardia registra la quota maggiore, pari al 13%, seguita da Lazio, con l’11,5%, e Campania, con il 10,3%.

Tags: , , , ,


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.