Caro energia, stangata sul turismo


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Il caro energia torna a colpire anche il turismo italiano. Alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari devono infatti fare i conti con bollette sempre più pesanti, capaci di ridurre i margini e di mettere sotto pressione la capacità di investimento delle imprese.

A fotografare l’impatto dei rincari è l’Osservatorio Confimprenditori. Secondo la rilevazione, nel trimestre estivo le bollette sono aumentate fino al 48,5% per gli alberghi e al 47,6% per la ristorazione. In media, per il comparto turistico, gli incrementi si attestano attorno al 40%, mentre in alcuni casi superano il 50%.

Numeri che riportano il caro energia al centro delle preoccupazioni delle imprese. Il rischio, secondo Confimprenditori, è duplice: da una parte le aziende potrebbero essere costrette a comprimere margini e investimenti, dall’altra gli aumenti potrebbero finire per riflettersi sui prezzi pagati dai consumatori.

Caro energia, alberghi in prima linea: 4 mila euro in più

A sostenere l’impatto maggiore sono le strutture ricettive. Un albergo tipo da 45 camere, secondo i dati dell’Osservatorio Confimprenditori, ha visto la spesa energetica del trimestre giugno-agosto passare da 8.250 euro a 12.250 euro.

L’aumento è quindi di 4 mila euro, pari al 48,5%. Una crescita che pesa direttamente sulla redditività delle attività. Del resto, strutture ricettive e alberghi concentrano consumi importanti tra climatizzazione, illuminazione, produzione di acqua calda e servizi destinati agli ospiti.

Il problema emerge con particolare forza durante la stagione di maggiore attività. Proprio quando aumenta la domanda, infatti, crescono anche le necessità energetiche delle imprese. Di conseguenza, una bolletta più elevata può erodere rapidamente il vantaggio derivante da un periodo caratterizzato da una forte presenza di clienti.

Caro energia anche nei ristoranti: aumento del 47,6%

La situazione non appare molto diversa per la ristorazione. L’uso continuo di cucine elettriche, celle frigorifere e impianti di climatizzazione ha determinato un forte incremento della spesa energetica.

Per un’attività tipo, il costo trimestrale è salito da 2.100 euro a circa 3.100 euro. L’aggravio raggiunge quindi mille euro e corrisponde a un aumento del 47,6%. Anche gli stabilimenti balneari registrano rincari rilevanti, sebbene più contenuti, con incrementi compresi tra il 35% e il 40%.

Il quadro delineato da Confimprenditori mostra dunque una pressione diffusa sull’intero comparto. Per approfondire altre notizie e aggiornamenti sul tema è possibile consultare la sezione economia di Notizie Plus.

Il sistema energetico italiano e il peso del gas

Secondo Confimprenditori, il problema non dipende soltanto dall’andamento contingente dei prezzi. L’organizzazione individua infatti una componente strutturale nel sistema energetico nazionale.

La forte dipendenza dal gas per la produzione di elettricità espone l’Italia a costi che, secondo l’associazione, risultano quasi doppi rispetto a Francia e Spagna. La criticità si manifesta soprattutto nelle ore serali. In quella fascia cala la produzione da fonti rinnovabili e aumenta il ricorso alle centrali a gas.

Si tratta, inoltre, di un momento della giornata nel quale alberghi e ristoranti concentrano una parte consistente dei propri consumi. Per questa ragione, l’aumento delle bollette energia assume un peso ancora maggiore per le imprese turistiche.

Credito d’imposta contro il caro energia: la proposta di Confimprenditori

Per contrastare gli extracosti, Confimprenditori chiede un intervento immediato al Governo. La proposta prevede un credito d’imposta pari ad almeno il 30% degli extracosti energetici sostenuti dalle imprese turistiche tra giugno e agosto 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025.

La misura dovrebbe attivarsi quando l’incremento del prezzo medio dell’energia supera il 30% su base annua. Secondo l’associazione, questa soglia sarebbe stata ampiamente oltrepassata durante i mesi estivi.

L’effetto, secondo le stime fornite, sarebbe immediatamente quantificabile. Nel caso dell’albergo tipo da 45 camere, il credito consentirebbe di recuperare 1.200 euro attraverso l’F24. L’aggravio effettivo della bolletta scenderebbe così da 4 mila a 2.800 euro.

Per le sole imprese turistiche, Confimprenditori stima un costo complessivo della misura pari a 156,6 milioni di euro, considerando un’aliquota del 30%.

A spiegare la posizione dell’organizzazione è Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori. «Le imprese del turismo stanno sostenendo un aggravio di costi che non è sempre giustificato dal reale andamento dei prezzi del gas sui mercati europei», dichiara Ruvolo.

Il presidente dell’associazione chiede quindi un intervento capace di dare «ossigeno ad alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari», prima che gli aumenti si trasferiscano sui prezzi al consumo o mettano in difficoltà le imprese più piccole.

Caro energia e turismo, il rischio per prezzi, investimenti e occupazione

La preoccupazione riguarda ora le conseguenze dei rincari sull’intera filiera. Le imprese potrebbero scegliere di trasferire almeno una parte dei maggiori costi sui prezzi finali. In alternativa, potrebbero assorbirli internamente, riducendo però margini e risorse disponibili per nuovi investimenti.

Secondo Stefano Ruvolo, non si può chiedere alle aziende turistiche di sostenere da sole aumenti di questa portata. Il turismo, sottolinea, rappresenta uno dei motori dell’economia italiana. Per questo, una nuova emergenza energetica rischierebbe di comprimere margini, investimenti e occupazione in una fase di forte domanda.

Confimprenditori chiede quindi al Governo di aprire un tavolo tecnico con le associazioni di categoria. L’obiettivo è definire tempi, criteri e modalità di attuazione del credito d’imposta e inserire la misura nella prossima legge di bilancio.




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